Un altro modo di riciclare computer

ScreenRecycler, come dice il nome, permette di “riciclare” qualsiasi macchina in un modo a dir poco originale. Appoggiandosi su una rete locale, wifi o cablata che sia, consente infatti di usare lo schermo di una macchina secondaria come estensione di quello di una principale. Il risultato, come mostrato dal video dimostrativo, è di sicuro effetto.
Questa apparente meraviglia si appoggia su un collegamento VNC con un client di JollysFastVNC, incluso nell’installer di ScreenRecycler e gratuito per gli utenti di ScreenRecycler, da installare nella macchina che donerà lo schermo alla principale.
Come suggerito, va prestata attenzione al fatto che tutti i dati vengono trasmessi in maniera trasparente sulla rete.
Anche i seguenti client VNC sono dichiarati come compatibili: TightVNC (per Windows e Linux), VNC Navigator (per Windows), krdc (per Linux). In altre parole, come accennato, la macchina secondaria può avere sistemi diversi da Mac OS X.
I requisiti di sistema sono i seguenti sia per ScreenRecycler sulla macchina principale che per JollysFastVNC sulla secondaria: Mac OS X 10.4, 10.5, 10.6 e successivi mentre JollysFastVNC è anche accessibile sull’AppStore e per questa versione è necessaria la 10.6.6.
A questo mondo tutto (o quasi) ha un prezzo e quello di ScreenRecycler è di 23,90 euro per un uso singolo (letteralmente, in quanto serve disattivarlo per usarlo su un altro computer). La versione demo limita ogni connessione a circa 20 minuti.

Da YouTube a MP3… quasi senza mani

Ci siamo, è il momento di far innervosire i puristi del suono. Cosa c’è di qualitativamente peggio di un mp3 per gli audiofili? Un mp3 generato da un filmato caricato su YouTube!
Nella migliore delle ipotesi si tratterà del frutto di una tripla conversione audio con pessime caratteristiche sonore. La prima la effettua colui che carica il filmato, la seconda la effettua il server di YouTube e l’ultima la esegue chi scarica il filmato per attenere una traccia musicale.
Ed è proprio per quest’ultima conversione che la giovane software house MediaHuman ha concepito YouTube to MP3. È un’applicazione nata prima per Windows e poi, grazie a Qt (un toolkit C++ per lo sviluppo di applicazioni multipiattaforma), sviluppata anche per Mac OS X.
Proprio a causa di questo porting, YouTube to MP3 eredita un’interfaccia assurda, in stile Windows, ma tutto sommato efficace. È sufficiente copiare il link di YouTube del filmato da convertire e spostarsi sulla finestra unica dell’applicazione. Si può scegliere di incollare il link nell’apposita barra o incaricare il programma di acquisire automaticamente l’URL direttamente dalla memoria degli appunti e addirittura scaricare in batch autonomamente.
Al termine della conversione verrà salvato un file MP3 per ogni link nella cartella Home/Musica/Dowloaded by MediaHuman, con ottimistiche caratteristiche di massima qualità (velocità dati 320kbps) spesso sovradimensionate rispetto alla pessima fattura dei file postati sul portale (di proprietà di Google Inc.) per la condivisione dei video.
Alla fine può trattarsi di uno strumento utile ai giovanissimi che vogliono riempire di canzoni alla moda il proprio player MP3 (cellulare o iPod) da ascoltare con mediocri auricolari o peggio ancora dall’altoparlante integrato del dispositivo, ma assolutamente inadatto a chi voglia gustarsi il suo brano preferito senza rimpiangere un bel CD Audio. Discorso diverso per chi vuole scaricare il parlato per ripassare lezioni audio o ascoltare racconti, in questo caso ci si può tranquillamente rassegnare.
YouTube to MP3 richiede un Mac con processore Intel e Mac OS X 10.5 (Leopard) o successivi, è assolutamente gratuito ed il download si effettua dal sito dello sviluppatore o da questo link diretto.

