Novità dal WWDC 2007

Al Moscone West, Steve Jobs comincia il suo Keynote facendo gli onori a Paul Otellini, ed ai vantaggi portati al Mac dal passaggio ad Intel.
Poi parla di quanto sia stato importante Tiger per lo sviluppo di OSX e di Leopard, e presenta “solo” 10 nuove funzioni di Leopard sulle 300 nuove feature promesse.
Nuova barra dei menù trasparente, nuovo Dock, con un nuovo look 3D, dove le foto stanno più comode e le cartelle mostrano i contenuti, c’è uno stack dedicato a organizzare tutti i contenuti multimediali basati su Core Animation.
Rinnovato il Finder che integra anche una sorta di CoverFlow, forse
progettato per i Mac multi touch del futuro. Spotlight adesso effettua le
ricerche in rete, basandosi forse sul motore di Apple Remote Desktop?
Inoltre la ricerca di un altro Computer in rete, adesso è immediata. E poi
nuove anteprime anche delle immagini e dei PDF in rete (e in locale) anche a
schermo pieno e senza lanciare alcuna applicazione grazie a “Quick Look”…
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Finalmente Leopard è il primo Sistema Operativo a 64 bit da cima a fondo, che non fatica a lavorare con file da 4GB l’uno. Vengono confrontate operazioni di filtri fotografici a 32 bit e a 64 bit, c’è un guadagno di oltre il 200%!
Bootcamp, come già noto è integrato in Leopard, e supporta completamente Windows Vista, inoltre si integra perfettamente a Parallels, permettendo lo switch tra un desktop Mac e uno Windows attraverso Space, riorganizzando le applicazioni a colpi di mouse.
Poi Jobs parla di Widgets, ce ne saranno più di 3000, e ne viene mostrato uno nuovo: Movie Times, per cercare gli orari dei cinema e comprare biglietti, inoltre con Safari sarà possibile creare dei Widgets personalizzati in maniera così facile che Steve ne crea uno in due minuti.
Poi si passa ad iChat, anch’esso rinnovato, sono molte le storie di famigle separate dai chilometri che si tengono in contatto con il noto programma di messaggeria del Mac, adesso vengono aggiunte le funzionalità di photobooth anche ad iChat. Phil Shiller viene contattato da Jobs per una chiacchierata, e viene lanciata una presentazione di Keynote via iChat, è infatti possibile condividere su iChat Theatre tutto quello che viene letto da “Quick Look”.
L’ultimo (il decimo) passaggio è per Time Machine, il software che permette non solo di portare indietro nel tempo lo stato del nostro Mac, ma anche delle singole cartelle o dei file eliminati, modificati o spostati per errore. Inoltre effettua in automatico, se è stato programmato, il backup in reti anche in wireless. Jobs mostra come è possibile buttare l’occhio indietro nel tempo alla velocità della luce!
Agli sviluppatori viene consegnata una copia di Leopard, e viene annunciato che sugli scaffali sarà disponibile ad Ottobre di quest’anno.
Costerà solo 129 dollari, e sarà in un’unica versione, come sempre.
Finito qui?
No, ecco la scritta: “One more thing”…
Un’altra cosa: Leopard includerà la versione 3 di Safari, che sarà disponibile anche per Windows, con nuovi pannelli che si “staccano” dalle finestre e ricerche integrate su google e yahoo. Il nuovo Safari è il doppio più veloce di Internet Explorer, questo sarà il buon motivo per gli utenti Windows per scaricarlo, come hanno fatto fin’ora per iTunes.
Viene confermato ufficialmente il rilascio dell’iPhone: alle ore 18:00 del 29 giugno. I programmatori di Cupertino stanno usando eweb 2.0 (basato su Safari) per creare applicazioni “sicure” sull’iPhone: chiunque potrà creare facilmente applicazioni personalizzate integrando tutti i sevizi dell’iPhone; distribuzione istantanea e facile da aggiornare.
A conclusione di questo Keynote vengono aggiornati gli Store americani, ma non solo, tutto il sito Apple cambia veste grafica, facendo un occhiolino spaventoso a Leopard, e viene distribuita pubblicamente la nuovissima beta di SAFARI 3 per Mac e per Windows.
Conclusioni? Molti sono rimasti delusi per non aver visto nuovo hardware, ma credo che ci si possa “accontentare” di un Leopard sbalorditivo e spettacolare e di un Safari per PC, che sarà il “cavallo di Troia” più devastante per i WinUser.

