Misuratore di pressione compatibile con iOS

Sono stato “adescato” via e-mail da Beatrice, sperando che sia almeno vero il nome, per provare e recensire questo Misuratore di Pressione Sanguigna Elettronico da Polso (compatibile con Apple & Android).
Ad un primo momento ho risposto “la ringraziamo per l’opportunità, ma il nostro sito non prevede l’inserimento di spazi pubblicitari”. Poi quando ha insistito spiegandomi che la recensione non dovesse per forza essere “parziale” e che avrei potuto tenere il prodotto per me, in cambio anche di codici sconto per la nostra famiglia de iMaccanici (che siete voi tutti che leggete) allora ho deciso di acconsentire.
Il motivo più forte però è uno soltanto: il mio vecchio misuratore di pressione si è guastato da un po’. È anche vero che ormai, grazie ad una alimentazione riveduta e allo sport non ne ho bisogno come prima, ma l’idea di poter interfacciare con il mio iPhone lo strumento mi ha incuriosito. Continua a leggere.. “Misuratore di pressione compatibile con iOS”

Macbook Retina 12”: una recensione atipica

Quella che segue è una mini-recensione fatta senza sciorinare dati tecnici, senza benchmark, senza confronti tra CPU e GPU, senza tabelle comparative e senza test all’ultimo Ghz; sono solo le impressioni sul prodotto, utilizzato quotidianamente da alcune settimane, nella nuova versione “base” rilasciata nel 2016.
Una premessa è necessaria: se ritenete, sia pure acriticamente, quale cardine dogmatico della vostra fede informatica, che un computer portatile dotato di una sola porta ”fisica” di connessione con il mondo esterno sia un abominio per definizione, siete pregati di non proseguire nella lettura, perché la cosa servirebbe solo a farvi irritare. Continua a leggere.. “Macbook Retina 12”: una recensione atipica”

Recensione del fotolibro Cewe

Siamo stati invitati da una gentile specialista di Marketing, che lavora per una nota azienda torinese, a provare gratuitamente il servizio di stampa online della Cewe, per la realizzazione di un fotolibro personalizzato. Noi abbiamo scelto di realizzare un fotolibro quadrato, formato 20,5 x20,5 cm, con copertina morbida di 28 pagine (26 stampate).
L’installazione del software è stata semplice e veloce, ma partiamo prima dalle cose negative: il programma di impaginazione è vero che è multipiattaforma (per Mac, Windows e Linux), ma non è scritto nativamente per ognuno di questi Sistemi Operativi. È, invece, un’applicazione Java con tutti i contro del caso: lenta nelle operazioni più “semplici” e completamente fuori dalle direttive Apple per quanto riguarda l’interfaccia grafica. Di conseguenza priva anche del comodo menù Aiuto Mac e davvero poco intuitiva per chi è abituato alle applicazioni tradizionalmente facili per Mac.

Dimenticando i canoni a cui siamo abituati, possiamo adeguarci dopo un po’ di tempo all’interfaccia, e trovarla anche abbastanza semplice, ciononostante completa, al tempo stesso, di molte funzioni ->
Il programma permette di sfruttare composizioni suggerite o di personalizzare il lavoro adattandolo a qualsiasi esigenza e comunque rispetto ai tool di creazione on-line è tutto un’altra cosa. 

In caso di difficoltà è possibile farsi aiutare dall’Assistente Fotolibro Cewe che fornisce istruzioni passo passo ma, in realtà, anche da parte di chi è alle prime armi, è davvero molto semplice creare le pagine, cambiare layout anche in un momento successivo, inserire delle clipart e addirittura un video. Quest’ultima è davvero un’idea simpatica: il video inserito può essere visualizzato successivamente con tablet o un cellulare attraverso il codice QR.
Il programma, in fase di importazione, verifica automaticamente che le foto siano di qualità idonea alla stampa e suggerisce correzioni in automatico agli occhi rossi, dove scattate con il flash, oppure applicare effetti a piacere per trasformarle secondo i propri gusti.

Una volta terminata l’impaginazione, occorre registrarsi ed effettuare il pagamento seguendo poche e semplici fasi guidate.
(Schermata 1, Schermata 2, Schermata 3, Schermata 4, Schermata 5).
Sono passati 10 giorni dall’ordine e il libro è stato recapitato direttamente all’indirizzo di casa, perfettamente imballato.
(Foto 1, Foto 2, Foto 3).