Il tempo e lo spazio (e ho detto tutto)

SunGraph è un programmino tanto semplice quanto funzionale. Forse per questo motivo il suo sviluppatore Robert Urschel ha fermato l’aggiornamento del programma alla versione 9.1.1 nel lontano 2004. Va detto, a sua “discolpa”, che recentemente ha sfornato, ed aggiornato parallelamente ai firmware di sistema, una versione gratuita per iPhone con le stesse funzioni di quella Mac.
Con tre diverse visualizzazioni (SunGraph, Analemma e World View), SunGraph mostra in modo testuale o grafico un’infinità di dati riguardanti data e ora, coordinate geografiche, ora solare e legale, albe e tramonti, equazione del tempo, equinozi e solstizi, analemma (Wikipedia italiano o meglio inglese), eccetera. Ovvero si possono avere tutti questi valori sia per il tempo attuale e la nostra località (magari inserendone le coordinate geografiche se mancanti) come per qualsiasi tempo passato o futuro e ogni altra località predefinita o di cui si conoscono le coordinate. La visualizzazione WorldView ci presenta invece una proiezione del mondo raffigurante la linea del giorno, della notte e dei crepuscoli; ad esempio, l’utilizzo più bovino a cui si può prestare SunGraph prevede la riesumazione dalla cantina di un qualsiasi canterano elettronico per trasformarlo in orologio/datario/mappamondo con tanto di linea mondiale della luce (una roba da gran signori).
Per chi non ne avesse abbastanza e volesse scervellarsi ulteriormente, il Nostro ha preparato un ottimo sito su analemma ed equazione del tempo, anche quello immutato da anni.
SunGraph è disponibile per Mac OS X, iPhone, Classic e Windows ed è sempre totalmente gratuito. Va specificato che, pure volendo fare una donazione, il vile metallo non viene citato e tanto meno richiesto dal gentilissimo sviluppatore. Per i (giustamente) paranoici della sicurezza, si può aggiungere che LittleSnitch non rileva alcun tentativo di trasmissione in uscita.
Solo per dare un’idea, tutto ciò occupa 1,3 MB su Mac e 0,7 MB su iPhone.
Per chi volesse, con poche quanto brutali linee di AppleScript si può anche creare una specie di salvaschermo con la visualizzazione “World View”. La brutalità è dovuta al fatto che SunGraph è totalmente impermeabile ad AppleScript e non ha un dizionario di comandi esposti ma lo si può sempre controllare via System Events. Ovviamente però si tratta solo di una specie di salvaschermo in quanto l’immagine è più fissa che altro (ma l’effetto grafico, per non dire informativo, è spettacolare).
tell application “SunGraph” to activate
tell application “System Events”
repeat with i from 1 to 24
keystroke tab
end repeat
keystroke space
end tell

Visualizzare le molecole su Mac

Esistono ormai da diversi anni numerose applicazioni utili per la visualizzazione di molecole, sia di natura tremendamente semplice come ad esempio piccoli idrocarburi, che di natura molto più complessa come nel caso delle proteine.
Un software estremamente agevole e veloce è iMol.
Questo programma permette di visualizzare le varie molecole secondo differenti stili (es: sfere e bastoncini, sfere di Van Der Waals), ma anche secondo differenti combinazioni di colori, a seconda sia delle proprietà chimico-fisiche (es: idrofobicità) che delle strutture secondarie della molecola stessa. È possibile ruotare sia le molecole nella loro “interezza” che le differenti “strutture” che le compongono (ad esempio le differenti catene di una proteina) in maniera indipendente l’una dall’altra.
iMol supporta numerosi formati (XYZ, MOL2, HIN, CAR, ALC, BIO) oltre al più comune formato PDB (Protein Data Bank) e permette inoltre di esportare e salvare le immagini delle molecole anche come bitmap. Salvando le molecole in formato BIO è inoltre possibile conservare i dati relativi al rendering della molecola (orientamento, colori, etc.) evidenziando anche ad esempio alcuni fra i residui amminoacidici di nostro interesse.
iMol è disponibile gratuitamente per il download dal sito di Piotr Rotkiewicz, lo sviluppatore dell’applicazione, funziona con tutte le versioni di Mac OS X (dalla 10.2 alla 10.6.6) e si installa con un semplice drag and drop.

