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mercoledì, 23 luglio 2014__11:15

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Messaggi beta, come non salvare le Chat, o quasi


Ancora in pochi usano iChat, e pochissimi di questi hanno installato la versione beta di Messaggi, applicazione di default nel prossimo OS X Mountain Lion.
Perché usarlo? Perché, come dice Apple, l'applicazione Messaggi porta iMessage sul Mac, proprio come sull’iPad, iPhone e iPod touch con iOS 5.
Questo significa poter inviare iMessage illimitati a qualsiasi Mac, iPad, iPhone o iPod touch; iniziare una conversazione iMessage sul Mac e continuarla su un qualsiasi dispositivo Apple o videochiamare con FaceTime. Messaggi supporta iMessage e gli account AIM, Yahoo!, Google Talk e Jabber, quindi basterebbe anche il account legato all'indirizzo mail gratuito targato imaccanici.it.
Chi però ha già installato Messaggi, avrà notato che le Chat vengono salvate di serie in una apposita cartella senza possibilità di evitarlo, pena il rischio di essere "pizzicati" in qualche conversazione delicata o privata.
Purtroppo, non si sa ancora perché, sembra impossibile evitare il salvataggio delle chat, come invece era possibile con il vecchio iChat.
Perciò bisognerà ricordarsi di spostare ogni volta nel Cestino questi file "sensibili".
Ho scelto perciò di salvare direttamente i messaggi nel Cestino del Mac, evitando modifiche acrobatiche al file com.apple.iChat.plist, ottenendo così la certezza di eliminare i messaggi ad ogni sessione.
Farlo è facilissimo, basterà raggiungere le preferenze del programma (mela+virgola con Messaggi/iChat aperto) e scegliere il Cestino come cartella di destinazione alla voce "Messaggi > Salva le chat in: Altro…". Per farlo bisognerà raggiungere il percorso tramite l'abbreviazione Mela+maiuscole+G incollando il percorso del Cestino "~/.Trash" per ottenere questo risultato.
Fatto, grazie!
Qui trovate la pagina Apple per il download della beta di Messaggi.

Nota aggiuntiva:
Come emerso dai commenti di mauropasha all'articolo, questo metodo si riferisce al salvataggio delle chat tradizionali di iChat (AOL Instant Messenger, ICQ, XMPP/Jabber, Bonjour, Google Talk, Yahoo! ed altri), mentre per eliminare gli archivi di iMessage e FaceTime bisognerà cancellare (a programma chiuso) la cartella Messages che si trova in ~/Libreria/.
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Chi lascia la via vecchia (SL) per la nuova (Lion)…


Leggo di alcuni amici che, con il passaggio a OS X 10.7 Lion, si rammaricano di aver perso alcune funzioni cui erano abituati (e, diciamocelo pure, affezionati) con Mac OS X 10.6 Snow Leopard (mi duole il cuore ad averlo accantonato… :-( n.d.a.).
Ebbene, cari nostalgici, non tutto è perduto: ci viene incontro il sig. Fredrik W che, sul suo sito ha reso di recente disponibile per il download un'applicazione chiamata Lion Tweak che, come scrive lui stesso, "ci consente di personalizzare e correggere alcune nuove, ma irritanti funzioni di OS X 10.7".
L'applicazione, nonostante non sia in italiano, è di semplice utilizzo: estratto il dmg, alla sua apertura ci troveremo un pannello simile a quello di Preferenze di Sistema con il logo di Lion violentato da una chiave inglese, che è anche il simbolo identificativo dell'applicazione stessa.
Il pannello ci offre 17 (consentitemi l'OT… il numero 17 porta sfiga per chi parla italiano, mentre per chi usa la lingua di Albione è il 13 a portare sfiga…) opzioni alcune delle quali, a mio parere, inutili, altre invece più utili, tutte selezionabili con un semplice clic su uno dei due bottoni a disposizione "yes" o "no". Per esemplificare, abbiamo la possibilità di rendere sempre visibile la cartella Library, oppure (ri)abilitare l'opzione di ripetizione tasti che Lion, mutuandola da iOS, ha trasformato nella selezione di caratteri speciali… e così via.
L'applicazione come avrete intuito è localizzata in inglese ed è aggratisse, anche se Fredrik non disdegna una donazione.
Giocando con il titolo e con il famosissimo adagio… Chi lascia la via vecchia per la nuova… con Lion Tweaks la ritrova.
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Un tunnel verso l'altra parte del mondo