Un grazie a Slacabos per la traduzione dal vivo nella chat-room di Spider-Mac.
—OraCle

Quelli della Silicon Valley

Bill Gates, nato a Seattle il 28 ottobre 1955 e Steven Paul Jobs (nella foto), nato a Green Bay il 24 febbraio dello stesso anno, sono due uomini molto diversi, con due stili completamente opposti, ma che insieme hanno fatto la storia dell’informatica, o quantomeno hanno segnato i momenti più importanti dell’industria tecnologica.
Gates e Jobs difficilmente si sono concessi insieme al pubblico. La prima volta è stato nel 1983, durante un divertente Apple Event, nel 1991 in un’intervista seriosa per Future Magazine, poi nel 1997 in occasione del Macworld a Boston ed infine in una breve comparsa durante l’All Things Digital di due anni fa.
Prima dell’intervista più chiacchierata del momento un filmato introduttivo ha ripercorso questi incontri.
I due giganti, portabandiera dei rispettivi colossi Microsoft e Apple, si sono presentati con un atteggiamento amichevole e in una reciproca e stimolante competizione durante il D: All Things Digital, l’evento organizzato dal Wall Street Journal…

…Segue
Gates indossava una camicia rigata, pantaloni scuri e scarpe lucide, quasi ad imitare John Hodgman, l’attore che interpreta il goffo PC nei famosi spot Get a Mac, mentre Steve Jobs calzava scarpe Nike ingrigite, un jeans vissuto e l’immancabile maglia a lupetto nera.
Dopo la stretta di mano si accomodano sulle poltrone girevoli rosse in stile anni 50.

Il primo a non risparmiarsi con i complimenti è stato Jobs, che ha spiegato che la prima azienda di software del mercato è stata Microsoft, quando ancora nessuno sapeva che cosa era una azienda di software, invidiandone anche le capacità di costruire relazioni con i partner. Da parte sua Gates ha descritto l’operato di Jobs come “piuttosto fenomenale”, nel prevedere le tendenze di mercato e nell’avere un invidiabile buongusto.
Durante l’intervista Jobs non risparmia una frecciatina: “Tutti e due ci occupiamo di software, ma separare hardware dal software finisce per far precipitare le cose… fuori dalle finestre”.
Parlano del passato, che li ha visti incrociarsi in vicende spesso dai toni accesi, Bill Gates ricorda gli anni duri di Apple, quando il fallimento era dietro l’angolo e parla del ritorno di Jobs che rifiutò l’aiuto di Microsoft, ma il CEO di Apple ricorda saggiamente che gli errori commessi allora sono passati, adesso c’è un futuro imprevedibile da affrontare.

Steve guarda al futuro puntando su concetti come semplicità e usabilità per agevolare l’utente, Bill parla di 3D, multitouch e accenna all’ultima trovata Microsoft, il tavolo tridimensionale Surface, presentato il giorno prima. Si trovano d’accordo sicuramente affermando che il Personal Computer non morirà tanto presto, grazie ad Internet e a tutti i dispositivi digitali che si sono affermati negli ultimi tempi. E quando Jobs afferma che non immagina neanche lontanamente cosa ci riserverà il futuro, Gates fa la battuta: “Bene, adesso penso che Steve vada ad annunciare il suo nuovo teletrasporto”, e Jobs conferma scherzosamente: “Voglio Star Trek, giusto! Datemi Star Trek”.

Insomma, nessuna anticipazione, nessuna novità, nessuno dibattito acceso. Chi sperava di assistere ad un combattimento del genere sarà rimasto deluso. Il tanto atteso incontro Jobs vs Gates si è dimostrato solo un ritrovo di due vecchi amici/nemici, capaci di far parlare il mondo intero di se stessi anche quando non dicono nulla.
Qui è disponibile filmato dell’intervista.
—OraCle

Apple Store Campania

Sono arrivate, sono le foto del Centro Commerciale Campania di Marcianise, che ospiterà (forse) il prossimo AppleStore italiano a circa 20 km di distanza da Napoli.
Ce le ha inviate z3n0, un nostro caro lettore di Caserta, utente Mac/Linux appassionato di fotografia che abita ad un paio di Km dal centro commerciale.
Il Centro Commerciale Campania, che al suo interno ospita anche l’ipermercato Carrefour, è inserito nella più complessa struttura dell’Interporto Sud Europa, che con i suoi oltre 6 milioni di metri quadri rappresenta la più grande piattaforma intermodale per la logistica ed il trasporto. Dalle immagini si evince che i lavori sono a buon punto, ed i circa 65mila metri quadri della struttura potrebbero essere inaugurati entro il 21 settembre senza grosse difficoltà.
Ecco qui le foto in esclusiva per iMaccanici.