Analizzando il prodotto possiamo affermare, in primo luogo, che la qualità di stampa è quella di un livello medio/alto delle più diffuse stampanti laser da tipografia, che erroneamente vengono chiamate “offset” dalla maggior parte dei laboratori fotografici, semplicemente per non confonderle con le piccole laser casalinghe e distinguerle, invece, dalla stampa da procedimento chimico/fotografico, decisamente migliore. In secondo luogo, la resa su carta non risponde esattamente a quello che è visibile sul monitor (probabilmente per il mancato utilizzo dei profili colore da parte del service di stampa). Noi abbiamo consegnato i file con lo standard di colore sRGB IEC61966-2.1 e nel nostro caso le foto stampate sono leggermente più scure di quelle visualizzate a video, mentre colori e tonalità sembrano corrispondere fedelmente. D’altro canto, per chi vuole vedere stampate su carta le proprie foto, quelle di una vacanza, oppure fare un collage con le foto che dimentichiamo sul nostro computer, e creare un proprio portfolio fotografico cartaceo, il software CeWe permette di dare sfogo alla propria creatività essendo molto facile da utilizzare e molto versatile, in quanto dispone di vari formati, dal tascabile al formato XXL, e vari tipi di carta. Insomma una valida alternativa anche per chi, come me, predilige la stampa di singole foto.

Temporizzare il proprio Mac

iBeeZz, dietro questo titolo onomatopeico non si nasconde un supereroe giapponese che controlla il sonno, bensì un programma per temporizzare l’accensione, lo spegnimento, il riavvio, lo stop e la riattivazione delle nostre macchine, ma con l’aggiunta di altre funzioni.

Mi si dirà: «Lo fa già Mac OS». Vero, ma non così dettagliatamente. Oppure: «Eh… con Automator e qualche script, che ci vuole?!». Vero anche questo, ma non tutti sanno “programmare” e poi se la natura ha inventato la pigrizia primo è per usarla e secondo per non farci diventare utenti Linux.
Andiamo nel dettaglio facendo qualche esempio.
Come ho già scritto nel forum, se volessimo lasciar scaricare un torrent per l’intera notte sino alle 8 di mattina (quando scatta la tariffa elettrica a pieno regime), non dovremmo fare altro che settare lo spegnimento alle ore 8.00, ma come ben sappiamo alcuni programmi sono caparbi nel chiudersi, a volte può capitare che compaia il messaggio che non è possibile chiudere il sistema se non si chiude prima il programma (uTorrent li fa questi scherzetti), iBeeZz permette di forzarne la chiusura, a questo punto aggiungiamo la funzione “Chiudere applicazione” qualche minuto prima dell’orario prescelto e risolviamo la situazione.
Nel caso volessimo chiudere tutte le applicazioni aperte senza doverle aggiungere di volta in volta nelle preferenze del programma è possibile, con la funzione “Apri file”, caricare uno script o un’applicazione che chiude tutto automaticamente, tipo “Close all Open Applications” o qualsiasi altra che preferite.
Abbiamo la necessità di fare il backup giornaliero dei nostri dati ad esempio di un server? Niente di più facile selezionando la funzione “Backup di Time Machine”, spuntando tutti i giorni della settimana e settando l’orario desiderato.
La nostra prole è restia a lasciare la tastiera per andare a dormire? Si setta lo spegnimento inderogabile e spietato all’ora prestabilita e si bloccano le preferenze con il lucchetto… non avrete mica dato la password ai figli? Potete addirittura far partire un avviso tot minuti prima dello spegnimento (possibile anche per le altre quattro funzioni) se siete un genitore sensibile, ma in questo caso è possibile annullare lo spegnimento manuale, quindi è sconsigliato per i genitori di figli particolarmente vivaci.
Vi piace svegliarvi con la musica? iBeeZz gestisce anche iTunes permettendo il caricamento e la riproduzione delle Playlist (qualsiasi, audio, video, etc.), controlla il volume (anche quello di sistema), la dissolvenza, la ripetizione, la selezione casuale…
Non male, vero? L’applicazione costa 12,50 euro, ma li vale tutti, non ha mai fallito un colpo, è in italiano e l’autore, Olivier Delécluse, è disponibilissimo.
Sul sito ufficiale c’è una versione trial da 30 giorni per il download.
Ah, quasi dimenticavo, funziona da Jaguar sino a Mountain Lion.