Tutti artisti! Perché no?

La software house Stone Design’s Create ha al suo attivo diverse applicazioni per Mac, fra queste iMaginator, giunta alla versione 5, e per questo credo ormai matura per il grande pubblico.
iMaginator è una raccolta di effetti per le vostre immagini, già visto? Si e no, in effetti di plug-in in giro ce ne saranno milioni, ma qui sono molti, tutti insieme, non mirati specificatamente al modo fotografico, facili da usare ed in grado di stimolare la fantasia anche di chi pensa di aver visto tutto. Non c’è bisogno di scavare nei meandri di astrusi menu che raggruppano le cose con logiche a volte sfuggevoli, e poi non vi è mai capitato di aver applicato un bell’effetto e a distanza di tempo non ricordarsene il nome?
Con iMaginator non può succedere, oltre ad essere belli tutti in ordine, si possono anche scegliere ed aggiungere ai preferiti, per velocizzare le operazioni, ma la cosa interessante è che anche andando a caso (per sperimentare un po’) è facilissimo eliminare un effetto se non gradito, anche se non è l’ultimo ad essere stato applicato. Vengono mostrati a sinistra, sotto la libreria degli effetti, tutti i plug-in applicati, come fossero su livelli separati e regolabili o eliminabili o ancora solo nascondibili. Sull’immagine all’applicazione del plug viene visualizzato il punto focale dell’effetto, centrabile secondo le esigenze con un semplice trascinamento. Ecco un’immagine di esempio realizzata con iMaginator. Volete di più? Eccolo: sono rimasto piacevolmente colpito dalla velocità dell’applicazione, anche nel salvataggio dei file.
Sì, perché se è importante che un software faccia bene il suo lavoro, è altrettanto importante che sia piacevole da usare. La mia macchina non è un razzo (iMac dual core 3.06 Mhz con 8 GB di Ram), eppure anche con immagini JPG da 8MB si va spediti meglio che con Photoshop, un plauso al programmatore! Di contro l’interfaccia, seppur molto comprensibile e pratica, non è allineata alla GUI di Snow Leopard, sembra piuttosto qualcosa di vecchio, dell’epoca almeno di Tiger.
iMaginator costa 7,99 euro sull’App Store, ma è disponibile anche una versione Trial per il download dal sito dello sviluppatore.