Se anche a voi, navigando, capita di incontrare qualche sito che rifiuta il dialogo, in quanto non cittadino statunitense o inglese e la cosa vi fa (giustamente) imbestialire così come fa imbestialire me, allora la soluzione del problema è TunnelBear, contro il content divide.
Trattasi di una VPN che permette a chiunque di accedere ad Internet con un IP inglese o americano, potendo così usufruire di quei servizi che non sono disponibili al di fuori di quel paese con una semplice modifica del DNS.
L'unica limitazione della versione con accesso gratuito è che si hanno a disposizione appena 500Mb al mese di navigazione, incrementabili sino a 1,5Gb/mese accettando un tweet o ancora, sborsando 4,99 dollari al mese, esso diventa illimitato.
TunnelBear è disponibile per il download gratuito sul sito ufficiale (per Mac e PC). Installato il programma che vi chiederà di autenticarvi (tranquilli, l'ho già fatto io) per poter caricare una nuova scheda di rete virtuale, vi chiederà un indirizzo email valido per inviarvi i codici di attivazione.
Ora, dopo esservi loggati con le credenziali e la password che avete inviato, potete avviare la nuova VPN col pulsante ON e decidere la nazionalità preferita.
Lanciato il processo, bisogna però prima chiudere Safari o altro browser, potrete navigare come se foste da tutt'altra parte del mondo semplicemente e quasi con la stessa velocità.
Buona navigazione!
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Sincronizzare la Rubrica Indirizzi su più Mac


Dropbox, il noto servizio di archiviazione online, o meglio di sincronizzazione remota, ad oggi avrà probabilmente già superato i 30 milioni di utenti registrati, una cifra impressionante, ma comprensibile. Solo raramente però le potenzialità offerte da questo cloud storage gratuito vengono sfruttate appieno. Quello che voglio proporvi oggi è destinato a chi ha più di un Mac ed usa intensamente la Rubrica Indirizzi.
La comodità di poter sincronizzare la Rubrica Indirizzi del Mac con quella del cellulare è innegabile, ma avere sempre la rubrica aggiornata su ogni Mac è prerogativa di quei pochi privilegiati che pagano annualmente un account MobileMe.
L'esigenza di sincronizzare i contatti su più Mac, specialmente negli ambiti lavorativi, può essere appagata con pochi passaggi, ma per farlo occorre usare il Terminale.
Eugenio ha fatto da cavia, e io l'ho seguito felicemente a ruota.

Primo passo, se non l'abbiamo già fatto, è registrare un account Dropbox (partendo da QUI regalerete un po' di spazio extra ai maccanici), poi bisognerà effettuare il download dell'applicazione Dropbox.app da installare sul Mac ed inserire i dati dell'account appena registrato.
Nella home del Mac comparirà la cartella magica Dropbox che ad ogni modifica verrà aggiornata in remoto, sia sui server di Dropbox Inc. (a San Francisco in California) che su ogni computer connesso ad Internet che abbia installato Dropbox.app con i nostri dati di accesso.

A questo punto è prevedibile che nella cartella Dropbox sarà possibile mettere, oltre alle mille cose di utilizzo quotidiano, anche la cartella di supporto che contiene i contatti della Rubrica Indirizzi. Tale cartella si trova in Home (l'icona della casetta) /Libreria/Application Support e si chiama appunto AddressBook, potremmo magari richiamarla con un alias per "ingannare" Rubrica Indirizzi.app… peccato però che il software non si lasci adescare da un "semplice" alias, ma richieda almeno un collegamento simbolico (in inglese symbolic link). E per creare un symbolic link bisogna utilizzare necessariamente il Terminale (o un software come MacDropAny, ma si perderebbe tutto il divertimento).
Ecco i pochi, semplici passi da effettuare per realizzare un sicuro meccanismo di sincronizzazione della Rubrica Indirizzi:

1) Chiudere tutte le applicazioni, specialmente quelle che potrebbero accedere alla Rubrica (iCal, Mail, Rubrica Indirizzi, ecc…)
2) Spostare (dopo averne fatto una copia di salvataggio e averla collocata altrove) la cartella AddressBook che si trova in Home/Libreria/Application Support in Home/Dropbox.
3) Lanciare il Terminale ed incollare questo comando ln -s ~/Dropbox/AddressBook/ ~/Library/Application\ Support/AddressBook
4) Attendere il termine dell'upload (cioè fino a quando l'icona di Dropbox torni a mostrare la spunta verde) e lanciare Rubrica Indirizzi.

