Le tue foto sono appena all’inizio

Ciao a tutti, oggi recensisco il programma di fotoritocco Flare. Disponibile per il download dal sito dello sviluppatore o sul Mac App Store di Apple.
Flare è uno shareware con 15 giorni di prova gratuita che per ora costa 7,99 euro, fino al 18 marzo (periodo di offerta lancio al 50%).
All’avvio del programma (localizzato solo in inglese) si presenta una finestra con l’icona del programma, che invita al trascinamento della foto da trattare.
Fatto questo, in alto trovate le modifiche preimpostate: 33, Andrea Doria, Black and White, Bleach, Brownie, Captain Proton, CCTV, Driftwood, Family Album, Folded Poster, Light Leak, LOHO, Mesochrome 160, Molga, Mr. Blue Sky, Night Life, Old View, Plastic Camera, Postcard, Scripture, Shoebox, Soft Stipple, The Great Depression e Video Transfer.
Ecco la foto originale, scattata da me a Londra, che andremo a modificare insieme.
1) Apriamo il programma.
2) Trasciniamo la foto da lavorare nella finestra principale di Flare.
3) In alto a destra premiamo Presets, li ci appaiono tutte le anteprime.
4) Scegliamone una, nel mio caso Black and White.
5) La vostra foto originale si modificherà, in basso a destra cliccate Apply.
6) Sotto la foto troverete le opzioni per poterla ruotare o ritagliare prima di salvarla. Se vi va bene così, saltate questo passo.
7) Cliccate: File > Save or Export. O Save or Export in alto a sinistra della finestra del programma.
8) Potete scegliere di salvare l’immagine come un file, di inviarla direttamente a Flickr o di spedirla via E-mail.
9) Nel mio caso la salvo come file, quindi scelgo File e clicco su Save or Export.
10) Altra schermata, dove posso scegliere nome, destinazione, numero di pixel (800, 1024, 1600 o 2400), formato (jpeg, png o tiff) e percentuale di qualità (Il valore preimpostato è al 100%) per il salvataggio.
11) Save e ecco la nostra foto.
Qua il link alla foto Black and White.
Qua il link alla foto Folded Poster.
Qua il link alla foto Postcard.
Se invece non ci bastano le modifiche preimpostate, possiamo occuparcene noi scegliendo Edit al posto di Presets (Edit è alla destra di presets) con cui sbizzarrirci con i più svariati effetti.
Una volta premuto Edit apparirà un altro menu a tendina dove troveremo: Add Effect; divisi in tre categorie:
Color effects: Esposizione, saturazione colore, filtri colore, tinta e molti altri.
Lens effects (Trad. Obiettivo della macchina fotografica): sfuocare, zoom, luce e altri.
Creative effetcs: grana, cornice, pixel e altri.
Ogni volta che ne sceglierete uno si aprirà un ulteriore menu a tendina dove modificare ulteriormente l’opzione prescelta. Il bello è che ogni volta che modificate potete vedere varie anteprime cliccando su Normal.
Per salvarle, i vari passi oramai li conoscete.
Che dire del programma?
Non è proprio un vero fotoricocco come Photoshop dove modificare singole parti selezionate, qua si può modificare solo tutto l’insieme.
Mi son piaciute le molte opzioni già preimpostate per fare delle foto simpatiche e molto velocemente. E le opzioni quasi infinite se sceglierete la modalità di editing manuale, c’è veramente da perdersi tra le funzioni che si aprono dai vari sotto menu.
Il prezzo è molto invitante, direi che vale appieno i 15,99 euro richiesti, figuriamoci ora che è scontato al 50%. Il periodo di prova di 15 giorni è un motivo in più per scaricarlo e giocarci un po’.
Vivamente consigliato!

