Segnalazione Apple Store Campania

I primi a dare la notizia sono stati gli amici di Macity, seguiti a ruota da Kiro di MelaMorsicata, ma noi, interessati molto da vicino, abbiamo voluto approfondire un po’ di più.
Perché rilasciare una notizia del genere e volere restare anonimi al pubblico? Bufala o interesse nell’anonimato?
A questo punto abbiamo sguinzagliato i nostri informatori, e siamo andati a caccia di notizie risalendo, per cominciare all’email della “soffiata”.
…Segue
Questo è il testo inviato dalla fonte, abbiamo sostituito con delle “x” le parole troppo sensibili all’identità dell’informatore: “Salve, ho una notizia riservata ed interessante, la xxx xxxxxxx è stata contattata per xxxxxxxxxxx l’apertura del secondo Apple Store italiano a Marcianise, a metà strada tra Caserta e Napoli. Lo Store dovrebbe inaugurare il 21 settembre prossimo in un grande centro commerciale, pare che sarà il più grande del sud Italia, con oltre 80 negozi.
Gradirei restare anonimo, Xxxxxx”.

Quindi secondo quanto scritto dal nostro amico, a 20 km da Napoli, in un enorme centro commerciale ancora in costruzione, dovrebbe sorgere il secondo Apple Store italiano.

Il sospetto di bufala è alto, se non fosse per il fatto che dopo le nostre ricerche conosciamo nome, cognome, indirizzo, occupazione, hobby, telefoni fissi e cellulari della fonte per noi ancora misteriosa.
Non si tratta del solito mitomane o del ragazzino in vena di scherzi.
È un adulto, che ha fatto del lavoro lo scopo della sua vita. Possiede un iMac 20″, è napoletano, è sportivo ed è particolarmente capace nel suo lavoro (che non possiamo specificare).
È anche uno dei dirigenti di una importante struttura artistica di Napoli, per cui non avrebbe nessun interesse a raccontare balle e a perdere in credibilità. Ah, un appunto per le ragazze, il mister X pare essere ancora “single”, per cui…
Abbiamo avuto un contatto con mister X, e pare che nel prossimo futuro potremo avere anche noi qualche indiscrezione in più. Adesso che lo conosciamo molto meglio possiamo affermare: All’Apple Store campano ci vogliamo credere e ci crediamo!
Per cui preparate lo spumante, che il 21 settembre ci sarà da festeggiare!

—OraCle

Mac Pro 8-core: a che Pro?