Prevenire, e tracciare, è meglio che curare

Parlare o tacere? È meglio trattare o meno l’argomento dei vari software “antifurto” o di recupero? Ovvero è consigliabile parlarne aiutando così sia la potenziale vittima che l’eventuale ladro o ricettatore o invece si dovrebbe tacere senza assistere né l’uno né l’altro?
Visto comunque che ormai queste applicazioni sono piuttosto numerose e diffuse, e che in effetti parlarne è un po’ come fare pubblicità a lucchetti e serrature, troviamo una soluzione di compromesso ovvero parlandone senza entrare troppo nei dettagli e lasciando l’onere dell’approfondimento ai diretti interessati…
Come detto, esistono diversi programmi per ogni piattaforma fissa o mobile che, in determinate circostanze, permettono di rintracciare una macchina rubata o persa. Per brevità, vediamone un paio gratuite ma piuttosto complete, Prey e VUWER, tralasciando quelle più semplici e le altre puramente commerciali quali Undercover, Hidden, o GadgetTrak.
Mentre Prey è il classico programma gratuito con funzioni limitate che accompagna il fratello maggiore Pro a pagamento, VUWER invece viene sviluppato da un’università da cui prende il nome: Vanderbilt University Web Enabled Recovery. Le diverse origini, rispettivamente semi-commerciale il primo e para-accademico il secondo, si rivelano pienamente nelle diverse strutture, interfacce ed ovviamente installazioni e configurazioni. Prey prevede un dmg che contiene un comodo configuratore; in seguito il software è praticamente invisibile, a meno che occhi esperti non vadano a cercare nei posti giusti, ed ogni modifica può essere fatta con lo stesso configuratore o con il pannello di controllo sul sito della società. Insomma una roba da signori e, per chi avesse dubbi, molte risposte vengono fornite nella pagina delle FAQ.
L’installazione e la configurazione di VUWER sono invece di tutt’altro stampo e richiedono studio e attenzione soprattutto per l’originalità e l’articolazione del funzionamento del programma. Basta dare un’occhiata fugace alla pagina delle istruzioni per capire che i deboli di cuore e gli impazienti hanno vita breve. Un solo dettaglio: i parametri di configurazione devono essere pubblicati su un sito Google creato apposta e le notifiche verranno inviate da una email Google anche questa creata per l’occasione. Ah, ovviamente questa installazione è il sistema consigliato cioè quello per i novellini mentre poi esiste l’opzione 2 (“Experienced Users Only!”, notare il punto esclamativo). Anche VUWER risulta poi invisibile all’utente ed agisce in background.
Ogni installazione di questi programmi, insieme ai quali viene spesso consigliato di creare sulla macchina un account guest di libero accesso, deve poi concludersi con una prova dal vivo ovvero con l’attivazione remota del software ed un verosimile comportamento di chi possa aver trovato o rubato la macchina.
A chi si vuole cimentare con lo scenario da signorini di Prey (viene fornito anche l’uninstaller) o con l’opzione per gli amanti del cacciavite di VUWER, si può solo consigliare un’abbondante dose di attenzione soprattutto in modo da avere sempre e subito a portata di mano le varie chiavi di attivazione, nella “denegata ipotesi” che effettivamente l’oggetto tracciato venga smarrito o rubato. Difatti, mentre questi programmi vivono sornioni la vita di ogni giorno, al momento del furto o smarrimento esistono modalità per svegliarli dal letargo e cominciare a farli lavorare andando a rastrellare ogni possibile tipo di informazione dalla macchina tracciata. In termini di informazioni raccolte, i due software sono molto simili ed entrambi, su scelta dell’utente, possono raccogliere ed inviare la posizione, le schermate, le immagini da iSight e varie altre informazioni.
D’altra parte, si dice che occasionalmente questi programmi abbiano permesso l’individuazione di ladri e soprattutto il recupero delle macchine. Per gli appassionati del genere, si può anche vedere come qualcuno sia riuscito a tornare in possesso della propria macchina anche senza un software specifico come questi ma con un servizio di DNS dinamici, DynDNS, insieme a parecchia abilità e pazienza.
In ogni caso, per avere questo controllo sulle nostre macchine, si deve scendere a compromessi con la privacy ed accettare che una buona e saporita fetta dei nostri dati personali, a partire da geolocalizzazioni a schermate e foto passino per server di società di cui, in fondo, sappiamo poco e niente.
Prey ancora viene fornito in versione 0.5.3 ma, a dispetto dello zero, pare funzionare egregiamente. Chissà quando si sentiranno abbastanza sicuri da sfoggiare una versione uno. Gli ambienti per cui è sviluppato sono i seguenti: Windows, Ubuntu, Android, Mac OS, Linux, iOS (novità di novembre 2011). Come anticipato, può anche risultare conveniente l’opzione di passare ad un account Pro con una spesa a partire da 5 o 15 US$ al mese.
VUWER è arrivato da poco alla versione 1.5.2 per Mac ovvero da Tiger a Lion.
E per chiudere, un grande classico: Nathan Muir – Quando Noè ha costruito l’arca? Prima che piovesse (Spy game, 2001, Tony Scott).