Se gli indirizzi ci sono tutti significa che l'azione è andata a buon fine. A questo punto ogni Mac collegato al proprio account di DropBox avrà una copia della cartella AddressBook nella cartella "magica" di Dropbox.
Per attivare la sincronizzazione sugli altri Mac basterà spostare nel cestino la cartella AddressBook (che si trova in Home/Libreria/Application Support) e incollare il comando ln -s ~/Dropbox/AddressBook/ ~/Library/Application\ Support/AddressBook. E il gioco è fatto.

Si sconsiglia l'utilizzo simultaneo di Rubrica Indirizzi su più macchine, perché potrebbe creare qualche incidente di percorso durante la sincronizzazione. Per il resto la comodità è impareggiabile.
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Ridurre le dimensioni del backup di Time Machine


Quando Apple crea strumenti potenti ed allo stesso tempo facili da usare, può risultare difficile intervenire in "opzioni banali", o almeno giudicate tali dall'utente medio. In effetti gli sviluppatori di Cupertino impiegano parecchie energie a limitare le personalizzazioni dei software con la speranza di ridurre il rischio che i clienti meno avvezzi possano impostare parametri poco efficienti o addirittura controproducenti.
Il backup effettuato da Time Machine è molto più complesso di quello offerto da altri software più tradizionali: Time Machine aggiunge versioni modificate dei file fino a quando non riempie il disco, solo allora le copie più vecchie vengono eliminate (dopo un preavviso) recuperando lo spazio minimo necessario ad accogliere nuovi file.
I documenti vengono gestiti in maniera complessa, tramite l'utilizzo degli hard link, per risparmiare quantità enormi di spazio ed evitare inutili duplicati. Però questo non basta, perché a volte lo spazio occupato è ancora troppo, e con un po' di impegno si può ancora ottimizzare il lavoro guadagnando longevità nella cronologia.
Consigliamo sempre di non escludere nulla dal backup, tuttavia qualche volta può essere profittevole liberarsi di intere cartelle che letteralmente sprecano spazio sul disco destinato all'archiviazione.
Si tratta delle cartelle come quelle di cache o della memoria virtuale (/private/var/vm/), ma anche alcune proprie dell'utente, come le Macchine Virtuali di Parallels, Fusion o VirtualBox, che ad ogni avvio di virtualizzazione implicano la duplicazione notevoli quantità di dati (interi pacchetti con i dischi immagine delle macchine). Recupererete così diversi GB di storie certamente ingombranti.
Per eliminare i vecchi backup inutili basta entrare nell'applicazione Time Machine, individuare la cartella da "purgare" e selezionare l'elemento con il tasto destro (ctrl+clic) spostandosi col puntatore su "elimina tutti i backup della cartella".
Mentre per liberarsi dalla copia automatica di queste cartelle, sarà sufficiente lanciare Preferenze di Sistema e spostarsi nel pannello Time Machine, trascinando le cartelle da escludere definitivamente nella finestra Opzioni, dove c'è scritto "escludi questi elementi dai backup".
Conosco persone che dopo queste semplici procedure hanno recuperato anche un centinaio di GB (uno di questi sono io), con piacevole sorpresa.
Arrivederci alla prossima!;-)
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Le dimensioni contano