—OraCle

Segnalazione Apple Store Campania

I primi a dare la notizia sono stati gli amici di Macity, seguiti a ruota da Kiro di MelaMorsicata, ma noi, interessati molto da vicino, abbiamo voluto approfondire un po’ di più.
Perché rilasciare una notizia del genere e volere restare anonimi al pubblico? Bufala o interesse nell’anonimato?
A questo punto abbiamo sguinzagliato i nostri informatori, e siamo andati a caccia di notizie risalendo, per cominciare all’email della “soffiata”.
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Questo è il testo inviato dalla fonte, abbiamo sostituito con delle “x” le parole troppo sensibili all’identità dell’informatore: “Salve, ho una notizia riservata ed interessante, la xxx xxxxxxx è stata contattata per xxxxxxxxxxx l’apertura del secondo Apple Store italiano a Marcianise, a metà strada tra Caserta e Napoli. Lo Store dovrebbe inaugurare il 21 settembre prossimo in un grande centro commerciale, pare che sarà il più grande del sud Italia, con oltre 80 negozi.
Gradirei restare anonimo, Xxxxxx”.

Quindi secondo quanto scritto dal nostro amico, a 20 km da Napoli, in un enorme centro commerciale ancora in costruzione, dovrebbe sorgere il secondo Apple Store italiano.

Il sospetto di bufala è alto, se non fosse per il fatto che dopo le nostre ricerche conosciamo nome, cognome, indirizzo, occupazione, hobby, telefoni fissi e cellulari della fonte per noi ancora misteriosa.
Non si tratta del solito mitomane o del ragazzino in vena di scherzi.
È un adulto, che ha fatto del lavoro lo scopo della sua vita. Possiede un iMac 20″, è napoletano, è sportivo ed è particolarmente capace nel suo lavoro (che non possiamo specificare).
È anche uno dei dirigenti di una importante struttura artistica di Napoli, per cui non avrebbe nessun interesse a raccontare balle e a perdere in credibilità. Ah, un appunto per le ragazze, il mister X pare essere ancora “single”, per cui…
Abbiamo avuto un contatto con mister X, e pare che nel prossimo futuro potremo avere anche noi qualche indiscrezione in più. Adesso che lo conosciamo molto meglio possiamo affermare: All’Apple Store campano ci vogliamo credere e ci crediamo!
Per cui preparate lo spumante, che il 21 settembre ci sarà da festeggiare!

—OraCle

Mac Pro 8-core: a che Pro?

