Le dimensioni contano

Disk Inventory X e GrandPerspective sono due applicazioni, piuttosto simili nelle funzioni come nell’interfaccia, che consentono di avere un colpo d’occhio rapido ed efficace sull’effettiva occupazione di dischi, in effetti volumi, o semplici cartelle.
In entrambi i casi, la durata della scansione dipende dalla dimensione del volume o della cartella in oggetto, dalla sua effettiva occupazione nonché dalla velocità del processore e dalla concomitanza di altri eventuali processi in corso ovvero il tutto può richiedere anche alcuni minuti. Al termine della scansione viene presentato un grafico in forma di mappa ad albero dal quale è possibile iniziare ad orientarsi per capire chi esattamente stia occupando spazio disco, dove ed in quale misura.
Se già la visione d’insieme non bastasse ad individuare gli eventuali colpevoli, si possono cliccare i vari elementi del grafico per sapere quali file rappresentino, dove questi siano collocati ed altri dettagli. Soprattutto con Disk Inventory X, e specialmente se si è attivata la finestra Informazioni, le informazioni sul file e sulla sua collocazione sono piuttosto articolate e possono essere lette con calma mentre si confrontano informazioni su altri file al solo spostamento del puntatore. GrandPerspective invece permette alternativamente o un’analisi rapida spostando il puntatore o solo la lettura dei dettagli di un file singolo.
Entrambi i programmi richiedono Mac OS X 10.3 o successivo e questo dovrebbe coprire la quasi totalità degli utenti Mac (OS X) attuali. Disk Inventory X è alla versione 1.0 mentre GrandPerspective è alla 1.3.3. Entrambi sono squisitamente gratuiti come d’altra parte gli sviluppatori non rifuggono da eventuali donazioni di denaro sonante. Tra i due, solamente GrandPerspective è presente su SourceForge.
L’utilizzo di questi programmi è consigliato innanzitutto a chi non si spiega come mai il suo disco sia già farcito oltre l’immaginabile. A proposito, fa sempre bene ricordare che le prestazioni di un disco cominciano a decadere quando la percentuale di spazio occupato supera il 50% e degradino notevolmente quando questa percentuale si avvicina al 90% per aprire le porte del Male con valori superiori (a buon intenditor…). Allo stesso tempo l’utilizzo di queste applicazioni dovrebbe essere effettuato da chiunque a cadenze più o meno regolari per controllare che non siano presenti oggetti smarriti ed ingombranti o inutili rimanenze di chissà quale applicazione. Si potrebbe ad esempio scoprire che il carissimo, in tutti i sensi, programma di aggiornamento del navigatore conserva gelosamente ogni passato aggiornamento di vari GB, per un totale di alcune decine di GB nascosti in una sottocartella della Library…

Chi è senza peccato…

TorrentDam è un piccolo software che permette la ricerca di file torrent su più siti in contemporanea, arrivato alla versione 3.0 apporta delle migliorie tra le quali l’aggiunta di motori di ricerca come Kickass e Sumo Torrent e l’aggiunta del browser Google Crome.
Il programma richiede Mac OS X 10.4 o successivi e gira su Mac PPC e Intel. Interfaccia microscopica e gradevole, si installa, dopo averlo scaricato gratuitamente dal sito ufficiale, con un veloce Drag and Drop… così sarete pronti subito ad infrangere la legge… o no?
Facciamo un piccolo excursus sui file torrent, poi ci addentreremo nell’argomento più spinoso del lecito e non.
Il torrent è un protocollo Peer to Peer che consente la distribuzione e la condivisione di file mediante la rete (la condivisione NON è un reato), i file originali che si vogliono condividere vengono spezzettati in tanti piccoli frammenti (qui sta il trucco! ) che verranno inviati a chi li richiede, una volta che tutti i frammenti di un file vengono scaricati il file viene ricomposto nel computer del destinatario. Il vantaggio è che in questo modo è possibile scaricare i frammenti di file di cui necessitiamo da più fonti, frammenti che a nostra volta siamo obbligati ad inviare a chi ne ha bisogno.