Registrare lo schermo del Mac

È evidente a tutti, fin dall’introduzione di QuickTime X, come la possibilità di creare screencast sia una tecnologia resa gratuita da Apple ed alla portata di tutti. Tuttavia le opzioni sono limitate* alla scelta del microfono, alla qualità del filmato (con delle forti incongruenze) ed alla scelta della cartella di destinazione, oltre alla possibilità di selezionare la sola parte utile del filmato e la pubblicazione diretta su YouTube, iTunes e iCloud.
Per effettuare screen recorder professionali bisogna ricorrere a programmi a pagamento, e su tutti eccelle iShowU HD di shinywhitebox, un software altamente specializzato nell’acquisizione video, e soprattutto audio, di tutto quanto venga riprodotto sul Mac dalle sue applicazioni.
Il punto di forza di iShowU HD è proprio la registrazione diretta dei suoni emessi dal Mac, basata sull’installazione di Soundflower che finalmente è compatibile anche con OS X Lion.
iShowU HD registra video di alta qualità, da editare con iMovie, Final Cut o altro e permette di eseguire l’upload diretto verso YouTube.
Una nutrita serie di preimpostazioni permette di scegliere con esattezza l’area di cattura e la dimensione di uscita del filmato, secondo le risoluzioni standard più diffuse o in base ad una personalizzata che si desidera utilizzare.
Si può scegliere quale sorgente audio utilizzare (microfono integrato o ingressi vari) inclusa quella di sistema, ossia i suoni riprodotti dal Mac o dalle sue applicazioni (isolando le altre). Si può scegliere se mostrare o meno i click del mouse, se seguirlo o meno; se includere nella registrazione anche una ripresa con la iSight (o simile); se aggiungere immagini o altri contenuti multimediali al filmato; a che qualità video registrare e con quale tipo di formato QuickTime compatibile.
Una comoda finestra di anteprima permette di vedere in tempo reale quello che verrà acquisito prima di avviare la registrazione. È possibile aggiungere una filigrana, modificare l’aspetto del cursore e molto altro.
Il software è disponibile in italiano grazie al tenace lavoro svolto da Italiaware, che storicamente offre anche altri software localizzati nella nostra lingua, tutti con la possibilità di essere provati prima dell’acquisto, mentre la ricca sezione di supporto per l’applicazione è in inglese ed è disponibile tramite sito web (non mancano manuale utente, tutorial, ed una sezione di FAQ), via e-mail e addirittura per telefono, ma forse è scomodo (e costoso) contattarli a voce in Nuova Zelanda (dall’altra parte del mondo) anche a causa del fuso orario sfavorevole.
iShowU HD costa 50 euro nella versione Pro, 25 euro nella versione standard e per le vecchie versioni di Mac OS X (10.4) è disponibile iShowU (senza HD) all’agevole prezzo di 18 euro, centesimo più centesimo meno.
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*Piccolo trucco per QuickTime X: procurandovi un comune cavo mini-jack stereo (maschio maschio) è possibile collegare l’uscita delle cuffie con l’ingresso audio del microfono e registrare così i suoni emessi dal Mac, ma è un’operazione impossibile sui Mac recenti dotati di unica porta in/out audio.