Disk Inventory X e GrandPerspective sono due applicazioni, piuttosto simili nelle funzioni come nell'interfaccia, che consentono di avere un colpo d'occhio rapido ed efficace sull'effettiva occupazione di dischi, in effetti volumi, o semplici cartelle.
In entrambi i casi, la durata della scansione dipende dalla dimensione del volume o della cartella in oggetto, dalla sua effettiva occupazione nonché dalla velocità del processore e dalla concomitanza di altri eventuali processi in corso ovvero il tutto può richiedere anche alcuni minuti. Al termine della scansione viene presentato un grafico in forma di mappa ad albero dal quale è possibile iniziare ad orientarsi per capire chi esattamente stia occupando spazio disco, dove ed in quale misura.
Se già la visione d'insieme non bastasse ad individuare gli eventuali colpevoli, si possono cliccare i vari elementi del grafico per sapere quali file rappresentino, dove questi siano collocati ed altri dettagli. Soprattutto con Disk Inventory X, e specialmente se si è attivata la finestra Informazioni, le informazioni sul file e sulla sua collocazione sono piuttosto articolate e possono essere lette con calma mentre si confrontano informazioni su altri file al solo spostamento del puntatore. GrandPerspective invece permette alternativamente o un'analisi rapida spostando il puntatore o solo la lettura dei dettagli di un file singolo.
Entrambi i programmi richiedono Mac OS X 10.3 o successivo e questo dovrebbe coprire la quasi totalità degli utenti Mac (OS X) attuali. Disk Inventory X è alla versione 1.0 mentre GrandPerspective è alla 1.3.3. Entrambi sono squisitamente gratuiti come d'altra parte gli sviluppatori non rifuggono da eventuali donazioni di denaro sonante. Tra i due, solamente GrandPerspective è presente su SourceForge.
L'utilizzo di questi programmi è consigliato innanzitutto a chi non si spiega come mai il suo disco sia già farcito oltre l'immaginabile. A proposito, fa sempre bene ricordare che le prestazioni di un disco cominciano a decadere quando la percentuale di spazio occupato supera il 50% e degradino notevolmente quando questa percentuale si avvicina al 90% per aprire le porte del Male con valori superiori (a buon intenditor...). Allo stesso tempo l'utilizzo di queste applicazioni dovrebbe essere effettuato da chiunque a cadenze più o meno regolari per controllare che non siano presenti oggetti smarriti ed ingombranti o inutili rimanenze di chissà quale applicazione. Si potrebbe ad esempio scoprire che il carissimo, in tutti i sensi, programma di aggiornamento del navigatore conserva gelosamente ogni passato aggiornamento di vari GB, per un totale di alcune decine di GB nascosti in una sottocartella della Library...
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Chi è senza peccato…


TorrentDam è un piccolo software che permette la ricerca di file torrent su più siti in contemporanea, arrivato alla versione 3.0 apporta delle migliorie tra le quali l'aggiunta di motori di ricerca come Kickass e Sumo Torrent e l'aggiunta del browser Google Crome.
Il programma richiede Mac OS X 10.4 o successivi e gira su Mac PPC e Intel. Interfaccia microscopica e gradevole, si installa, dopo averlo scaricato gratuitamente dal sito ufficiale, con un veloce Drag and Drop… così sarete pronti subito ad infrangere la legge… o no?
Facciamo un piccolo excursus sui file torrent, poi ci addentreremo nell'argomento più spinoso del lecito e non.
Il torrent è un protocollo Peer to Peer che consente la distribuzione e la condivisione di file mediante la rete (la condivisione NON è un reato), i file originali che si vogliono condividere vengono spezzettati in tanti piccoli frammenti (qui sta il trucco! ) che verranno inviati a chi li richiede, una volta che tutti i frammenti di un file vengono scaricati il file viene ricomposto nel computer del destinatario. Il vantaggio è che in questo modo è possibile scaricare i frammenti di file di cui necessitiamo da più fonti, frammenti che a nostra volta siamo obbligati ad inviare a chi ne ha bisogno.

Piccolo vademecum dello scaricatore di file torrent:
1. I Peers: sono coloro che stanno scaricando un file ma non lo hanno scaricato completamente, i peers condividono i frammenti di quel file che per il momento posseggono.
2. I Seed: sono coloro che hanno diffuso il file originale o che lo hanno scaricato completamente, i seed sono molto importanti in quanto solo loro possono fornire informazioni su tutti i frammenti che compongono quel file e ovviamente solo loro hanno tutti i frammenti.
3. Il Tracker: è un server centrale che svolge il ruolo di smistatore, il tracker infatti coordina le richieste degli utenti che stanno cercando di scaricare dei file e fornisce informazioni su chi ha i frammenti che servono, Il Tracker non contiene i file che vengono condivisi e i file non transitano attraverso di lui.
4. I file torrent: sono dei piccoli file con estensione torrent che non contengono il file da scaricare ma solamente delle informazioni su di esso, come ad esempio tutti i frammenti nel quale è stato diviso il file originale oppure l'indirizzo del Tracker da contattare.

Semplificando il concetto: quando un utente decide di scaricare un file viene contattato il tracker che gli indica da chi scaricare i frammenti del file, man mano che ogni frammento viene scaricato viene anche condiviso con gli altri, quando tutti i frammenti vengono scaricati il file viene ricomposto e automaticamente quell'utente diventa un Seed di quel file.