Piccolo vademecum dello scaricatore di file torrent:
1. I Peers: sono coloro che stanno scaricando un file ma non lo hanno scaricato completamente, i peers condividono i frammenti di quel file che per il momento posseggono.
2. I Seed: sono coloro che hanno diffuso il file originale o che lo hanno scaricato completamente, i seed sono molto importanti in quanto solo loro possono fornire informazioni su tutti i frammenti che compongono quel file e ovviamente solo loro hanno tutti i frammenti.
3. Il Tracker: è un server centrale che svolge il ruolo di smistatore, il tracker infatti coordina le richieste degli utenti che stanno cercando di scaricare dei file e fornisce informazioni su chi ha i frammenti che servono, Il Tracker non contiene i file che vengono condivisi e i file non transitano attraverso di lui.
4. I file torrent: sono dei piccoli file con estensione torrent che non contengono il file da scaricare ma solamente delle informazioni su di esso, come ad esempio tutti i frammenti nel quale è stato diviso il file originale oppure l’indirizzo del Tracker da contattare.


Semplificando il concetto: quando un utente decide di scaricare un file viene contattato il tracker che gli indica da chi scaricare i frammenti del file, man mano che ogni frammento viene scaricato viene anche condiviso con gli altri, quando tutti i frammenti vengono scaricati il file viene ricomposto e automaticamente quell’utente diventa un Seed di quel file.

Uno dei principali vantaggi dei torrent è l’elevata velocità alla quale è possibile scaricare file di grosse dimensioni (tipo film, discografie complete, ecc…).
Bene, tutto chiaro? Ora il fatto di poter scaricare con un programma gratuito, pezzettini infinitesimali di grandi file in condivisione GRATUITA, mi fa pensare… ma è una cosa eccezionale! Costruiamo subito una statua a quel genio che ha inventato il tutto!
Poi mi fermo e penso: se fossi Madonna (quella che canta, sì) oppure Tornatore, o anche il proprietario della Buena Vista, sarei preoccupato che a qualche mascalzoncello venisse l’idea di digitare una ricerca di una mia canzone o di un mio film? I miei diritti d’autore in questo caso chi me li paga? I milioni di euro che ho speso per produrre “quel film” chi me li rifonde se è tutto gratis?
Ho in mente un’ultima domanda, la più importante, forse: se possiedo un computer e scarico un’applicazione gratuita che mi permette di scaricare in condivisione qualsiasi file un utente voglia condividere… tra i filmini delle vacanze della famiglia Rossi e Titanic… cosa sceglierò? E voi?

Spedire mail sicure con il Mac

La comunicazione via mail, come tutti sanno, è basata sul protocollo SMTP (Simple Mail Transfer Protocol), un sistema “semplice” che, appunto, non consente una comunicazione sicura: in altre parole, tutto il contenuto del messaggio viaggia in chiaro lungo le linee digitali. Non solo, ma rimane conservato sui server del provider per anni!!! (meditate gente… meditate) Il sistema GPG si propone di risolvere questo problema, criptando e decriptando i messaggi spediti e ricevuti.
Da buon Maccanico alle prime armi, proverò a spiegarvi come.

