Risolvere i problemi della rete wireless

Quello che segue è la traduzione e l’adattamento (alla realtà italiana) di un articolo pubblicato recentemente da Adam Rosen sul sito “The Cult of Mac” (www.cultofmac.com), dal titolo “How to Fix Common WiFi Problems” e consultabile, in lingua inglese, qui: www.cultofmac.com/43447.

I dispositivi WiFi, quali, ad esempio, router, modem, adattatori per dotare i computer di connettività WiFi e server per la stampa, operano su una porzione solitamente non regolamentata in dettaglio (mediante assegnazione ad uso esclusivo da parte di un servizio – n.d.t.) dello spettro delle frequenze radio; queste frequenze sono purtroppo condivise con molti altri dispositivi, come forni a microonde, telefoni cordless, telecomandi e altri ancora.

Daremo qui alcuni suggerimenti su cosa provare a fare quando le cose non funzionano…1. Riavviare il router
Questo è un suggerimento elementare, ma molto spesso efficace. Quando realizzate di avere un problema alla vostra rete wireless, riavviate (spegnere, attendere almeno 5 secondi e poi riaccendere) il router o l’access point WiFi che “serve” la connessione. Se la vostra rete è dotata di più di un router o access point, effettuate l’operazione su tutti quanti. Inoltre, non è affatto insolito che le apparecchiature WiFi economiche, destinate al mercato degli utenti domestici, necessitino di essere riavviate ogni tanto, per funzionare in maniera affidabile.
Sul computer, spegnere e riaccendere la scheda WiFi, forza il sistema ad effettuare una nuova scansione, alla ricerca delle reti disponibili. Su un Mac, cliccate sul menù Airport e selezionate “disattiva Airport”, attendete 5 secondi e quindi riattivate. Su iPhone, iPod e iPad, andate in impostazioni -> WiFi e spostate l’interruttore (software) su Off, attendete alcuni secondi e poi riportatelo su On.

2. Cambiare la posizione del router o del computer
Di nuovo, un’indicazione elementare, ma cambiare posizione, anche di pochi metri, può essere sufficiente, a volte, a risolvere il problema. Posizionate il router lontano da superfici metalliche consistenti, come scaffali, cassettiere e armadi metallici, o pareti con rinforzi in metallo, in quanto tutti questi oggetti possono assorbire o riflettere le onde a radiofrequenza e fungere quindi da ostacoli per il segnale.
Reti metalliche come quelle che si possono trovare all’interno dei vecchi muri e dei soffitti (in America? – n.d.t.) sono anche peggio, in quanto possono creare un vero e proprio schermo per il segnale (vedi: gabbia di Faraday – http://www.faradaycage.org). Questo può essere un problema rilevante se abitate in un edificio di non recente costruzione. In un simile ambiente, potreste addirittura avere la necessità di installare un access point, settato come ripetitore di segnale, in ogni stanza, per riuscire ad ottenere una copertura adeguata.

3. Attenzione al surriscaldamento
Un router Wifi è una piccola trasmittente, in genere operante alla massima potenza consentita e tipicamente inserita in un contenitore scarsamente aerato (o non aerato del tutto). Quando sono attivi, molti di loro (in particolare l’Airport Extreme di Apple) raggiungono temperature sufficienti e tenere il caldo il vostro caffè. Se sovrapponete al router altre apparecchiature oppure ostruite le griglie di aerazione (sempre che ci siano – n.d.t.), questo può surriscaldarsi oltre i normali parametri di esercizio, causando ogni sorta di bizzarro comportamento della vostra rete wireless.
Quando vi rendete conto che la rete wireless ha dei problemi, verificate la temperatura delle vostre attrezzature (router, acces point, ecc.) e applicate i correttivi adeguati se le temperature risultano eccessivamente elevate, eventualmente anche spegnendole e lasciandole raffreddare. Posizionate il router o l’access point wireless sopra a tutte le altre apparecchiature, se proprio le volere tenere accatastate una sull’altra e lasciate comunque almeno un paio di centimetri liberi su ogni lato, per consnetire la dissipazione del calore.