Hard Disk 2TB Western Digital USB 2.0

Dal mese di novembre dell’anno scorso, l’arrivo di Amazon in Italia ha aperto agli utenti nostrani la possibilità di acquistare prodotti eccezionali (milioni di libri, migliaia di cd e dvd, ma anche videogiochi, elettrodomestici, software, giocattoli ed orologi) a prezzi interessanti, spesso imbattibili.
Nell’ultimo mese uno dei prodotti più gettonati è stato il Western Digital Elements Desktop HardDisk USB 2.0 nel taglio da 2TB (cod: WDBAAU0020HBK).
In effetti il prezzo di vendita (67,90 euro spedizioni incluse) vale già il solo disco rigido, se poi si conta che ha anche un box esterno, alimentatore e cavo USB, il dispositivo si fa estremamente invitante.
Abbiamo comprato il disco e siamo rimasti molto soddisfatti dell’acquisto. Si tratta di un normale hard disk esterno USB 2, compatto e essenziale. La confezione è minimale, senza sprechi, con carta ecologica (riciclata e riciclabile). L’unità misura 12,5 x 20,4 cm, è alto 3,5 cm e pesa esattamente un chilo, ha solo un led bianco posteriore per l’attività e pur non avendo un interruttore on/off il dispositivo si spegne da solo, staccando il cavo USB o spegnendo il computer. Arriva preformattato in NTFS per Windows, quindi per prima cosa va inizializzato con Utility Disco e magari partizionato in GUID.
L’amico Eugenio (co-fondatore de iMaccanici) l’ha collegato alla sua base Apple AirPort Extreme, che non spegne mai, ed ha constatato che dopo l’espulsione dal Finder il disco esterno va in stop, riducendo il consumo e preservando il disco dall’usura.
All’interno, fissato da due staffe e alcuni gommini sagomati di plastica blu, c’è un capiente drive Western Digital Caviar Green a risparmio energetico da 2TB (2000 GB a velocità variabile, Intellipower max 7200 rpm), che rispetto alle unità desktop standard riduce i consumi ed è il massimo in quanto a temperatura di esercizio ed acustica, infatti anche mettendolo “alla frusta” resta comunque tiepido, inoltre parcheggia le testine dopo 8 secondi di inattività.
Tutti vantaggi quindi? No!

Il nostro disco è un WD20EARS che ha ben 64MB di cache, ma c’è chi ha trovato solo un WD20EACS con “appena” 16MB di cache o un WD20EADS con 32MB. Insomma è questione di fortuna.
Infine chi come noi vorrà smontarlo, per utilizzarlo magari nel proprio Mac, dovrà rinunciare al riutilizzo del box esterno con un altro Hard Disk che non sia supportato dalla scheda interna del box.
Abbiamo provato a montare diversi dischi più piccoli, ma nessuno, nemmeno se prodotto dalla stessa WD ha funzionato (o non parte proprio, o richiede un’inizializzazione impossibile), tranne per un paio di Caviar Green da 1TB ed un paio di Samsung (da 1TB e da 750GB). La compatibilità con il chipset Oasis desktop 1607P è un mistero ancora irrisolto.
Inoltre per aprirlo bisogna fare attenzione (video) a non rompere le linguette di plastica. Non ci sono viti sul case, ma solo incastri. L’acquisto è comunque consigliato.