Principio base di funzionamento
Il meccanismo si basa sulla creazione e sull’uso di un set di due chiavi: una chiave pubblica (pub), da diffondere e pubblicare, e una chiave privata (sec), da custodire con grande cura. Le due chiavi sono generate dal sistema con un’unica operazione, utilizzando degli algoritmi matematici. Senza scendere troppo in dettaglio, ci basta sapere che GnuPG (The GNU Privacy Guard) è il progetto GNU che si occupa dello sviluppo di OpenPGP.
Ogni utente, dicevamo, avrà quindi un proprio set di chiavi. 
Ecco come funziona…L’utente A vuole spedire una mail all’utente B; la mail contiene tutte le rivelazioni sulle notti alcoliche dei Maccanici genovesi, con tanto di foto compromettenti allegate! Capirete bene! È meglio che non cada nelle mani sbagliate. Per fortuna, A e B sono entrambi in possesso di una coppia di chiavi GPG. E si sono scambiati le reciproche chiavi pubbliche (e solo quelle!).
L’utente A scrive il messaggio, vi appone la propria firma univoca, e all’atto di spedirlo ne cripta il contenuto usando la chiave pubblica di B. Tale messaggio potrà essere decifrato solo usando la chiave privata di B. 
La chiave privata di B è (per ipotesi) posseduta esclusivamente da B, il quale deve evitare di condividerla o perderla. In tal modo, solo il legittimo destinatario è in grado di leggere il contenuto del messaggio. 
In altro modo possiamo semplificare così. La chiave pubblica di B è come una cassaforte che può essere liberamente consegnata ad A.
L’utente A scrive la lettera, prende il foglio (lo firma) e lo chiude nella cassaforte. Adesso la cassaforte (di B) può essere fatta viaggiare in tutto il mondo, in modo sicuro, poiché solo B è in possesso della chiave, ovvero del codice che la potrà aprire, e avrà anche la possibilità di controllare se la firma di A è autentica.
Ma attenzione: il meccanismo è sicuro nell’ipotesi in cui le chiavi private non vadano perse o condivise; in tali casi, il meccanismo crolla!

Cosa ci serve:
– un programma di posta adatto: Mail o Thunderbird, per esempio.
GPGTools, 18,7 MB. Lo si scarica da qui: http://www.gpgtools.org. Con un doppio click su GPGTools.pkg ci chiede la password da amministratore e in solo colpo installiamo in Mac OS X il sistema di cifratura OpenPGP, i plugin aggiuntivi per Mail (per Thunderbird installare anche il plugin Enigmail), il pannello GPGTools nelle Preferenze di Sistema e infine il programma GPG Keychain Access.
-ovviamente gli strumenti (programma di posta, Pgp) devono essere installati sia da chi spedisce che da chi riceve.
Adesso che facciamo?

1) Creiamo il nostro set di chiavi: avviamo l’app “GPG Keychain Access”. In alto a sinistra c’è un simbolo della chiave con la scritta New. Un clic e inizia la creazione, il vostro Big Bang! Il programma vi avvisa: Generate a new key pair (state per generare una coppia di chiavi). Lasciate pure impostato il tipo su RSA default e la lunghezza a 2048. Se volete, potete dare una data di scadenza alla chiave, come per le mozzarelle (ma non è indispensabile). In Full Name scegliete se mettere il vostro vero nome o il vostro nick. Poi l’indirizzo mail associato e c’è spazio per un commento (facoltativo!). Scegliete con cura perché queste impostazioni (esclusa la data di scadenza) non saranno modificabili (almeno nei miei tentativi fatti… NdA). Siete pronti? ok, cliccate su “Generate Key”: una finestra consiglia di compiere delle azioni nel frattempo, al fine di migliorare l’interazione con il generatore di numeri casuali che lavora in background. L’altra finestra invece vi chiede una PASSPHRASE (che non è la password da amministratore). Più è lunga e complessa, più sicura sarà la vostra cassaforte. La data di nascita dei vostri figli oppure forzabrasile non lo è, mai! Inserite di nuovo la passphrase e date l’ok.
Ecco! Nella finestra dell’applicazione è apparsa la vostra coppia di chiavi. Nella colonna Tipo c’è scritto sec (ovvero secure), identifica la vostra chiave privata da custodire gelosamente.
Nella colonna ShortID c’è il numero univoco che la identifica. Adesso clic su Export e salvate la vostra chiave pubblica (solo quella) in un file ascii (“ShortID”.asc)