4. Aggiornare il firmware
I produttori di router, schede di rete, computer e terminali mobili speso rilasciano aggiornamenti del firmware dei loro prodotti, che possono migliorarne le prestazioni. Quando avete problemi, è utile verificare se il produttore del dispositivo abbia rilasciato un aggiornamento, applicandolo con le modalità indicate, qualora disponibile. Tenete però presente che quando si tratta di aggiornamenti del firmware, la prudenza è sempre d’obbligo. Si sono verificato casi nei quali l’aggiornamento del firmware ha introdotto malfunzionamenti e bug precedentemente inesistenti. Vi è una corrente di pensiero secondo la quale apparati di rete normalmente funzionanti non andrebbero aggiornati, salvo l’insorgere di problemi. Come si dice, “se non è rotto, non aggiustarlo!”.

5. Utilizzare un’antenna migliore o un’antenna esterna
Le antenne dei dispositivi WiFi sono in genere di dimensioni molto ridotte sui router (e a volte anche interne al dispositivo – n.d.t.) e generalmente interne al dispositivo, nei computer e nei terminali mobili. La ricezione di questi dispositivi può essere aumentata utilizzando un’antenna di maggiori dimensioni o un’antenna esterna, per ottenere un migliore rapporto segnale/rumore.
Alcuni router offrono l’opzione di un’antenna rimovibile, o sono dotati di un connettore per collegarne un’altra, in genere venduta a parte. Apple aveva previsto questa possibilità sui vecchi router Airport Extreme, denominati “UFO” (a causa della loro forma – n.d.t.), ma questa opzione è stata eliminata sui nuovi modelli.
Su un desktop o su un portatile con la scocca in metallo, un’antenna esterna è spesso un considerevole ausilio. I Mac Pro e i Power Mac G5 dotati di Airport Extreme possono utilizzare una piccola antenna a forma di “T”, che viene inserita sul retro della scocca del computer. Per i portatili, in genere non è possibile connettere un’antenna esterna alla scheda wireless interna, ma si può utilizzare, in caso di problemi, un adattatore WiFi USB, una scheda su interfaccia PC card (PCMCIA) o una scheda su interfaccia Express card (qualora il portatile ne sia dotato, in relazione alle ultime due interfacce – n.d.t.), che, tendenzialmente, hanno una migliore ricezione del segnale wireless rispetto alla scheda interna al portatile.

6. Eliminare l’elenco delle reti precedentemente salvate
Un problema software può causare inconvenienti alla vostra rete wireless anche quando la parte hardware funziona, invece, correttamente. I Mac e gli “iDispositivi” possono avere, a volte, un attimo di “smarrimento” quando devono associarsi a una rete wireless già nota ed alla quale si sono già associati in precedenza. Questo può accadere, ad esempio, quando è stato sostituito il dispositivo che serve la connessioneo quando è cambiato il protocollo di cifratura della rete, ma il nome della rete (l’ESSID – n.d.t.) e la password sono rimaste invariate. In questo caso, forzare il dispositivo a rimuovere l’elenco delle reti “amiche” precedentemente salvato può essere d’aiuto; un altro suggerimento che può rilevarsi utile è quello di spegnere la scheda Airport prima di applicare modifiche alla rete wireless.
Sul Mac, le informazioni sulle reti precedentemente salvate sono memorizzate in due luoghi: in Preferenze di Sistema -> Network -> Airport -> Avanzate (qui vengono salvati i nomi delle reti) e nel Portachiavi di sistema (qui vengono salvate la password). Dovete rimuovere le informazioni da entrambe le locazioni per riuscire a cancellare ogni traccia delle reti precedentemente salvate.
Indurre questo tipo di “amnesia” sull’iPhone, sull’iPad o sull’iPod Touch, è invece più complesso. Non si possono vedere i parametri della scheda wireless mentre la stessa è disabilitata, quindi il vostro “iDispositivo” cercherà continuamente di connettersi alle reti disponibili mentre voi state “operando”. Per arrivare all’opzione denominata “dimentica questa rete”, cliccate su Impostazioni -> WiFi e quindi sulla freccia a fianco del nome della rete. E’ stato peraltro rilevato che, a volte, il bottone “dimentica questa rete” appare regolarmente, mentre altre volte non appare e si deve quindi ripetere la procedura da capo.