La scorciatoia delle scorciatoie

Esibirsi in scorciatoie da tastiera ignote ai più, con virtuosismi alla Rachmaninoff ed efficacia e rapidità senza pari, è un po’ il sogno o la necessità di tutti. I fortunati che devono usare principalmente solo pochi programmi, dopo qualche tempo riescono a memorizzare ed usare una grande quantità di comandi da tastiera. Al tempo stesso, chi per lavoro o diletto deve destreggiarsi tra numerose applicazioni anche complesse, diverse versioni o sistemi operativi, nonché semplicemente macchine configurate in maniera differente, rischia la confusione totale o, peggio, il richiamare in un attimo con la punta delle dita il comando “brasa disco”.
In tutto ciò viene in aiuto KeyCue della Ergonis Software, ormai alla versione 5.2 dalla 1.0 del maggio 2004, che opera dietro le quinte ma pronto a manifestarsi all’occorrenza alla sola (prolungata) pressione del tasto Mela Cmd. Appena invocato, lo schermo viene oscurato quasi in stile Kernel Panic ed appare una finestra centrale che riassume tutte le scorciatoie da tastiera disponibili in quel momento per quel programma su quella macchina. La scelta è allora tra il memorizzare quella o quelle che ci sfuggivano tornando subito ai nostri compiti oppure scorrere con il mouse per cliccare direttamente il comando cercato. In questo modo non solo KeyCue funge da promemoria per ricordare le varie scorciatoie ma anche da “stanza dei bottoni” per i vari comandi disponibili da tastiera.
Alle scorciatoie dell’applicazione attiva si aggiungono altre funzioni e le scorciatoie di sistema ovvero, ad esempio, quelle di Menù Apple, Dock, Servizi, Dashboard, Display, Exposé, Spaces, Front Row, Text Input, Screen Shots, Spotlight, Universal Access, Contrast e dello stesso KeyCue (ovvero la scorciatoia per la scorciatoia della scorciatoia delle scorciatoie…).
Le preferenze prevedono, tra l’altro, la possibilità di scelta tra vari temi e la personalizzazione della velocità di reazione e del contenuto della finestra delle scorciatoie.
I requisiti di sistema, per quanto Snow Leopard sia raccomandato, partono da Tiger (Mac OS X 10.4).
A fronte di tutto ciò, si chiedono 19,99 euro per licenza singola o 29,99 per il pacchetto famiglia (massimo di cinque componenti dello stesso nucleo).
Il consiglio personale è di non provare KeyCue dato che poi non se ne potrà fare a meno, se non altro per farlo apparire e giocherellare con l’animazione della selezione tra le varie voci.

Gestire il flusso di lavoro di immagini Raw

Molti utenti Mac sono anche appassionati di fotografia ed a loro è dedicata questa applicazione.
Le fotocamere digitali, oggi producono immagini in formato Raw: il perché di questa scelta è semplice: a posteriori è possibile regolare finemente la gradazione dei colori, sovra e sottoesposizioni.
Il file ottenuto deve poi essere convertito in un formato più semplice da gestire ed è qui che interviene Rawker, un convertitore gratuito per file Raw che ha fatto propria la storica filosofia di Apple del “Rendilo semplice”.
Consente infatti di processare un singolo file Raw così come una intera cartella con estrema facilità. È altresì possibile creare una cartella di riferimento che Rawker controllerà ciclicamente alla ricerca di nuove immagini da convertire automaticamente secondo le preferenze impostate, non appena inserite in detta cartella.
Ovviamente prima di convertire ogni file, potrete modificare le impostazioni al fine di ottimizzare l’aspetto delle vostre immagini; queste impostazioni possono essere salvate si da poterle richiamare a vostro piacimento.
Durante il processo di conversione multipla, Rawker mostrerà l’immagine attualmente in lavorazione. Il software è in grado di convertire in formato Tiff o Png a 16 bit, RGB per stampa o internet a 48 bit oltre al più modesto jpeg con profondità 8 bit.
I metadati contenuti nel file originale verranno mantenuti anche nelle immagini convertite in Tiff o jpeg. La conversione delle immagini potrà avvenire, a scelta, utilizzando Apple’s Core Graphics (Quartz) oppure Dave Coffin’s DCRaw, tool che non richiede installazione a parte in quanto già compreso nel programma e che supporta più formati RAW di quanti non ne supporti Quartz.
Scaricando dal link più sotto indicato, troverete una cartella che contiene due versioni di Rawker: la 1.4.2 più vecchia adatta anche ai SO precedenti a Tiger e l’ultima release, la 2.3.3 compatibile fino all’ultima versione di Snow Leopard.
L’altra cartella contiene ImageShow (in versione 1.3 e 2.1.2) inserito con lo stesso criterio del precedente. Esso serve a visionare velocemente le foto contenute in una qualsivoglia cartella: indicate la cartella ove sono contenute le foto, cliccate su open, la prima immagine apparirà, usate il cursore destro per visionare la seconda e così via, chiaramente il cursore sinistra aprirà la precedente.
Visualizzando le immagini potete valutarle e quindi ordinarle secondo valutazione o eliminarle, utilizzando il menù file, potrete inoltre ruotare ogni immagine o trasformarla in scala di grigi come qualcuno ha chiesto qualche giorno fa.
Sul sito dello sviluppatore, in tedesco, sono visibili alcune foto artistiche nel bianco e nero prediletto dall’autore, oltre ad un più ostico per noi non Teutoni, piccolo corso di fotografia. Presente anche una scala di grigi utile alla regolazione dei monitor e le istruzioni per regolarlo al meglio. Il sito insomma di un appassionato di fotografia per appassionati.
Da visitare: raifra.fh-friedberg.de/Mac/.