È arrivato, è tra noi, il tanto vociferato Mac Pro con otto nuclei di elaborazione (è praticamente un dual-processor, ma ognuno dei processori è uno Xeon Quad-Core da 3 GHz).
Tanta sorpresa, fantasia e curiosità che magari si rincorrono in un emisfero del nostro cervello, mentre nell’altro c’è una pressante richiesta di fatti che confermino le supposizioni. E per giungere rapidamente al dunque… come va questo Mac Pro? Vale la spesa? Come si comporta nell’utilizzo professionale?
Per chi è avido di barre colorate da confrontare, su Bare Feats ce n’è per tutti i gusti, dai test videoludici a quelli nell’ambito di grafica 2D, 3D, audio e video. In sostanza, senza scendere in dettagli tecnici dei quali possiamo comunque discutere, tenendo conto che sono già presenti riflessioni più o meno buone in rete, cerchiamo di capire a chi conviene l’acquisto di questo Mac e se è, o meno, un passo avanti per Apple.
…SegueInnanzitutto, non dobbiamo pensare che l’aumento di core si traduca automaticamente in un aumento di prestazioni. Per capirci meglio, se immaginiamo di essere un datore di lavoro che ha a disposizione quattro uomini per spostare dei mattoni da un magazzino al cantiere, ognuno di essi impiegherà un certo tempo per portare un mattone, che sarà lo stesso perché immaginiamo abbiano tutti la stessa forza. Se ora decidessimo di assumere altri quattro lavoratori, sempre con la stessa forza, accadrebbe che porteremmo otto mattoni per volta. Fin qui tutto bene, perché prima nello stesso tempo ne portavo quattro ed ora ne porto otto… ho dimezzato i tempi di lavoro, sembra un successo.
Bene, questo è vero a patto che l’entrata del cantiere sia sufficientemente larga per otto persone; se non lo è, e immaginiamo sia grande al massimo per due persone, allora il vantaggio è in parte vanificato perché adesso la coda per entrare è più lunga.
L’idea alla base di questo esempio più o meno convincente, è che è estremamente importante che ogni core abbia la possibilità di accedere ad un canale abbastanza largo, un bus, verso la memoria centrale. Nel Mac Pro il canale per accedere in memoria è lo stesso del Mac Pro a 4 core, ma stavolta viene diviso in 8 parti. Significa che ogni core ha a disposizione per sé la metà della banda prima disponibile (tra l’altro si può approfondire la questione per cui diverse disposizioni e quantità di Ram nel Mac Pro producono diverse ampiezze di banda).
Inoltre, le risorse hardware di una macchina hanno senso soltanto quando il software le gestisce in modo intelligente: Tiger questo, purtroppo, non lo fa (nel dettaglio, non riesce a bloccare una determinata elaborazione su un core solo, ma cambia ad intervalli di tempo regolari il core che sta elaborando, forzando un nuovo accesso in memoria e un nuovo caricamento della cache. Pensate che ogni accesso in memoria significa passare per la porta stretta del cantiere).
La colpa non è solo sua: buona parte del software che oggi esiste è sviluppato per architetture dove si immagina una macchina monoprocessore, e l’ottimizzazione per il calcolo in parallelo (cioè la strada che lo sviluppo tecnologico di CPU sta prendendo) non è ovunque presente.
A conclusione di questo discorso, cerchiamo di capire come tutto questo possa tradursi nelle nostre giornate di lavoro e che impatto abbia sulla nostra produttività.
Sintetizziamo perché abbiam parlato già troppo ;-):
punto 1 – L’utilizzo di applicazioni che fanno uso intenso della CPU (ad esempio i rendering e in particolare Cinebench) possono guadagnare anche il 50% di prestazioni rispetto alle macchine quad-core.
punto 2 – Utilizzare una applicazione singola che fa pesante uso di memoria Ram (ad esempio Photoshop, anche CS3) non mostrerà grandi vantaggi: avremo un comportamento analogo alla macchina Quad-Core, che era in parte analogo a quello delle macchine a due processori: questo perché il software non è stato sviluppato con la capacità di distribuire tutte le sue operazioni in parallelo, solo alcune.
punto 3 – Per contro al punto 2, utilizzare più applicazioni contemporaneamente mostrerà un vantaggio anche del 30%, specialmente quelle CPU-intensive. Tenete conto che ogni applicazione a 32-bit può al massimo accedere a 2GB di memoria fisica, quindi il vantaggio per singola applicazione è sempre relativo, per questo nell’insieme poi si nota maggiormente.

Tutto è questione di intercettare ciò che è adatto alle proprie esigenze, ed una volta intercettato l’hardware occorre effettuarne una buona taratura, un raffinamento. Mi spiego con un esempio: nel campo del DTP e in generale della grafica, non conviene affatto l’acquisto del Mac Pro 8-core, molto meglio un Mac Pro con quattro core, ma dotato di un ingente quantitativo di memoria Ram e di Storage, e magari un buon Monitor.

Sarà chiaro forse (o forse no), che il progresso tangibile, quello vero, quello che è realmente attestabile, non è tanto nelle “novità” singole (tra l’altro poi nel mercato informatico quello che è nuovo è vecchio dopo un intervallo di tempo brevissimo), ma nelle tecnologie, di cui poi le singole novità sono soltanto implementazioni. Il Mac Pro 8-core quindi trova impiego in determinati campi (pensate anche all’utilizzo nel calcolo scientifico dove magari non si utilizza neanche il Mac OS ma un sistema operativo minimo e ottimizzato, perché no)
ma in altri non si discosta molto dalle prestazioni di macchine analoghe o inferiori.