È arrivato, è tra noi, il tanto vociferato Mac Pro con otto nuclei di elaborazione (è praticamente un dual-processor, ma ognuno dei processori è uno Xeon Quad-Core da 3 GHz).
Tanta sorpresa, fantasia e curiosità che magari si rincorrono in un emisfero del nostro cervello, mentre nell’altro c’è una pressante richiesta di fatti che confermino le supposizioni. E per giungere rapidamente al dunque… come va questo Mac Pro? Vale la spesa? Come si comporta nell’utilizzo professionale?
Per chi è avido di barre colorate da confrontare, su Bare Feats ce n’è per tutti i gusti, dai test videoludici a quelli nell’ambito di grafica 2D, 3D, audio e video. In sostanza, senza scendere in dettagli tecnici dei quali possiamo comunque discutere, tenendo conto che sono già presenti riflessioni più o meno buone in rete, cerchiamo di capire a chi conviene l’acquisto di questo Mac e se è, o meno, un passo avanti per Apple.
…SegueInnanzitutto, non dobbiamo pensare che l’aumento di core si traduca automaticamente in un aumento di prestazioni. Per capirci meglio, se immaginiamo di essere un datore di lavoro che ha a disposizione quattro uomini per spostare dei mattoni da un magazzino al cantiere, ognuno di essi impiegherà un certo tempo per portare un mattone, che sarà lo stesso perché immaginiamo abbiano tutti la stessa forza. Se ora decidessimo di assumere altri quattro lavoratori, sempre con la stessa forza, accadrebbe che porteremmo otto mattoni per volta. Fin qui tutto bene, perché prima nello stesso tempo ne portavo quattro ed ora ne porto otto… ho dimezzato i tempi di lavoro, sembra un successo.
Bene, questo è vero a patto che l’entrata del cantiere sia sufficientemente larga per otto persone; se non lo è, e immaginiamo sia grande al massimo per due persone, allora il vantaggio è in parte vanificato perché adesso la coda per entrare è più lunga.
L’idea alla base di questo esempio più o meno convincente, è che è estremamente importante che ogni core abbia la possibilità di accedere ad un canale abbastanza largo, un bus, verso la memoria centrale. Nel Mac Pro il canale per accedere in memoria è lo stesso del Mac Pro a 4 core, ma stavolta viene diviso in 8 parti. Significa che ogni core ha a disposizione per sé la metà della banda prima disponibile (tra l’altro si può approfondire la questione per cui diverse disposizioni e quantità di Ram nel Mac Pro producono diverse ampiezze di banda).
Inoltre, le risorse hardware di una macchina hanno senso soltanto quando il software le gestisce in modo intelligente: Tiger questo, purtroppo, non lo fa (nel dettaglio, non riesce a bloccare una determinata elaborazione su un core solo, ma cambia ad intervalli di tempo regolari il core che sta elaborando, forzando un nuovo accesso in memoria e un nuovo caricamento della cache. Pensate che ogni accesso in memoria significa passare per la porta stretta del cantiere).
La colpa non è solo sua: buona parte del software che oggi esiste è sviluppato per architetture dove si immagina una macchina monoprocessore, e l’ottimizzazione per il calcolo in parallelo (cioè la strada che lo sviluppo tecnologico di CPU sta prendendo) non è ovunque presente.
A conclusione di questo discorso, cerchiamo di capire come tutto questo possa tradursi nelle nostre giornate di lavoro e che impatto abbia sulla nostra produttività.
Sintetizziamo perché abbiam parlato già troppo ;-):
punto 1 – L’utilizzo di applicazioni che fanno uso intenso della CPU (ad esempio i rendering e in particolare Cinebench) possono guadagnare anche il 50% di prestazioni rispetto alle macchine quad-core.
punto 2 – Utilizzare una applicazione singola che fa pesante uso di memoria Ram (ad esempio Photoshop, anche CS3) non mostrerà grandi vantaggi: avremo un comportamento analogo alla macchina Quad-Core, che era in parte analogo a quello delle macchine a due processori: questo perché il software non è stato sviluppato con la capacità di distribuire tutte le sue operazioni in parallelo, solo alcune.
punto 3 – Per contro al punto 2, utilizzare più applicazioni contemporaneamente mostrerà un vantaggio anche del 30%, specialmente quelle CPU-intensive. Tenete conto che ogni applicazione a 32-bit può al massimo accedere a 2GB di memoria fisica, quindi il vantaggio per singola applicazione è sempre relativo, per questo nell’insieme poi si nota maggiormente.

Tutto è questione di intercettare ciò che è adatto alle proprie esigenze, ed una volta intercettato l’hardware occorre effettuarne una buona taratura, un raffinamento. Mi spiego con un esempio: nel campo del DTP e in generale della grafica, non conviene affatto l’acquisto del Mac Pro 8-core, molto meglio un Mac Pro con quattro core, ma dotato di un ingente quantitativo di memoria Ram e di Storage, e magari un buon Monitor.

Sarà chiaro forse (o forse no), che il progresso tangibile, quello vero, quello che è realmente attestabile, non è tanto nelle “novità” singole (tra l’altro poi nel mercato informatico quello che è nuovo è vecchio dopo un intervallo di tempo brevissimo), ma nelle tecnologie, di cui poi le singole novità sono soltanto implementazioni. Il Mac Pro 8-core quindi trova impiego in determinati campi (pensate anche all’utilizzo nel calcolo scientifico dove magari non si utilizza neanche il Mac OS ma un sistema operativo minimo e ottimizzato, perché no)
ma in altri non si discosta molto dalle prestazioni di macchine analoghe o inferiori.