2) Aprite Mail. Sotto l’intestazione è apparsa una riga PGP. Create un nuovo messaggio a cui allegate il file .asc, cioè la vostra chiave pubblica. In pratica state inviando la “cassaforte” al vostro amico. Lui a sua volta userà GPG Keychain Access, tasto Import, e salverà così la vostra chiave pubblica sul suo Mac. Il primo passo è fatto, ora inizia il divertimento. (memo: dopo aver importato la chiave pubblica, è opportuno fare dal menu Messaggio > OpenPGP > AGGIORNA LE CHIAVI; oppure chiudere e riaprire Mail)

3) Il vostro amico, a sua volta, apre Mail per rispondervi, ma questa volta nella finestra del nuovo messaggio, metterà un flag su “Firmato” (per garantire la propria identità) e su “Cifrato”: nel menu a tendina sulla destra sceglierà la vostra chiave pubblica precedentemente importata. Finisce di scrivere il corpo del messaggio, di mettere gli allegati e quindi vi invia la mail criptata, chiusa nella “vostra” cassaforte.

4) Ecco, vi è arrivata una nuova mail, la selezionate, una riga con un bel lucchetto vi dice: “Questo messaggio è stato cifrato con PGP” e vi appare una finestra che chiede la vostra Passphrase, ovvero l’unica chiave che permetterà di leggere la mail. inseritela… et voilà! La cassaforte vi svela il contenuto: i nomi e la foto de iMaccanici ubriachi, addormentati con la testa sul tavolino… che figura!

Facile no? 
Qualcuno di voi, spero perdonerà la sintesi e la superficialità di questo tutorial. Poche righe per spiegare il “meccanismo” e le istruzioni minime per iniziare ad usarlo. Servirà invece da stimolo per chi, più curioso, vorrà approfondirne aspetti importanti, come ad esempio la ricerca o l’upload delle chiavi pubbliche sui “server delle chiavi”. A questo indirizzo potrete cercare e scaricare la chiave pubblica nientemeno che di Steve Jobs e usarla: “Caro Steve, ti scrivo dal mio Mac…”

Buone mail sicure a tutti!

Processi, priorità e prestazioni

Tra i principali motivi del successo di UNIX c’è senza dubbio la capacità di multitasking reale; ovvero la possibilità, da parte del Sistema Operativo, di far girare contemporaneamente numerose applicazioni.
Questo vale logicamente anche per Mac OS X, Sistema Operativo di derivazione UNIX, della famiglia BSD. Se apriamo Monitoraggio Attività (si trova in Applicazioni/Utility) possiamo notare che ogni programma, applicazione, comando che si lancia e ogni servizio attivo sul Sistema da origine a uno o più processi a cui viene assegnato un numero che lo identifica univocamente, chiamato IDP (IDentificator Process).
Un processo consta di codice eseguibile, posizione di esecuzione, dati gestiti, file aperti, ambiente di esecuzione e credenziali. Ogni processo, tranne kernel_task (a cui corrisponde l’IPD 0), è generato da un’altro processo di cui si definisce il PIPD (Parent IPD). Si parla quindi di processo padre (parent) e processo figlio (child).
Ogni processo ha una priorità preassegnata, con un valore che varia tra -20 e 20 e che determina quanta CPU time rispetto agli altri il Sistema dovrà dedicargli. La priorità preimpostata di un task è 0 (-20 è considerata la massima priorità); questo valore può essere modificato attraverso il Terminale, ma bisogna usare il comando renice, avere una certa dimestichezza e risalire all’ID del processo.
La vivace software house Eosgarden di Losanna offre una piccola applicazione gratuita in grado di gestire i processi dei programmi per Mac OS X su un livello più avanzato e con la possibilità di assegnare priorità a ciascuna separatamente.
Il nome dice praticamente già tutto: ProcessRenicer. Una volta lanciato il programma verrà visualizzato un elenco di tutti i processi in esecuzione e ad ognuno sarà possibile decidere la priorità, dando al Sistema il compito di allocare le risorse in base alle proprie esigenze.
La grafica dell’interfaccia è fortemente ispirata allo strumento di Apple, ma le informazioni fornite sono numerosissime ed interessanti, anche per chi vuole solo curiosare senza toccare nulla, ma soprattutto per chi ha la capacità di intervenire con sapienza su questi valori.
ProcessRenicer è disponibile gratuitamente per il download dal sito dello sviluppatore e richiede un Mac con processore Intel e Mac OS X 10.6 o successivi.
Sempre sul sito di Eosgarden è possibile approfittare dei numerosi progetti Open Source e freeware molto interessanti, che rispecchiano ognuno l’indiscussa qualità svizzera nella realizzazione di software.