Un rapporto energetico

Battery Report è una utility dello sviluppatore DssW, piuttosto interessato ai consumi energetici dei computer ed il relativo controllo (vedere alla pagina Products and Services).
Il programma è estremamente semplice e fornisce un dettagliato rapporto, numeri seriali inclusi, sulle caratteristiche delle varie fonti energetiche che alimentano il computer ovvero batteria dei portatili, alimentatori e UPS. Questo rapporto può essere esportato come un file pdf formattato ad hoc dal programma stesso, stampato o inviato per email.
Il rapporto è composto di una sezione “Computer”, a sua volta divisa in Hardware e Operating System (inclusiva di vari numeri seriali e caratteristiche principali), ed una sezione per ogni fonte di alimentazione eventualmente collegata dove vengono riportati seriali e caratteristiche di ognuna. Nel creare il rapporto, si può scegliere di omettere qualche sezione magari per non distribuire i numeri seriali della macchina. Purtroppo mancano funzioni grafiche o anche testuali di registrazione e rappresentazione dei consumi nel tempo.
Il programma può tornare utile nella ricerca di problemi di alimentazione e nella verifica dei componenti interessati quando né il pannello Energia di System Profiler né CoconutBattery ci hanno soddisfatto. In effetti i punti di forza rispetto a queste altre due soluzioni o ad altre utility gratuite sono abbastanza marginali ma possono tornare comodi, soprattutto in fase di ricerca guasti.
A fronte di cotanto servizio, lo sviluppatore richiede gentilmente un emolumento pari a 6 euro (pardon, 5,99) per rimuovere l’infamante scritta “Demonstration License” dal rapporto in pdf come dalla schermata stessa del programma.
Curiosamente i requisiti di sistema partono da Snow Leopard.