Uno dei principali vantaggi dei torrent è l'elevata velocità alla quale è possibile scaricare file di grosse dimensioni (tipo film, discografie complete, ecc…).
Bene, tutto chiaro? Ora il fatto di poter scaricare con un programma gratuito, pezzettini infinitesimali di grandi file in condivisione GRATUITA, mi fa pensare… ma è una cosa eccezionale! Costruiamo subito una statua a quel genio che ha inventato il tutto!
Poi mi fermo e penso: se fossi Madonna (quella che canta, sì) oppure Tornatore, o anche il proprietario della Buena Vista, sarei preoccupato che a qualche mascalzoncello venisse l'idea di digitare una ricerca di una mia canzone o di un mio film? I miei diritti d'autore in questo caso chi me li paga? I milioni di euro che ho speso per produrre "quel film" chi me li rifonde se è tutto gratis?
Ho in mente un'ultima domanda, la più importante, forse: se possiedo un computer e scarico un'applicazione gratuita che mi permette di scaricare in condivisione qualsiasi file un utente voglia condividere… tra i filmini delle vacanze della famiglia Rossi e Titanic… cosa sceglierò? E voi?
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Spedire mail sicure con il Mac


La comunicazione via mail, come tutti sanno, è basata sul protocollo SMTP (Simple Mail Transfer Protocol), un sistema “semplice” che, appunto, non consente una comunicazione sicura: in altre parole, tutto il contenuto del messaggio viaggia in chiaro lungo le linee digitali. Non solo, ma rimane conservato sui server del provider per anni!!! (meditate gente… meditate) Il sistema GPG si propone di risolvere questo problema, criptando e decriptando i messaggi spediti e ricevuti.
Da buon Maccanico alle prime armi, proverò a spiegarvi come.

Principio base di funzionamento
Il meccanismo si basa sulla creazione e sull’uso di un set di due chiavi: una chiave pubblica (pub), da diffondere e pubblicare, e una chiave privata (sec), da custodire con grande cura. Le due chiavi sono generate dal sistema con un’unica operazione, utilizzando degli algoritmi matematici. Senza scendere troppo in dettaglio, ci basta sapere che GnuPG (The GNU Privacy Guard) è il progetto GNU che si occupa dello sviluppo di OpenPGP.
Ogni utente, dicevamo, avrà quindi un proprio set di chiavi. 
Ecco come funziona…
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Processi, priorità e prestazioni


Tra i principali motivi del successo di UNIX c'è senza dubbio la capacità di multitasking reale; ovvero la possibilità, da parte del Sistema Operativo, di far girare contemporaneamente numerose applicazioni.
Questo vale logicamente anche per Mac OS X, Sistema Operativo di derivazione UNIX, della famiglia BSD. Se apriamo Monitoraggio Attività (si trova in Applicazioni/Utility) possiamo notare che ogni programma, applicazione, comando che si lancia e ogni servizio attivo sul Sistema da origine a uno o più processi a cui viene assegnato un numero che lo identifica univocamente, chiamato IDP (IDentificator Process).
Un processo consta di codice eseguibile, posizione di esecuzione, dati gestiti, file aperti, ambiente di esecuzione e credenziali. Ogni processo, tranne kernel_task (a cui corrisponde l'IPD 0), è generato da un'altro processo di cui si definisce il PIPD (Parent IPD). Si parla quindi di processo padre (parent) e processo figlio (child). Ogni processo ha una priorità preassegnata, con un valore che varia tra -20 e 20 e che determina quanta CPU time rispetto agli altri il Sistema dovrà dedicargli. La priorità preimpostata di un task è 0 (-20 è considerata la massima priorità); questo valore può essere modificato attraverso il Terminale, ma bisogna usare il comando renice, avere una certa dimestichezza e risalire all'ID del processo.
La vivace software house Eosgarden di Losanna offre una piccola applicazione gratuita in grado di gestire i processi dei programmi per Mac OS X su un livello più avanzato e con la possibilità di assegnare priorità a ciascuna separatamente.
Il nome dice praticamente già tutto: ProcessRenicer. Una volta lanciato il programma verrà visualizzato un elenco di tutti i processi in esecuzione e ad ognuno sarà possibile decidere la priorità, dando al Sistema il compito di allocare le risorse in base alle proprie esigenze.
La grafica dell'interfaccia è fortemente ispirata allo strumento di Apple, ma le informazioni fornite sono numerosissime ed interessanti, anche per chi vuole solo curiosare senza toccare nulla, ma soprattutto per chi ha la capacità di intervenire con sapienza su questi valori.
ProcessRenicer è disponibile gratuitamente per il download dal sito dello sviluppatore e richiede un Mac con processore Intel e Mac OS X 10.6 o successivi.
Sempre sul sito di Eosgarden è possibile approfittare dei numerosi progetti Open Source e freeware molto interessanti, che rispecchiano ognuno l'indiscussa qualità svizzera nella realizzazione di software.
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Aumentare il volume degli Mp3 e AAC