Aumentare il volume degli Mp3 e AAC

Chi i brani in iTunes non li compra soltanto, ma li importa dall’analogico, li scarica più o meno legalmente, o in qualche modo li crea a modo suo, può ritrovarsi nel tempo con tracce musicali dal volume più basso del normale e magari dovrà affrontare la regolazione manuale per ogni brano, con l’utilizzo di software di audio editing costosi, o difficili da usare se gratuiti.
Denys Yevenko, già famoso su Windows per MP3 Cutter Joiner, ha recentemente rilasciato una piccola, ma potente applicazione, per l’editing rapido dei brani in formato Mp3 e AAC/M4a (i formati audio compressi supportati da iTunes).
Smart Gain permette (con un semplice clic del mouse) sia di normalizzare automaticamente il livello del volume di tutti i file audio, che di amplificare un’intera traccia registrata a volume basso o un suo particolare frammento senza modificare il livello complessivo del volume del file.
L’unica finestra del software, seppur piacevole nell’aspetto, sente il peso di uno sviluppo ancora acerbo su Mac (mancano le abbreviazioni da tastiera più comuni come Command+A o la barra spaziatrice per il Play) eppure l’efficacia del programma merita particolari apprezzamenti, addirittura si possono trascinare intere Playlist da iTunes ed effettuare in batch modifiche e salvataggi. La cosa più straordinaria è che Smart Gain modifica il volume dei file senza convertirli, promettendo di mantenere inalterata la qualità originale. Di conseguenza vengono preservati tutti i metadati e le copertine dei brani.
I livelli del volume sono rappresentati visivamente con la classica forma d’onda per individuare rapidamente le tracce che necessitano di un intervento. Dispone inoltre di un player integrato, rendendo il pre-ascolto semplice e immediato.
Smart Gain, prodotto da X-WAVE, costa 9,95 dollari ed è disponibile per il download in versione Trial, che permette la modifica di 15 tracce, poi bisogna pagare. Una piccola ingenuità dello sviluppatore è che all’esaurimento della demo basterà un piccolo intervento, nemmeno troppo astuto, per ricominciare daccapo o rimandare la scadenza della Trial a mai (ma questo non ve lo dico).

Portatili fine 2008 con 8GB di memoria Ram

La scoperta arriva da OWC, ed in pochi giorni ha fatto il giro del mondo: grazie ad un aggiornamento del firmware, alcuni MacBook e MacBook pro che supportavano fino ad un massimo di 6GB di memoria, potranno normalmente utilizzare anche 8GB di Ram (due banchi da 4GB).
Tutto ebbe inizio negli ultimi mesi del 2009, quando Apple rilasciò un aggiornamento dell’EFI per risolvere problemi relativi al lettore ottico, ma secondo diversi esperti, in maniera del tutto silenziosa, Apple avrebbe modificato nelle settimane successive questo aggiornamento, includendo importanti migliorie, tra cui la gestione migliore della Ram nei portatili, senza pubblicare alcuna nota relativa all’update.
Questa notizia è rimasta segreta fino ad ora poiché la modifica di questo aggiornamento del firmware non viene segnalata automaticamente dall’utility di Aggiornamento Software dei MacBook e MacBook pro interessati.
Il nuovo firmware può essere scaricato da questi link:
MacBook pro (MacBookPro5,1): MacBook Pro EFI Firmware Update 1,8 (download)
MacBook (MacBook5,1): MacBook EFI Firmware Update 1,4 (download)
e può essere installato sui seguenti portatili Apple:

● MacBook 13.3″ 2.0GHz e 2.4GHz
● MacBook Pro 15″ 2.4GHz (tutti)
● MacBook Pro 15″ 2.53GHz modello con slot ExpressCard (fine 2008)
● MacBook Pro 15″ 2.8GHz modello con slot ExpressCard (fine 2008)

È importante controllare prima in Apple System Profiler che la versione della BootROM sia la MB51.007D.B03 per i MacBook e la MBP51.007E.B05 per i MacBook Pro.
Le fonti di questo articolo sono diverse, ma il contenuto non cambia.
Cosa ne pensate, qualcuno lo ha fatto? Nel My Store di Cagliari affermano che i modelli in questione supportano al massimo 6GB, dovranno ricredersi?

Avi, flv e altro in iTunes, con audio sincronizzato

iTunes, croce e delizia per molti Mac User, è il player ufficiale di Apple per riprodurre, organizzare e acquistare file multimediali con il proprio Mac (e PC). Cosa rende iTunes particolarmente unico? Oltre all’accesso a Ping o iTunes Store (per scaricare musica, film, software, audiolibri e podcast) il player offre vantaggi straordinari grazie alla funzione AirTunes disponibile con le piccole basi wireless Airport Express.
AirTunes prende la musica dalla libreria iTunes sul computer e la trasmette in modalità wireless a qualsiasi stereo o set di altoparlanti della casa. È sufficiente collegare AirPort Express a una presa di corrente vicino agli altoparlanti e collegare questi ultimi con un comunissimo cavo audio.
Un’idea efficace e geniale, se non fosse che molti di noi non dispongono di una carta di credito sufficientemente carica per comprarsi tutti i film desiderati su iTunes Store. Chi ha una collezione di DVD può convertirla per iTunes grazie a vari programmi gratuiti, ma chi ha una discreta quantità di filmati .avi (i famosi DivX scaricati in rete) e non ha sufficiente tempo o spazio per convertirli tutti in MP4 (con relativa perdita di qualità) è costretto a rinunciare e usare un altro player.
Cosa occorre quindi per copiare filmati .avi (ma anche altri formati) in iTunes, risparmiando tempo e spazio, senza convertirli e senza generare documenti altrettanto pesanti?
Solo un paio di freeware e qualche secondo: rimarrete meravigliati!
Innanzitutto un codec che permetta a QuickTime di riconoscere gli .avi (Perian.org), una volta installato accertiamoci che QuickTime riproduca correttamente i filmati DivX. Poi serve un software per salvare i file .avi in formato .mov, ma come filmati di riferimento non come documento indipendente. Oltre a poter usare QuickTime 7 Pro o MpegStreamclip, è possibile scaricare l’ottimo QT Sync, che permette anche di spostare l’audio mal sincronizzato e rendere migliore la fruibilità del filmato.
A questo punto abbiamo tutto il necessario. Apriamo il file .avi con QT Sync, verifichiamo che audio e video siano allineati e salviamolo come filmato di riferimento .mov in una apposita cartella (Command+Shift+S) che quando avremo riempito con i nostri leggerissimi .mov potremo trascinare nel pannello Film della libreria di iTunes.
A questo punto sarà possibile buttare i file .mov appena creati (una copia verrà eseguita in pochi istanti nella Libreria di iTunes), ma è importante ricordare che i file originali (mpeg, flv o avi) dovranno rimanere sempre nel loro hard disk (meglio se al loro posto e con lo stesso nome) poiché è da li che iTunes attingerà al contenuto dei file .mov appena importati.
Buona visione e ricordate di non scaricare materiale protetto da copyright.