Non contano solo i muscoli (i core), insomma, ma anche gli arti (pensate alle velocità dei dischi rigidi), la larghezza e la pressione dell’apparato circolatorio (il bus della memoria Ram) e soprattutto il cervello (Sistema Operativo e software ottimizzato), che deve sapientemente fare uso delle proprie risorse. Questa sinergia, se si verifica in modo più o meno coerente (le macchine sono sempre prodotto di uomini) e corretto, dà luogo non a novità, ma tecnologie. E in questo sappiamo che Apple non ci deluderà.

Fonti: Lloyd Chambers
Sul suo blog trovate molte considerazioni interessanti e dettagliate, a cui spesso ho fatto riferimento chiamandole genericamente approfondimenti.
—Valentino
(per gli amici Valetti)

BitTorrent, questo sconosciuto

L’approccio con i file .torrent non sempre è dei migliori, per molti utenti Mac il BitTorrent è addirittura uno sconosciuto.
BitTorrent è il più rivoluzionario protocollo peer-to-peer (P2P) che permette la distribuzione e la condivisione di file su Internet, sviluppato da un trentenne statunitense, Bram Cohen, si è presto imposto come il più performante strumento di condivisione di massa, che permette di coordinare in automatico il lavoro di milioni di computer, ottenendo il miglior beneficio comune possibile.
Inutile negare che la maggior parte dei file condivisi dagli utenti sui canali Torrent sono protetti da copyright e violano le leggi anti-pirateria, ma l’interesse didattico di questo potente mezzo supera le barriere burocratiche, per cui segnaleremo la strada più semplice per usare con scioltezza i .torrent sul nostro Mac.

…SeguePer poter usufruire del sistema è quindi necessario, prima di tutto, prelevare un file con l’estensione .torrent.
Si tratta di un semplice documento di testo, di dimensioni modeste, che descrive i file da prelevare o da trasferire e contiene l’URL di un server traccia (tracker) utilizzato per localizzare i possessori del file o parte di esso.
Questi .torrent possono trovarsi, ad esempio, su una pagina Web o inviati via email da un amico.

Occorre ovviamente un programma (client) per sfruttare i file .torrent che ci porteranno al download del file originale.
Anche se esistono decine di software gratuiti allo scopo, sul Mac si è imposto Azureus, che a differenza dell’ufficiale BitTorrent, permette agli utenti di gestire più file attraverso la stessa interfaccia e mostra decine di informazioni in più rispetto agli altri client.
Però ha i suoi lati negativi, essendo basato su Java assorbe molte risorse al Sistema e spesso è ingiustificatamente lento.
Da qualche giorno però è disponibile la beta 0.7 di Transmission, la soluzione forse definitiva al download dei Torrent sul Mac.

Chi già ha usato le versioni precedenti conoscerà già i vantaggi di Transmission, che non ha perso la sua caratteristica di leggerezza, pur aumentando notevolmente le sua capacità.
Consigliamo assolutamente a chi non lo ha mai provato, di scaricare l’applicazione per apprezzarne la bontà.

A differenza di prima, Transmission è in grado di trovare fonti senza nessun problema ed è molto più reattivo della versione precedente, già da appena lanciato è un fulmine ad agganciare peer e soprattutto pare trovarne in numero maggiore rispetto a prima.
Cambia anche la barra dei menù, con nuove icone e nuove funzioni, inclusa quella del filtraggio, è possibile monitorare separatamente i torrent in download, quelli per i quali faremo da seed, quelli in pausa eccetera, selezionare più di un file e mettere in pausa o eliminare dalla lista solo quelli selezionati, l’inspector ha un numero di informazioni elevatissimo ed ora permette di assegnare ad ogni file velocità di download/upload personalizzate.
Aumenta anche la quantità di opzioni nelle preferenze del programma, una maggiore flessibilità nella gestione della banda e nella programmazione oraria delle restrizioni, un test per verificare che l’apertura della porta TCP, i segnali di avviso per segnalare il termine di un download ed infine la possibilità di vedere la velocità di download e upload nell’icona sul dock.
L’elenco delle nuove funzionalità implementate è disponibile sul sito ufficiale di Transmission.