7. Cambiare il canale della rete wireless
La presenza di molti dispositivi che utilizzano la porzione dello spettro delle frequenze dedicata al WiFi (sia nella banda a 2,4 GHz che in quella a 5,8 GHz) provoca certamente una congestione delle frequenze, specialmente nei centri urbani. Cambiare il canale di trasmissione utilizzato dal vostro router, può aiutare. Diversi router sono dotati di una funzione automatizzata, che analizza il traffico locale e assegna dinamicamente alla rete un canale libero da interferenze; se il vostro router dispone di questa funzione, provate ad utilizzarla.
Se non ottenete alcun risultato, utilizzate un software per l’analisi dello spettro RF, come iStumbler per il Mac o WiFiFinder App per iPhone/iPad/iPod Touch. Verificate quali canali sono in uso da parte delle reti che sono a portata dei vostri dispositivi e poi impostate manualmente, sul router, un canale di trasmissione che risulta libero, o poco “trafficato”.

8. Cambiare il protocollo di cifratura della rete
La password della rete wireless non serve solo per ottenere l’accesso alla rete, ma anche a cifrare il traffico della stessa. I protocolli di cifratura includono il WEP, il WPA, il WPA2, ecc. Il WPA e i suoi derivati sono un protocollo di cifratura più robusto del WEP, ma a volte utilizzare un diverso protocollo (anche se meno sicuro, questo è bene sottolinearlo con forza – n.d.t.) può consentire a una periferica o a un terminale problematici di riuscire a connettersi alla rete wireless.
I vecchi dispositivi che supportano solo il protocollo di trasmissione 802.11b potrebbero inoltre non essere in grado di supportare del tutto il protocollo di cifratura WPA, quindi se dovete connettervi con uno di questi dispositivi (incluse le vecchie schede Airport di Apple), il protocolo di cifratura WEP potrebbe essere l’unica opzione disponibile.

9. Utilizzare una rete priva di protezione
I professionisti ed i cultori della sicurezza trasecoleranno sicuramente leggendo questo suggerimento, ma è un fatto che una rete priva di cifratura è in genere quella che presenta i minori problemi. E’ d’altro canto evidente che una tale scelta comporta un elevato rischio per la sicurezza (delle informazioni che vi transitano, nonché del router e dei computer connessi – n.d.t.): una rete wireless “aperta” è l’equivalente di lasciare penzolare un cavo di rete, connesso al vostro router e della lunghezza di una cinquantina di metri (o più – n.d.t.) dalla finestra della vostra abitazione. A volte, però, considerazioni di ordine pratico possono indirizzare verso una simile soluzione.
Personalmente, non raccomando a nessuno di utilizzare una rete wireless priva di cifratura e non protetta da una robusta password, (considerate che in alcuni paesi una simile condotta potrebbe anche essere illegale), ma in un luogo dove la percezione del problema della sicurezza o le capacità tecniche di chi deve utilizzare la rete siano particolarmente basse ed il rischio derivante da una simile condotta sia comunque compreso pienamente, non utilizzare la cifratura della rete potrebbe essere una soluzione praticabile. Accertatevi solo che nessuna informazione sensibile possa transitare sulla rete (utopistico, direi – n.d.t.).

Codici diagnostici per iPhone

Questa è una raccolta dei principali codici diagnostici per iPhone, per utilizzarli bisogna lanciare l’applicazione “Telefono” e quindi digitare le cifre e i simboli di seguito indicati per ciascuna specifica funzione:

*3001#12345#* più il tasto verde di chiamata, per entrare nella modalità denominata “Field Mode”. In questa modalità è possibile visualizzare alcune informazioni di funzionamento relative alla rete, alle celle e alla potenza del segnale.