Conversione video per iPad

Ebbene sì… prima o poi doveva succedere. È quello che dicono spesso gli amici.
Nel mio caso, è successo che sono uscito da un negozio con un iPad 2 sotto il braccio (più sottile, leggero, veloce. Con FaceTime, Smart Covers e batteria da 10 ore)! E pensare che passavo di lì per caso, giuro! Sono entrato solo perché c’era l’aria condizionata e avevo caldo. Vabbé, tanto nessuno mi crede…
Comunque, in questi giorni di esperimenti vari, cercavo uno strumento (gratis) semplice ed efficace per convertire qualche film in un formato adatto ad essere visto sul nuovo giocattolo.
Curiosando nel Mac App Store ho trovato ai primi posti delle applicazioni gratuite questo Smart Converter prodotto da ShedWorx , software house australiana specializzata in programmi di conversione video (come VoltaicHD e RevolverHD, per esempio).
Smart Converter è semplicissimo, no frills come dicono gli inglesi: si trascina il video sulla finestra del programma, si seleziona verso quale “media” deve essere esportato e si avvia la conversione.
Principali formati sono: Apple Tv, iPad, iPhone, Android tablet/phone, solo musica. Per un filmato avi di 1,47 Gb (1h 48 min) la conversione ha impiegato poco più di un’ora, utilizzando il 100% di un solo “processore” sui 4 core offerti dall’iMac i5. Tale limite penso sia dovuto all’uso di ffmpeg. Peccato, poteva essere più rapido. Ma questa è solo la versione 1.0 pubblicata questo mese!
La qualità del filmato rielaborato è molto buona, non si notano differenze evidenti dall’originale e al termine il file .m4v così creato (circa 1 Gb di peso) viene automaticamente aggiunto alla libreria di iTunes. Da qui all’iPad (o altro dispositivo) ci vuole un attimo.
Smart Converter è adatto a chi -come me- soffre da pigrizia dovuta al caldo estivo. Per tutti gli altri e per risultati migliori, ovviamente è meglio restare su Handbrake e simili. Buona visione!

L’anello mancante

Siete appassionati ascoltatori di trasmissioni quali “Il terzo anello – Ad alta voce” di Radio 3? Vorreste ascoltarla in mp3 dove, quando e come volete? Non ve ne potrebbe interessare di meno ma suocera, moglie, figlia e soprattutto amanti vi pressano per farlo (nota per il gender balance: vale anche al contrario per quanto una suocera non sarà mai un suocero)? Oggi, ma anche dall’altroieri, la risposta è radioPodder.
L’applicazione può scaricare e convertire in mp3 risorse audio in formato real-audio dai siti web che le ospitano e che altrimenti sarebbero ascoltabili solo in streaming. Una volta scaricati e convertiti, i file possono ovviamente essere caricati su un iPod o utilizzati a piacimento. Nel caso di “Ad alta voce”, l’applicazione è già predisposta di un’opzione per riconoscerne le pagine ed estrarne gli mp3 ma lo sviluppatore informa che radioPodder può funzionare anche con siti simili. Solamente dalle pagine web della trasmissione sono comunque scaricabili diversi romanzi i cui link si trovano in un elenco, per quanto fermo al 2008, nello stesso zip di radioPodder. Altri link possono essere cercati sullo stesso sito RAI o si può provare ad usare altri siti contenenti file real-audio o simili.
Il programma si appoggia a cURL, Lame e MPlayer e difatti, se si ha LittleSnitch a controllare il traffico in uscita, vanno aperti alcuni cancelli, alcuni in via definitiva, o occorre fornire conferma per ogni file che viene scaricato. Mentre lo scarico avviene in maniera rapida, a seconda di connessione e rete, la conversione può richiedere alcune decine di minuti, ovviamente in funzione del tipo di macchina.
Il programma esiste in versione tigrata e leopardata e gira sia su PowerPC che Intel.
Non solo radioPodder fa una cosa e la fa bene, ma sul sito non viene nemmeno menzionata la vile moneta o possibili contribuzioni all’autore e quindi pare poco elegante anche solo continuare a parlarne.
Tutto considerato, allo sviluppatore si potrà anche perdonare il non aver incluso iMaccanici nella pagina dei link (ma lo si può sempre invitare a farlo).