Le tue foto sono appena all’inizio

Ciao a tutti, oggi recensisco il programma di fotoritocco Flare. Disponibile per il download dal sito dello sviluppatore o sul Mac App Store di Apple.
Flare è uno shareware con 15 giorni di prova gratuita che per ora costa 7,99 euro, fino al 18 marzo (periodo di offerta lancio al 50%).
All’avvio del programma (localizzato solo in inglese) si presenta una finestra con l’icona del programma, che invita al trascinamento della foto da trattare.
Fatto questo, in alto trovate le modifiche preimpostate: 33, Andrea Doria, Black and White, Bleach, Brownie, Captain Proton, CCTV, Driftwood, Family Album, Folded Poster, Light Leak, LOHO, Mesochrome 160, Molga, Mr. Blue Sky, Night Life, Old View, Plastic Camera, Postcard, Scripture, Shoebox, Soft Stipple, The Great Depression e Video Transfer.
Ecco la foto originale, scattata da me a Londra, che andremo a modificare insieme.
1) Apriamo il programma.
2) Trasciniamo la foto da lavorare nella finestra principale di Flare.
3) In alto a destra premiamo Presets, li ci appaiono tutte le anteprime.
4) Scegliamone una, nel mio caso Black and White.
5) La vostra foto originale si modificherà, in basso a destra cliccate Apply.
6) Sotto la foto troverete le opzioni per poterla ruotare o ritagliare prima di salvarla. Se vi va bene così, saltate questo passo.
7) Cliccate: File > Save or Export. O Save or Export in alto a sinistra della finestra del programma.
8) Potete scegliere di salvare l’immagine come un file, di inviarla direttamente a Flickr o di spedirla via E-mail.
9) Nel mio caso la salvo come file, quindi scelgo File e clicco su Save or Export.
10) Altra schermata, dove posso scegliere nome, destinazione, numero di pixel (800, 1024, 1600 o 2400), formato (jpeg, png o tiff) e percentuale di qualità (Il valore preimpostato è al 100%) per il salvataggio.
11) Save e ecco la nostra foto.
Qua il link alla foto Black and White.
Qua il link alla foto Folded Poster.
Qua il link alla foto Postcard.
Se invece non ci bastano le modifiche preimpostate, possiamo occuparcene noi scegliendo Edit al posto di Presets (Edit è alla destra di presets) con cui sbizzarrirci con i più svariati effetti.
Una volta premuto Edit apparirà un altro menu a tendina dove troveremo: Add Effect; divisi in tre categorie:
Color effects: Esposizione, saturazione colore, filtri colore, tinta e molti altri.
Lens effects (Trad. Obiettivo della macchina fotografica): sfuocare, zoom, luce e altri.
Creative effetcs: grana, cornice, pixel e altri.
Ogni volta che ne sceglierete uno si aprirà un ulteriore menu a tendina dove modificare ulteriormente l’opzione prescelta. Il bello è che ogni volta che modificate potete vedere varie anteprime cliccando su Normal.
Per salvarle, i vari passi oramai li conoscete.
Che dire del programma?
Non è proprio un vero fotoricocco come Photoshop dove modificare singole parti selezionate, qua si può modificare solo tutto l’insieme.
Mi son piaciute le molte opzioni già preimpostate per fare delle foto simpatiche e molto velocemente. E le opzioni quasi infinite se sceglierete la modalità di editing manuale, c’è veramente da perdersi tra le funzioni che si aprono dai vari sotto menu.
Il prezzo è molto invitante, direi che vale appieno i 15,99 euro richiesti, figuriamoci ora che è scontato al 50%. Il periodo di prova di 15 giorni è un motivo in più per scaricarlo e giocarci un po’.
Vivamente consigliato!

Hard Disk 2TB Western Digital USB 2.0

Dal mese di novembre dell’anno scorso, l’arrivo di Amazon in Italia ha aperto agli utenti nostrani la possibilità di acquistare prodotti eccezionali (milioni di libri, migliaia di cd e dvd, ma anche videogiochi, elettrodomestici, software, giocattoli ed orologi) a prezzi interessanti, spesso imbattibili.
Nell’ultimo mese uno dei prodotti più gettonati è stato il Western Digital Elements Desktop HardDisk USB 2.0 nel taglio da 2TB (cod: WDBAAU0020HBK).
In effetti il prezzo di vendita (67,90 euro spedizioni incluse) vale già il solo disco rigido, se poi si conta che ha anche un box esterno, alimentatore e cavo USB, il dispositivo si fa estremamente invitante.
Abbiamo comprato il disco e siamo rimasti molto soddisfatti dell’acquisto. Si tratta di un normale hard disk esterno USB 2, compatto e essenziale. La confezione è minimale, senza sprechi, con carta ecologica (riciclata e riciclabile). L’unità misura 12,5 x 20,4 cm, è alto 3,5 cm e pesa esattamente un chilo, ha solo un led bianco posteriore per l’attività e pur non avendo un interruttore on/off il dispositivo si spegne da solo, staccando il cavo USB o spegnendo il computer. Arriva preformattato in NTFS per Windows, quindi per prima cosa va inizializzato con Utility Disco e magari partizionato in GUID.
L’amico Eugenio (co-fondatore de iMaccanici) l’ha collegato alla sua base Apple AirPort Extreme, che non spegne mai, ed ha constatato che dopo l’espulsione dal Finder il disco esterno va in stop, riducendo il consumo e preservando il disco dall’usura.
All’interno, fissato da due staffe e alcuni gommini sagomati di plastica blu, c’è un capiente drive Western Digital Caviar Green a risparmio energetico da 2TB (2000 GB a velocità variabile, Intellipower max 7200 rpm), che rispetto alle unità desktop standard riduce i consumi ed è il massimo in quanto a temperatura di esercizio ed acustica, infatti anche mettendolo “alla frusta” resta comunque tiepido, inoltre parcheggia le testine dopo 8 secondi di inattività.
Tutti vantaggi quindi? No!