*#06# E’ uno dei più conosciuti, e mostra il codice IMEI del cellulare. L’IMEI è un codice univoco associato ad ogni cellulare e che insieme alle informazioni contenute nella SIM, permette l’identificazione univoca da parte della rete.

*#21# più il tasto verde di chiamata, per visualizzare le informazioni sull’inoltro delle chiamate voce, delle chiamate dati, degli SMS, ecc.

*#30# più il tasto verde di chiamata, per abilitare o disabilitare l’anonimizzazione della chiamata.

*#33# più il tasto verde, per visualizzare le informazioni sulle chiamate in uscita.

*#43# più il tasto verde di chiamata, per visualizzare le informazioni sull’avviso di chiamata.

*#67# più il tasto verde di chiamata, per visualizzare le informazioni sull’inoltro di chiamata quando il cellulare risulta occupato.

##002# per disattivare tutte le deviazioni di chiamata attive.

Tutti questi codici sono da utilizzare a vostro rischio e pericolo!

Inviare file PDF ad iTunes per la sincronizzazione con iBooks

Quella che segue è sostanzialmente l’adattamento e la traduzione di un post di Josh Sunshine sul blog “The Apple Blog” e disponibile per la consultazione, in lingua originale, all’indirizzo: www.theappleblog.com/2010/07/01/.
Essere costretti ad inserire manualmente i file PDF in iTunes, al fine di sincronizzarli con iBooks e quindi averli disponibili sull’iPhone o sull’iPad, può essere un compito tedioso. Utilizzando il metodo che stiamo per descrivere, si potrà però inviare qualsiasi documento, o anche una pagina web, direttamente alla sezione “Books” di iTunes, per un’agevole sincronizzazione.
Approntare iTunes a tale scopo è semplice: tutto ciò che si deve fare è aprire la cartella “Applications” (Applicazioni con il sistema operativo in italiano) e creare un alias di iTunes (facendo control-click sulla sua icona e selezionando la voce “Crea Alias”).
Si deve ora trascinare l’alias appena creato nella cartella Home/Libreria/PDF Services (se non c’è la si può tranquillamente creare); questa operazione aggiunge iTunes quale opzione disponibile, quando si seleziona il pulsante “PDF” nelle opzioni di stampa, in una qualsiasi applicazione.
Nel momento in cui si seleziona “PDF” nel menù di stampa, però, l’opzione appena aggiunta risulterà denominata come “iTunes alias”, nome che, in quel contesto, appare davvero scarsamente esplicativo.
Sarà quindi opportuno rinominare l’alias con un nome maggiormente significativo, come, ad esempio, “Invia PDF ad iTunes” oppure “Registra PDF in iTunes”, in modo che alla successiva selezione l’opzione possa assumere il nuovo nome.
Ora, ogni volta che si vorrà aggiungere un documento o una pagina web ad iBooks, per poterla leggere con comodo in un secondo momento sui propri dispositivi mobili, tutto ciò che bisogna fare sarà di selezionare, nel menù dell’applicazione, la voce File -> Stampa, cliccare sul bottone “PDF” e selezionare la voce corrispondente all’opzione per l’invio ad iTunes precedentemente creato.
Il documento o la pagina web saranno quindi salvati in formato PDF e inviati alla sezione iBooks della vostra libreria di iTunes. Questo metodo è ovviamente valido per qualsiasi applicazione che possa gestire file PDF.