Non contano solo i muscoli (i core), insomma, ma anche gli arti (pensate alle velocità dei dischi rigidi), la larghezza e la pressione dell’apparato circolatorio (il bus della memoria Ram) e soprattutto il cervello (Sistema Operativo e software ottimizzato), che deve sapientemente fare uso delle proprie risorse. Questa sinergia, se si verifica in modo più o meno coerente (le macchine sono sempre prodotto di uomini) e corretto, dà luogo non a novità, ma tecnologie. E in questo sappiamo che Apple non ci deluderà.

Fonti: Lloyd Chambers
Sul suo blog trovate molte considerazioni interessanti e dettagliate, a cui spesso ho fatto riferimento chiamandole genericamente approfondimenti.
—Valentino
(per gli amici Valetti)

BitTorrent, questo sconosciuto

L’approccio con i file .torrent non sempre è dei migliori, per molti utenti Mac il BitTorrent è addirittura uno sconosciuto.
BitTorrent è il più rivoluzionario protocollo peer-to-peer (P2P) che permette la distribuzione e la condivisione di file su Internet, sviluppato da un trentenne statunitense, Bram Cohen, si è presto imposto come il più performante strumento di condivisione di massa, che permette di coordinare in automatico il lavoro di milioni di computer, ottenendo il miglior beneficio comune possibile.
Inutile negare che la maggior parte dei file condivisi dagli utenti sui canali Torrent sono protetti da copyright e violano le leggi anti-pirateria, ma l’interesse didattico di questo potente mezzo supera le barriere burocratiche, per cui segnaleremo la strada più semplice per usare con scioltezza i .torrent sul nostro Mac.

…SeguePer poter usufruire del sistema è quindi necessario, prima di tutto, prelevare un file con l’estensione .torrent.
Si tratta di un semplice documento di testo, di dimensioni modeste, che descrive i file da prelevare o da trasferire e contiene l’URL di un server traccia (tracker) utilizzato per localizzare i possessori del file o parte di esso.
Questi .torrent possono trovarsi, ad esempio, su una pagina Web o inviati via email da un amico.

Occorre ovviamente un programma (client) per sfruttare i file .torrent che ci porteranno al download del file originale.
Anche se esistono decine di software gratuiti allo scopo, sul Mac si è imposto Azureus, che a differenza dell’ufficiale BitTorrent, permette agli utenti di gestire più file attraverso la stessa interfaccia e mostra decine di informazioni in più rispetto agli altri client.
Però ha i suoi lati negativi, essendo basato su Java assorbe molte risorse al Sistema e spesso è ingiustificatamente lento.
Da qualche giorno però è disponibile la beta 0.7 di Transmission, la soluzione forse definitiva al download dei Torrent sul Mac.

Chi già ha usato le versioni precedenti conoscerà già i vantaggi di Transmission, che non ha perso la sua caratteristica di leggerezza, pur aumentando notevolmente le sua capacità.
Consigliamo assolutamente a chi non lo ha mai provato, di scaricare l’applicazione per apprezzarne la bontà.

A differenza di prima, Transmission è in grado di trovare fonti senza nessun problema ed è molto più reattivo della versione precedente, già da appena lanciato è un fulmine ad agganciare peer e soprattutto pare trovarne in numero maggiore rispetto a prima.
Cambia anche la barra dei menù, con nuove icone e nuove funzioni, inclusa quella del filtraggio, è possibile monitorare separatamente i torrent in download, quelli per i quali faremo da seed, quelli in pausa eccetera, selezionare più di un file e mettere in pausa o eliminare dalla lista solo quelli selezionati, l’inspector ha un numero di informazioni elevatissimo ed ora permette di assegnare ad ogni file velocità di download/upload personalizzate.
Aumenta anche la quantità di opzioni nelle preferenze del programma, una maggiore flessibilità nella gestione della banda e nella programmazione oraria delle restrizioni, un test per verificare che l’apertura della porta TCP, i segnali di avviso per segnalare il termine di un download ed infine la possibilità di vedere la velocità di download e upload nell’icona sul dock.
L’elenco delle nuove funzionalità implementate è disponibile sul sito ufficiale di Transmission.

—OraCle