Il nostro disco è un WD20EARS che ha ben 64MB di cache, ma c’è chi ha trovato solo un WD20EACS con “appena” 16MB di cache o un WD20EADS con 32MB. Insomma è questione di fortuna.
Infine chi come noi vorrà smontarlo, per utilizzarlo magari nel proprio Mac, dovrà rinunciare al riutilizzo del box esterno con un altro Hard Disk che non sia supportato dalla scheda interna del box.
Abbiamo provato a montare diversi dischi più piccoli, ma nessuno, nemmeno se prodotto dalla stessa WD ha funzionato (o non parte proprio, o richiede un’inizializzazione impossibile), tranne per un paio di Caviar Green da 1TB ed un paio di Samsung (da 1TB e da 750GB). La compatibilità con il chipset Oasis desktop 1607P è un mistero ancora irrisolto.
Inoltre per aprirlo bisogna fare attenzione (video) a non rompere le linguette di plastica. Non ci sono viti sul case, ma solo incastri. L’acquisto è comunque consigliato.

La scorciatoia delle scorciatoie

Esibirsi in scorciatoie da tastiera ignote ai più, con virtuosismi alla Rachmaninoff ed efficacia e rapidità senza pari, è un po’ il sogno o la necessità di tutti. I fortunati che devono usare principalmente solo pochi programmi, dopo qualche tempo riescono a memorizzare ed usare una grande quantità di comandi da tastiera. Al tempo stesso, chi per lavoro o diletto deve destreggiarsi tra numerose applicazioni anche complesse, diverse versioni o sistemi operativi, nonché semplicemente macchine configurate in maniera differente, rischia la confusione totale o, peggio, il richiamare in un attimo con la punta delle dita il comando “brasa disco”.
In tutto ciò viene in aiuto KeyCue della Ergonis Software, ormai alla versione 5.2 dalla 1.0 del maggio 2004, che opera dietro le quinte ma pronto a manifestarsi all’occorrenza alla sola (prolungata) pressione del tasto Mela Cmd. Appena invocato, lo schermo viene oscurato quasi in stile Kernel Panic ed appare una finestra centrale che riassume tutte le scorciatoie da tastiera disponibili in quel momento per quel programma su quella macchina. La scelta è allora tra il memorizzare quella o quelle che ci sfuggivano tornando subito ai nostri compiti oppure scorrere con il mouse per cliccare direttamente il comando cercato. In questo modo non solo KeyCue funge da promemoria per ricordare le varie scorciatoie ma anche da “stanza dei bottoni” per i vari comandi disponibili da tastiera.
Alle scorciatoie dell’applicazione attiva si aggiungono altre funzioni e le scorciatoie di sistema ovvero, ad esempio, quelle di Menù Apple, Dock, Servizi, Dashboard, Display, Exposé, Spaces, Front Row, Text Input, Screen Shots, Spotlight, Universal Access, Contrast e dello stesso KeyCue (ovvero la scorciatoia per la scorciatoia della scorciatoia delle scorciatoie…).
Le preferenze prevedono, tra l’altro, la possibilità di scelta tra vari temi e la personalizzazione della velocità di reazione e del contenuto della finestra delle scorciatoie.
I requisiti di sistema, per quanto Snow Leopard sia raccomandato, partono da Tiger (Mac OS X 10.4).
A fronte di tutto ciò, si chiedono 19,99 euro per licenza singola o 29,99 per il pacchetto famiglia (massimo di cinque componenti dello stesso nucleo).
Il consiglio personale è di non provare KeyCue dato che poi non se ne potrà fare a meno, se non altro per farlo apparire e giocherellare con l’animazione della selezione tra le varie voci.