—OraCle

Crux, l’amico linux

CRUX-PPC è una distribuzione GNU/Linux (ovvero un sistema GNU con kernel Linux) per i computer Apple NewWorld, quindi gran parte dei G3 e tutti i G4 e G5, nonché per altre macchine con processori PowerPC come gli RS/6000, i Pegasos I/II e le schede Efika. CRUX PPC è una distribuzione estremamente ottimizzata e ideata con l’obiettivo di avere alte prestazioni ed essere internamente molto semplice (e questi obiettivi sono ora, come non mai, una realtà).
CRUX PPC (come la controparte per x86, da cui nasce, CRUX) ha un sistema di ports che facilita l’installazione di centinaia di programmi, e dei package manager (ilenia o prt-get) che facilitano l’uso dei ports; per installare un programma (ammesso che si trovi nei ports) non c’è bisogno di cercarlo in rete, comprendere come deve essere installato, conoscere le sue dipendenze (cioè i programmi o le librerie che usa), cercarle in rete, comprendere come devono essere installate e così via: con un package manager e un sistema di ports occorre semplicemente comandare il package manager affinché installi un dato programma!
…SegueLa filosofia alla base della nostra distribuzione l’ha portata ad avere come target principale utenti decisamente esperti i quali non disdegnano di ottimizzare a loro volta, lavorando autonomamente, la distribuzione stessa. CRUX PPC ha il pregio di esser minimale e per tal motivo è sconsigliato il suo utilizzo ad utenti alle prime armi o che cercano un sistema operativo totalmente automatizzato.
La domanda potrebbe essere: “Perché installare CRUX PPC sul mio computer quando ho MacOSX?” Una prima risposta: “Perché no?”; cioè è possibile fare comunque una prova, non è mai male fare nuovo conoscenze. Seconda risposta: “Perché non entrambi?”; col boot manager usato da CRUX PPC (Yaboot) è possibile, semplicemente, configurare il computer affinché possa avere più sistemi installati e scegliere al boot quale far partire. In questo modo non si sostituisce ma si aggiunge, se fossi un matematico direi che crux ppc + macosx >= macosx, essendo crux ppc >= 0, ovvero anche se l’utilità di CRUX PPC fosse nulla (e non lo è), l’utilità dell’intero sistema non andrebbe a diminuire.
La vera risposta, quella valida sempre: perché CRUX PPC essendo GNU/Linux fa suoi tutti gli ideali di libertà, di condivisione e di libera circolazione del sapere; perché CRUX PPC è estremamente più performante e comoda di MacOSX (dopo una attenta configurazione, si intende!); perché CRUX PPC è molto, ma veramente molto, più divertente di MacOSX, almeno per chi di informatica si diletta. CRUX PPC viene sviluppata in Italia, più precisamente a Napoli, da poche persone, troppo poche: “la messe è tanta e gli operai sono pochi”; quindi il progetto è in costante ricerca di nuovi collaboratori e di mecenati che possano, ricevendo per sempre la gratitudine degli sviluppatori, donare o prestare al progetto macchine per lo sviluppo.
Bene, CRUX PPC (come GNU/Linux) è sinonimo di libertà (che viene sempre più svenduta per garantirsi un’interfaccia grafica accattivante che di solito non funziona), è più veloce, più divertente, più comoda e non deve per forza sostituire MacOSX; io la proverei!
Ci teniamo, infine, a sottolineare il supporto avuto dal NaLug (Napoli GNU/Linux Users Group) e da ISF Napoli (Ingegneria Senza Frontiere Napoli) associazioni delle quali facciamo parte.
—The CRUX PPC Team

Adobe CS3, versioni e prezzi

Poco prima di Natale, Adobe rilasciava la versione beta pubblica di Photoshop CS3, l’installer di quasi 700 MB è stato scaricato oltre 500.000 volte dai server di Adobe.
Da martedì 27 marzo 2007 è possibile acquistare la tanto attesa Adobe Creative Suite 3 disponibile in sei versioni, con costi che variano da 538,80 euro a 3.598,80 euro.
…SeguePer il grafico professionista c’è la Design Standard a 2.038,80 euro (612,00 se si aggiorna dalla CS2), che è composta da: InDesign CS3, Photoshop CS3, Illustrator CS3, Acrobat 8 Professional;
e la Design Premium a 2.638,80 euro (972,00 se si aggiorna dalla CS2), che include la versione Extended di Photoshop CS3 ed aggiunge Flash CS3 Professional e Dreamweaver CS3.