Un disco veloce come la luce

Esistono due tipi di Ram Disk: software e hardware, il primo Ram Disk Software fu scritto da Jerry Karlin in Inghilterra tra il 1979 e il 1980 che ebbe l’idea di dare la possibilità ai primi microcomputer dell’epoca di utilizzare più memoria Ram di quanto le CPU potessero direttamente indirizzare. Utilizzare la Ram come un disco dava innegabili vantaggi di prestazioni rispetto ai dischi rigidi, specie a quel tempo in cui non tutti i calcolatori ne avevano uno a disposizione. I Ram Disk hardware hanno origine più lontane, dobbiamo tornare indietro nel tempo ai primi anni 50 quando sui calcolatori a valvole IBM vennero utilizzati i Charged Capacitor Read Only Store (CCROS), dei veri e propri Solid State Drive, i precursori delle odierne Eprom e delle Memorie Flash.
Con l’abbassamento dei prezzi degli SSD, sempre più alla portate delle masse, parlare oggi di Ram Disk software non ha più molto senso, ma se avete un Mac (magari un MacBook con un hd meccanico da 5400 rpm) con tanta Ram la soluzione software che vi presentiamo oggi del californiano Peter Hosey (tra l’altro sviluppatore di software apprezzatissimi in ambito Mac quali Adium e Growl) potrebbe interessarvi ugualmente.
Come abbiamo già detto, utilizzare un Ram Disk software come storage porta vantaggi prestazionali rispetto ad un Hard Disk meccanico per svariati motivi: tempi di accesso, throughput massimo e il tipo di file system sono i più importanti. Il rovescio della medaglia è che tutto ciò che viene memorizzato su un Ram Disk sparirà dalla memoria dei nostri computer allo spegnimento dello stesso (magari per un Kernel Panic :D) o a causa di una caduta di tensione elettrica, quindi se volete essere sicuri di non perdere un vostro lavoro memorizzato in Ram Disk assicuratevi che le batterie del vostro portatile o del vostro gruppo di continuità siano cariche ed efficienti.
L’utilizzo di Make Ram Disk è veramente semplice, una volta scaricato e scompattato il file, basta lanciare Make Ram Disk.app, scegliere la dimensione del proprio Ram Disk (compatibilmente alla quantità di Ram a disposizione del vostro Mac) e premere il pulsante Make Ram Disk, subito avrete a disposizione sulla scrivania e in Finder una unità disco esterna dove potrete copiare i progetti su cui vorrete lavorare. Nel caso abbiate lasciato la spunta su “Save settings for next time” (salva le impostazioni per la prossima volta) e alla prossima esecuzione del programma vorrete cambiare la dimensione del Ram Disk (che di default è impostata a 64 MB) basterà tener premuto il tasto opzione (alt) quando lancerete di nuovo il programma per poter scegliere nuovamente la dimensione del vostro Ram Disk.
Gli utilizzi possono essere molteplici, lo sviluppatore di questo programma suggerisce di utilizzarlo come cartella temporanea per le registrazioni da schermo fatte con QuickTime o iShowU oppure come cartella per i download da Safari o Adium dei quali non volete lasciar traccia, potrete copiarci sopra un progetto di Photoshop molto pesante e con tanti livelli, insomma scatenate la vostra fantasia e magari cronometro alla mano verificate gli effettivi aumenti di velocità di esecuzione. Noterete grandi benefici nelle performance e nel consumo di energia (specie per i portatili) in tutte quelle applicazioni che richiedono continui accessi al disco fisso come ad esempio vedere un film: copiandolo e lanciandone la riproduzione sul Ram Disk otterrete maggiore autonomia dal vostro MacBook (magari quando siete in viaggio in treno).
Nel caso invece che vogliate conservare i file lavorati all’interno del Ram Disk dovete ricordarvi a fine sessione di lavoro di copiarli sul vostro Macintosh HD (o qualsiasi altro disco rigido) prima di spegnere il computer o espellere il Ram Disk altrimenti perderete tutto il lavoro svolto!
Il programma richiede come requisito minimo Mac OS X 10.4 (Tiger) ed è disponibile gratuitamente per il download nel sito dello sviluppatore.