Altolà spam anche per iPhone/iPad

Qualche giorno fa, sul nostro forum, è stato sollevato il problema della ricezione di SPAM su iPhone/iPad. Ricordavo di aver letto qualcosa di simile sul libro iPhone The Missing Manual ed ho pensato che sarebbe stato utile riportare in italiano il tutorial di David Pogue.
Il software Mail per iPhone/iPad, pur essendo uno straordinario programma di posta elettronica per un apparecchio mobile, non è ovviamente paragonabile a Mail.app per MAC OS X (e volevo pure vedere!!!).
A cosa mi riferisco? L’invio degli allegati è, in parte limitato, non si possono creare regole e, venendo al problema di questo post, non si possono separare le mail di spam che, come sappiamo, rappresentano la stragrande maggioranza delle mail ricevute.
Tuttavia, le seguenti istruzioni (raggiungibili cliccando sul continua) dovrebbero aiutarci a risolvere il problema. Premetto che io non lo uso e non sono riuscito a provarlo (alla fine vi spiego il perché), perché ho la buona abitudine di usare http://meltmail.com/ per creare account temporanei e uso un account fake, non impostato su iPhone/iPad, per quelle aree pubbliche di internet sottoposte al continuo controllo di software automatizzati capaci di registrare gli indirizzi.
Detto questo, per utilizzare un filtro spam su iphone, tutto quello di cui abbiamo bisogno è 10 minuti del nostro tempo e un nuovo e segreto account (gratuito) a GMAIL (es. emailsegreto@gmail.com), che è dotato di un ottimo filtro per spam e che filtrerà la posta al nostro account principale.
Badate bene che quanto segue, vi obbligherà a ricevere tutta la posta del vostro account principale, sull’account segreto di gmail, account che sarà impostato sul vostro iPhone/iPad, invece del vostro account solito.
Supponendo che l’indirizzo mail da proteggere sia iphonespamless@miomail.it, bisognerà farsi inviare tutta la posta che qui ci arriva, dal nostro nuovo account gmail. Vi anticipo che, il nostro nuovo emailsegreto account dovrà essere impostato NON dal tab importa “gmail” preimpostato da iPhone/iPad, ma come “altro account”.Purtroppo, però, non sarà sufficiente inoltrare semplicemente la posta all’account emailsegreto di gmail, perché altrimenti, ogni qualvolta faremo un reply a messaggi ricevuti, li faremo a noi stessi.
La procedura, apparentemente complessa, in realtà è semplice. Una volta sottoscritto l’account segretoemail a gmail, bisognerà fare in modo che tutte le mail pervenute al nostro iphonespamless siano inoltrate a emailsegreto. La funzione Mittente personalizzato di Gmail vi permette di usare Gmail per inviare messaggi con un altro dei vostri indirizzi email elencato come mittente al posto del tuo indirizzo Gmail.
Per fare questo, entrare nella pagina impostazioni di quest’ultimo (che si trova sulla destra in alto, accanto al nostro emailsegreto@gmail.com), selezionare il tab “account e importazione” (il secondo da sinistra), selezionare “invia messaggio come” (seconda opzione dall’alto).
Non abbiamo fatto altro che far gestire a gmail il nostro account.
Ora, però, bisogna fare in modo che quando si inviano i reply ai nostri interlocutori, questi arrivino dal nostro email pubblico e non da quello segreto. Cliccare su “invia la posta da un altro indirizzo”, inserire il proprio iphonespamless e aspettare la mail di conferma da gmail, che conterrà un link da seguire per dimostrare di essere il possessore dell’indirizzo in questione. Tornare alle impostazioni di emailsegreto@gmail e indicare il nuovo indirizzo come quello di default. A questo punto inserire il nuovo indirizzo nell’iPhone senza usare, come dicevo, la opzione pre-impostata “gmail”, ma usare l’ultimo tab che in genere è “altra” (in iPhone/iPad: home>impostazioni>email, contatti, calendari>account, aggiungi account>altra). Scegliere IMAP con i seguenti valori:

IMAP: informazioni dell’account
Nome: quello che volete appaia quando inviate messaggi
Indirizzo: iphonespamless
Descrizione: quello che vi pare

Server posta in arrivo
Nome host: imap.gmail.com
Nome utente: emailsegreto (senza il suffisso @gmail.com)
Password: ******

Server posta in uscita
Nome host: smtp.gmail.com
Nome utente: emailsegreto (senza il suffisso @gmail.com)
Password: ******

Le successive impostazioni avanzate possono essere lasciate così come sono, a meno che non abbiate particolari esigenze.
D’ora in poi, quando qualcuno invierà email al vostro iphonespamless account, vi arriverà tramite gmail che avrà provveduto a filtrarle. Quando voi risponderete sembrerà che lo facciate dal vostro mail conosciuto e non da segretoemail.