Per i web designer c’è la Web Standard a 1.198,80 euro (538,80 se si aggiorna dalla CS2), composta da Flash CS3 Professional, Dreamweaver CS3, Fireworks CS3, Contribute CS3, Adobe Bridge CS3, Version Cue CS3, Device Central CS3, Stock Photos, Acrobat Connect;
e la Web Premium a 2.278,80 euro (732,00 se si aggiorna dalla CS2), che aggiunge al pacchetto Web Standard i programmi Photoshop CS3 Extended, Illustrator CS3 ed Acrobat 8 Professional.

Per i centri stampa e le grosse aziende di produzione c’è la Production Premium, che al prezzo di 2.638,80 euro (1.198,80 se si aggiorna dalla CS2) offre Photoshop CS3 Extended, Illustrator CS3, Flash CS3 Professional, After Effects CS3 Professional, Premiere Pro CS3, Soundbooth CS3, Encore CS3, Adobe Bridge CS3, Device Central CS3, Stock Photos, Acrobat Connect, Dynamic Link, OnLocation CS3 ed Ultra CS3.

Infine per ottenere tutti i programmi della Adobe Creative Suite 3 è possibile acquistare la Master Collection, che per 3.598,80 euro (2.038,80 se si aggiorna dalla CS2) include: InDesign CS3, Photoshop CS3 Extended, Illustrator CS3, Acrobat 8 Professional, Flash CS3 Professional, Dreamweaver CS3, Fireworks CS3, Contribute CS3, After Effects CS3 Professional, Premiere Pro CS3, Soundbooth CS3, Encore CS3, Adobe Bridge CS3, Version Cue CS3, Device Central CS3, Stock Photos, Acrobat Connect, Dynamic Link, OnLocation CS3 ed Ultra CS3.

OnLocation CS3 e Ultra CS3 sono programmi che per ora non gireranno sul Mac, inoltre i programmi della Suite non sono ancora localizzati in italiano e bisognerà attendere almeno giugno.

—OraCle

Donate to JIIA!

‘Journal of Intercultural and Interdisciplinary Archaeology’ (JIIA), online dal 10 ottobre 2003, nato come testata telematica specializzata in archeologia, con vocazione interculturale ed interdisciplinare, si è poi modellato come Archaeological Disciplinary Repository allineato al Protocollo degli Archivi ad Accesso Aperto (OAI-PMH), contenitore di risorse nell’ottica dell’Open Knowledge, dell’Open Content, delle Digital Libraries.
Ai primi del 2005 al portale di presentazione, a valore aggiunto, realizzato mediante un Content Management System open source, si andava affiancando il JIIA MyOpia Repository, archivio del Journal, realizzato col software open source Myopia, sviluppato, allora, dall’University College London (UCL) per il deposito della ricerca di quella Istituzione.
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Dal 4 aprile del 2006 il JIIA MyOpia Repository (causa alterne vicende) veniva sostituito dal più performante JIIA Eprints Repository: un’impresa titanica, affrontata in solitaria, una traversata in un oceano burrascoso, avendo come unica vision la promozione dell’Accesso Aperto alla Ricerca in campo archeologico. La mission è stata raggiunta con la creazione di una Digital Library per la ricerca archeologica, Open Archive collegato al Journal, una delle poche realizzazioni in questo settore in campo internazionale.
Gli scienziati veri, immettono, ormai da anni, la loro ricerca (in campo medico, fisico, chimico, matematico ecc.) in Open Archives, rendendola liberamente accessibile!
Le tradizionali politiche di copyright frenano la libera circolazione delle idee! La cessione dei diritti agli editori da parte degli autori inibisce la massimizzazione della ricerca attraverso altri canali, quelli discreti!
Adesso agli inizi del 2007, questo nuovo portale sostituisce ed aggiorna il precedente (ristagnante per motivi tecnici da alcuni mesi): è la versione 03; ad esso si affianca sempre il JIIA Eprints Repository (suscettibile di aggiornamenti e miglioramenti), realizzato col software open source Eprints, sviluppato presso la School of Electronics and Computer Science, University of Southampton, UK, da un team di sviluppatori con a capo Christopher Gutteridge.
Il JIIA Eprints Repository, Repository disciplinare, è nodo di una struttura più complessa che andrà, concretamente, a definirsi progressivamente e parallelamente agli sviluppi metodologici delle relative problematiche ad essa sottese, nonché agli sviluppi determinati dall’adeguamento agli standard con cui i tools, utilizzati in tali ambiti, dovranno interagire, sebbene dell’intero policentrico reticolo strutturale si hanno già ben chiari gli elementi costitutivi.