Utility gratuita a riga di comando

Il primo pensiero che ho avuto è stato: ma io questa “cosa” come la presento ai miei 25 lettori? Ma soprattutto, come faccio a spiegarla senza spaventare molti utenti Mac(canici)?
Perciò mi rivolgo a Voi che non avete mai usato il Terminale: non scappate!
Dovete sapere che sotto il vostro scintillante Desktop, sotto le icone colorate, sotto i comandi “clicca e trascina”, sta battendo un purissimo cuore *x (Unix, Linux, BSD, OS X…) ovvero: molte delle cose che fate abitualmente, possono essere “ridotte” a semplici e meravigliosamente sintetici “comandi”. Per esempio, proprio in questo momento volete conoscere il contenuto della vostra cartella “Utente”.
Siete curiosi? allora nessun timore! Invece di aprire il Finder, lanciate l’applicazione Terminale e nella finestra azzurra che vedete scrivete ls e poi schiacciate il tasto invio.
Will Nolan, l’autore di CpuThrottle, ha fatto qualcosa di simile: il suo programma funziona proprio così. A questo punto, un po’ incuriositi, vi state chiedendo: ma insomma, perché costui si è dato tanto da fare, a che serve?
Il giovane (?) Will era solito usare il suo MacBook (immaginiamo un white in policarbonato) per fare operazioni pesanti e gravose, come la conversione video di Matrix da guardare alla tv dopo cena. Epperò si sa, il policarbonato scalda e magari si rovina pure. Come tutti noi aveva installato una qualche utility per regolare la velocità delle ventole: peggio che andar di notte! Il Macbook restava bollente e in più faceva pure il rumore di una Formula 1!
Ma il Genio è geniale per tautologica definizione e in una frazione di secondo ti capovolge il mondo intero: invece di aumentare la velocità delle ventole, decide che è meglio diminuire la percentuale di CPU che un programma può usare. Certo l’elaborazione impiegherà più tempo, ma così il computer rimane più fresco e si può continuare ad usarlo per altre operazioni. Semplice, in modo disarmante, tanto che mi chiedo come mai Apple non ci abbia già pensato.
E se ora avete anche deciso di usare CpuThrottle … un po’ di attenzione e seguite con me queste semplici istruzioni.
Scaricate il file compresso (formato *.gz) del programma dalla pagina dell’autore (il file binario cputhrottle.gz). Il nostro Mac OS X si è già occupato di estrarlo (se Safari è impostato in questo modo): prendete il file “cputhrottle” e trascinatelo sul vostro desktop. Adesso aprite l’applicazione Terminale (su forza, avete visto che non morde!) e scrivete questi comandi, facendo bene attenzione a maiuscole, minuscole punti e spazi. Ok, se volete fate copia e incolla!
Dopo ogni comando premete il tasto (invio)
cd ./Desktop (invio)
Bravi, vi siete appena spostati sul desktop, dov’è presente il file.
chmod +x cputhrottle (invio)
Con questo comando avete messo un flag al file e lo avete trasformato in un programma pronto per essere utilizzato (infatti noterete che l’icona è cambiata diventando un eseguibile).

Vediamo come lanciarlo, ma per prima cosa sappiate che per terminare il programma dovrete premere i tasti ctrl + c
Aprite l’app “Monitoraggio Attività”: nella seconda colonna c’è il nome del processo (software), nella prima colonna c’è il numero (IDP) che lo identifica: segnatevelo!
L’ho sperimentato con Burn che effettua la conversione video di un AVI in MPEG usando il programma FFmpeg, che nel mio caso aveva IDP 123 (al posto di 123 usate il vostro numero, che cambierà ogni volta).
Torniamo nel Terminale e usiamo il comando “sudo ./cputhrottle xxx yy” dove xxx=il numero del processo che volete controllare, mentre yy è la percentuale di CPU che gli consentirete di usare. Questo è l’unico momento in cui dovete fare attenzione, perché state per usare la password da amministratore (richiesta dal comando sudo – super user do – super utente comanda…) ed è meglio non applicare il comando ad un processo di sistema (esempio quelli identificati con l’utente root). Quindi, sapendo che il processo da tenere sotto controllo ha IDP numero 123 e vogliamo lasciargli solo il 25% della CPU, dovremo scrivere il seguente comando e schiacciare invio:
sudo ./cputhrottle 123 25 (invio)
Vi è apparsa la scritta “Password:”. Scrivete la password da amministratore (esempio: supermicio) e date invio. Quindi:
supermicio (invio)

Fermi! non imprecate… non dite che non è successo nulla… Se andate a controllare in Monitoraggio Attività, scoprirete che la % di Cpu usata dal processo FFmpeg è scesa a 25 come richiesto e infatti il vostro Mac sta tornando fresco e silenzioso..
Ora volete interrompere CpuThrottle? ctrl + c ed è fatta!

E che un pio Maccanico programmatore ci faccia il dono di un’interfaccia grafica o almeno di un Automator!