Concludo confessandovi che volevo verificare di persona la bontà di quanto scritto e ho provato i vari passaggi, arenandomi quando gmail mi ha chiesto il n. di telefono. Infatti, a quanto pare, negli ultimi tempi è cambiato qualcosa in gmail, sicché alla sua richiesta del mio n. di telefono per sottoscrivere un nuovo account, ho risposto “no, grazie”.

Mauro.

Creare, modificare e alleggerire i file .MKV

Il “contenitore multimediale” è un formato file che può contenere vari tipi di dati sincronizzando codec video, codec audio, sottotitoli e menu. Lo stesso familiarissimo file .mov di QuickTime è un contenitore del genere.
Lo scopo del progetto Matroska è quello di offrire un formato contenitore multimediale moderno, flessibile, estensibile e multipiattaforma, che permetta lo streaming attraverso Internet, una ricerca rapida all’interno del file ed anche i menu tipo DVD.
I file Matroska diventano sempre più diffusi e si riconoscono dalle classiche estensioni che sono solitamente .MKV per il video ed .MKA per l’audio. Questo contenitore supporta formati video MPEG-2, MPEG-4, WMV, RealVideo, Theora, Adobe Flash e x264, mentre per l’audio può contenere i formati MP3, WMA, RealAudio, Vorbis, AC3, DTS e FLAC, più i classici formati VobSubs, Ogg Writ, USF e SRT per i sottotitoli.
Attualmente la maggior parte dei filmati in alta definizione reperibili sui vari network di P2P e BitTorrent (spesso di origine pirata) sono in formato Matroska, conseguentemente si prevede che in tempi forse brevi questo tipo di file multimediali diventerà uno standard di fatto per quanto riguarda i contenuti audio e video.
Sul Mac non c’è un vasto assortimento di software per realizzare o editare filmati .MKV, ma c’è un progetto OpenSource con una promettente tabella di marcia, che viene aggiornato in maniera costante da un interessante team di sviluppo, soprattutto da Mosu, l’admin del sito www.bunkus.org. Si tratta di MKVToolnix, che proprio qualche giorno fa ha raggiunto la sua 4 versione pubblica.
Il programma permette di ricavare numerose informazioni, estrarre tracce audio e dati da un determinato file Matroska e creare il proprio file .MKV da un altro formato video. Come per il contenitore multimediale supportato, anche il software è coerentemente multipiattaforma, disponibile per i sistemi Windows, per le principali distribuzioni Linux e per Mac OS X.
Anche se MKVToolnix è localizzato nella sola lingua inglese, non sarà difficile imparare ad usarlo per bene, proprio per la semplicità della GUI e per le preimpostazioni già pronte. Sarà perciò possibile aggiungere o modificare capitoli, lingue e i sottotitoli per realizzare il proprio file in base alle esigenze personali, ma anche di eliminare queste risorse, se inutilizzate, in modo da ridurre notevolmente lo spazio richiesto dal filmato.
MKVToolnix 4 è disponibile per il download in maniera completamente gratuita, e richiede Mac OS X 10.6 per funzionare, altrimenti bisognerà ricorrere a versioni precedenti.