Tale iniziativa di pubblica utilità (l’accesso ai documenti scientifici archiviati nel Repository non è a pagamento!) è nata come iniziativa privata di volontariato socio-culturale; finanziata solo dal coraggio della sottoscritta.
A questa iniziativa l’Amministrazione Provinciale di Napoli per l’anno 2006 ha negato patrocinio e contributo!
Ho molti progetti nella mia mente legati a tale titanica impresa che vorrei realizzare sempre in questa forma di volontariato culturale, almeno per quanto riguarda il mio impegno socio-culturale, ma certe abilità si devono assolutamente retribuire (assistenza sistemistica, server dedicato, installazione di software dedicato per il Repository Open Access, servizi di traduzioni)!
Per questo chiedo alla Comunità di attivarsi; chiedo una particolare solidarietà nell’aderire alla mia proposta di donazione a favore di JIIA. Non un centesimo di quanto sarà donato sarà utilizzato per scopi personali dalla sottoscritta, ma esso sarà esclusivamente finalizzato a supportare l’iniziativa, libera, accessibile a tutti e gratuita, di JIIA e suoi sviluppi futuri!

Sulle pagine del portale JIIA.IT c’è un modulo Paypal che vi prego di utilizzare.
Grazie di cuore.


Antonella D’Ascoli (utente Mac dal 1995)

Dalle Iene: Fabrizio Albergati e Paolo Attivissimo

I ragazzi delle Iene di Italia Uno, popolare trasmissione televisiva che come poche merita ancora di essere guardata con attenzione, hanno intervistato Fabrizio Albergati, 45 anni, ex dipendente Italware, società del Gruppo Fininvest, attuale responsabile Windows Business Group di Microsoft Italia e Paolo Attivissimo, 43 anni, giornalista informatico e cacciatore di bufale.

Le domande a raffica rivolte al “papà italiano di Windows” non sono state clementi, in più di una occasione ha dovuto togliersi dall’impaccio di una risposta scomoda, come giudicare Mac OSX una valida alternativa ed un prodotto di grande qualità, oppure confermare la notizia che l’80% del parco macchine attualmente in circolazione non reggerebbe le versioni più avanzate di Vista… in fondo si tratta di un “Sistema disegnato per essere impenetrabile” e per questo esigente…
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Alla domanda: “Vista è stato copiato da Mac OSX?” Albergati risponde: “Macintosh è stato copiato dallo Xerox… che è stato copiato da altri sistemi…”
A parte che chi conosce la storia (o ha visto “I pirati della Silicon Valley“) sa che quando Jobs e soci entrarono nei laboratori Xerox, per dare un’occhiata “decisamente” autorizzata, il Macintosh ancora non esisteva e videro lì una interfaccia a finestre sperimentale, che ispirò successivamente il primo vero Sistema Operativo Apple, mentre Bill Gates e company misero le mani sul primo Apple con l’inganno… per “rubare” tutto il possibile.
Da allora ogni passo fatto da Apple è stato ripercorso “a suo modo” da Microsoft, ma anche Paolo Attivissimo confessa che tutti più o meno copiano.
Nell’intervista delle Iene conferma la maggiore sicurezza di Vista nei confronti del precedente XP, purtroppo ad un prezzo decisamente troppo caro e a discapito dell’usabilità, inoltre Vista è già stato craccato, alla faccia dell’impenetrabilità.
Il difetto maggiore è comunque il “ritardo” di Vista, secondo Paolo Attivissimo Windows Vista offre da pochi giorni tutto quello che Mac OSX offriva già da molto più tempo.
E tutto quello che ci darà Leopard tra qualche settimana forse gli utenti Windows lo potranno gustare solo nel 2009 quando uscirà “Vienna”, il nome in codice della prossima versione di Windows…
Alla domanda indiscreta delle Iene: “Perché oggi usi un Macintosh?” la risposta di Paolo Attivissimo ci trova tutti d’accordo: “Lo uso perché funziona!”.
In fondo è proprio questo il nostro divertimento, far parte del gruppo di Mac User e difendere la sacra mela a spada tratta, che gusto ci sarebbe se un domani Bill Gates e Steve Jobs dovessero fare la pace come in questo simpatico cartoon?

Aspettando ancora Vista…

I più arguti fra voi si chiederanno, visto che il 30 Gennaio è passato e le recensioni, prove, cronometri, benchmark ed esperimenti di incrocio di razze oramai pullulano in rete, che senso abbia il titolo di questa apoteosi mistica che si accinge a bussare alle porte delle nostre menti. Il problema del titolo di questo articolo è un altro: il 30 Gennaio è trascorso, Windows Vista è stato lanciato, però…

Ancora lo si aspetta… nel senso che abbiamo bisogno prima di un piccì sul quale farlo funzionare.
Premetto: c’è da fare una lode nei confronti della PiccoloSoftware (Microsoft).
Segue…Il fatto è che da un certo punto di “vista”, la tendenza  è oramai sempre più quella di un disaccoppiamento di tempi e sviluppi tra software ed hardware, in genere: disponiamo oggi di una elevata potenza computazionale nei confronti della quale lo sviluppo software pecca di ottimizzazione adeguata, per cui si crea quell’illusione che in fondo non si riesca mai a lavorare su macchine davvero “veloci”, proprio per questo motivo: il passo di sviluppo dell’hardware è più veloce di quello del software, e molto indipendente.
Oggi abbiamo invece un esempio illustre di come combattere questa tendenza (mi rendo conto che la soluzione è un po’ estrema): rendere oltremodo pesante il software, così da non far rendere conto l’utente finale che il suo hardware è di avanguardia.
Pensateci, è geniale: è uno strategia così collaudata di cui le nostre caotiche abitudini sono assuefatte.
Piuttosto che diffondere questo messaggio alle masse, è preferibile cambiare solo il colore di questo velo di Maya. Perché, in fondo, di quello si tratta. Pensate a quanto è paradossale: i computer sono nati per ampliare le potenzialità umane e come strumento al servizio dell’ingegno del genere umano, e qualcuno ha trovato il modo di ribaltare questa realtà. Ora sono le macchine a dettare i tempi, a dettare il possesso (soprattutto economico) nei confronti delle masse.
Questo è il messaggio e il significato più importante del lancio di Vista: far sembrare (volutamente) obsoleto tutto quanto è di attuale, creare quindi una necessità (non necessaria) di rinnovamento, ingannandoci con la percezione che ciò che la PiccoloSoftware ci presenta sia qualcosa di nuovo.
Rileggete la frase di sopra. E’, ancora una volta, geniale: piuttosto che innovare, accuso il presente di non essere al passo con quanto io ho intenzione di vendere, e creo nelle coscienze una epigonia continua esercitando un controllo dell’economia mondiale.
E allora io dico: boicottateli. Se il loro software è buono, che vendano, nulla in contrario (anzi, è risaputo che per l’utente finale la concorrenza è un bene); ma non permettete che ciò che avete venga considerato “vecchio” solo perché qualcuno vi sta creando la necessità di crederlo. Questo significa scegliere, significa avere libertà, avere cognizione di possedere gli strumenti che ci vengono forniti o che ci creiamo.
Utenti, prendete il controllo: ora c’è ancora tempo per riflettere, per scegliere, per maturare la convinzione che un freno a tutto quello che sta accadendo va posto.
Windows Vista è stato lanciato. Bill disse (o predisse) che ci sarebbero stati un computer per famiglia, etc.
Benissimo. Ma non ci aveva detto che avrebbe deciso lui come, quando e dove, e non noi.
—Valentino
(per gli amici Valetti)