Ridimensionare un gruppo di immagini con…

Tante volte Apple mette a disposizione degli strumenti in un Mac nuovo e l’utente nemmeno si rende conto di quanto essi siano potenti. Applicazioni piccole, magari usate tutti i giorni, ma difficilmente sfruttate in tutte le loro funzionalità.
Tra queste, senza andare a scomodare le famose suite iLife o iWork, c’è Anteprima.app, oltre che logicamente TextEdit.app, Utility Disco.app, Utility Network.app, Automator.app, Mail.app, QuickTime Player.app, AppleScript Editor.app, senza elencarle tutte.
Ognuna di queste “semplici” applicazioni nasconde potenti funzioni e opzioni incredibili. Proprio Anteprima.app (in inglese Preview.app) permette di realizzare scontorni rapidi ed efficaci con Alpha istantaneo, oppure regolazioni dei colori di tutto rispetto, inserimento di elementi grafici (testi e forme geometriche basilari), addirittura permette di operare su più livelli. Ma non è tutto. Tra le sorprese riservateci da questa applicazione, che fondamentalmente nasce “solo” per visualizzare immagini, c’è la possibilità di ridurre in un istante centinaia di immagini portandole tutte alla stessa misura. Quante volte capita di dover inviare a qualcuno numerose immagini in bassa risoluzione, e bisogna (nella migliore delle ipotesi) scomodare Photoshop, magari con un suo automatismo realizzato ad hoc? Bene, con Anteprima.app sarà sufficiente aprire contemporaneamente i file interessati (logicamente facendone prima una copia se ci interessa salvaguardare gli originali), selezionarli tutti con una Mela+A e impostare la misura desiderata (riduzione, ma anche ingrandimento) in Strumenti > Regola dimensione… a questo punto bisognerà uscire dall’applicazione (Mela+Q) e confermare la modifica a tutti gli elementi. Attenzione che la modifica è irreversibile. In pochi istanti centinaia di immagini verranno ridimensionate in base alle nostre esigenze.
Molto comodo, vero?
Anteprima.app di Apple è incluso in tutti i Mac, ed a questa pagina del sito Apple sono disponibili alcune delle sue principali caratteristiche.

Migliorare l’audio di un filmato AVI senza riconvertire il video

Spesso può capitare di ritrovarsi tra le mani un filmato (quasi sempre in formato avi) che, seppur dalla qualità video apprezzabile, presenta un sonoro dal volume troppo basso. Spesso la soluzione più semplice è quella di riconvertirlo normalizzando il volume dell’audio, ed uno dei programmi più facili da usare è l’immancabile MPEG Streamclip. Il software, infatti, nelle opzioni di esportazione (Regolazioni) ha la possibilità di applicare una regolazione automatica (o manuale) del volume. Quest’esportazione tuttavia implica una conversione del video, anche esportando nuovamente nello stesso formato (avi per esempio), con un dispendio di risorse ed una perdita (magari impercettibile) di qualità video. Per evitare questo sarà necessario separare l’audio dal video per poi riunirli nuovamente insieme, dopo un accurato editing dell’audio. Il software necessario si può limitare anche ai soli Mpeg Streamclip e QuickTime 7 pro.
La procedura è la seguente: si apre il filmato da riparare con Mpeg Streamclip (o “si apra”, come giustamente scrivono sulle riviste professionali) e si esegue l’esportazione dell’audio in formato MP3 agendo sulle regolazioni automatiche del volume. Chi non ha installato il codec LameMP3 dovrà esportare prima in AIFF e poi convertire in MP3 con iTunes. Chi vuole può anche affidarsi ad un editor esterno come Audacity.
A questo punto apriremo in QuickTime pro sia il filmato (bisognerà aver installato almeno il codec Perian) che il file MP3 dal volume normalizzato.
Sarà sufficiente eliminare la traccia suono precedente della finestra proprietà del filmato (mela + J), poi copiare l’intera traccia del nuovo MP3 normalizzato ed incollarla (aggiungi a selezione e scala) con la scorciatoia Mela+Alt+Shift+V. Un semplice Mela+S ci permetterà di salvare il filmato modificato in .MOV. A questo punto, per chiudere il tutto, apriremo il nuovo filmato .MOV con Mpeg Streamclip, che ci permetterà di salvare in AVI (con un semplice Mela+S) senza riconvertire il filmato, ed incorporando il nuovo audio, senza intaccare il video e senza alcuna perdita di qualità.
Il breve filmato caricato sul nostro canale di YouTube potrà essere di grande aiuto: www.youtube.com/watch?v=rMCfseo3bQ0