Chi i brani in iTunes non li compra soltanto, ma li importa dall'analogico, li scarica più o meno legalmente, o in qualche modo li crea a modo suo, può ritrovarsi nel tempo con tracce musicali dal volume più basso del normale e magari dovrà affrontare la regolazione manuale per ogni brano, con l'utilizzo di software di audio editing costosi, o difficili da usare se gratuiti.
Denys Yevenko, già famoso su Windows per MP3 Cutter Joiner, ha recentemente rilasciato una piccola, ma potente applicazione, per l'editing rapido dei brani in formato Mp3 e AAC/M4a (i formati audio compressi supportati da iTunes).
Smart Gain permette (con un semplice clic del mouse) sia di normalizzare automaticamente il livello del volume di tutti i file audio, che di amplificare un'intera traccia registrata a volume basso o un suo particolare frammento senza modificare il livello complessivo del volume del file.
L'unica finestra del software, seppur piacevole nell'aspetto, sente il peso di uno sviluppo ancora acerbo su Mac (mancano le abbreviazioni da tastiera più comuni come Command+A o la barra spaziatrice per il Play) eppure l'efficacia del programma merita particolari apprezzamenti, addirittura si possono trascinare intere Playlist da iTunes ed effettuare in batch modifiche e salvataggi. La cosa più straordinaria è che Smart Gain modifica il volume dei file senza convertirli, promettendo di mantenere inalterata la qualità originale. Di conseguenza vengono preservati tutti i metadati e le copertine dei brani.
I livelli del volume sono rappresentati visivamente con la classica forma d'onda per individuare rapidamente le tracce che necessitano di un intervento. Dispone inoltre di un player integrato, rendendo il pre-ascolto semplice e immediato.
Smart Gain, prodotto da X-WAVE, costa 9,95 dollari ed è disponibile per il download in versione Trial, che permette la modifica di 15 tracce, poi bisogna pagare. Una piccola ingenuità dello sviluppatore è che all'esaurimento della demo basterà un piccolo intervento, nemmeno troppo astuto, per ricominciare daccapo o rimandare la scadenza della Trial a mai (ma questo non ve lo dico).
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Portatili fine 2008 con 8GB di memoria Ram


La scoperta arriva da OWC, ed in pochi giorni ha fatto il giro del mondo: grazie ad un aggiornamento del firmware, alcuni MacBook e MacBook pro che supportavano fino ad un massimo di 6GB di memoria, potranno normalmente utilizzare anche 8GB di Ram (due banchi da 4GB).
Tutto ebbe inizio negli ultimi mesi del 2009, quando Apple rilasciò un aggiornamento dell'EFI per risolvere problemi relativi al lettore ottico, ma secondo diversi esperti, in maniera del tutto silenziosa, Apple avrebbe modificato nelle settimane successive questo aggiornamento, includendo importanti migliorie, tra cui la gestione migliore della Ram nei portatili, senza pubblicare alcuna nota relativa all'update.
Questa notizia è rimasta segreta fino ad ora poiché la modifica di questo aggiornamento del firmware non viene segnalata automaticamente dall'utility di Aggiornamento Software dei MacBook e MacBook pro interessati.
Il nuovo firmware può essere scaricato da questi link:
MacBook pro (MacBookPro5,1): MacBook Pro EFI Firmware Update 1,8 (download)
MacBook (MacBook5,1): MacBook EFI Firmware Update 1,4 (download)
e può essere installato sui seguenti portatili Apple:
● MacBook 13.3" 2.0GHz e 2.4GHz
● MacBook Pro 15" 2.4GHz (tutti)
● MacBook Pro 15" 2.53GHz modello con slot ExpressCard (fine 2008)
● MacBook Pro 15" 2.8GHz modello con slot ExpressCard (fine 2008)
È importante controllare prima in Apple System Profiler che la versione della BootROM sia la MB51.007D.B03 per i MacBook e la MBP51.007E.B05 per i MacBook Pro.
Le fonti di questo articolo sono diverse, ma il contenuto non cambia.
Cosa ne pensate, qualcuno lo ha fatto? Nel My Store di Cagliari affermano che i modelli in questione supportano al massimo 6GB, dovranno ricredersi?
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Avi, flv e altro in iTunes, con audio sincronizzato


iTunes, croce e delizia per molti Mac User, è il player ufficiale di Apple per riprodurre, organizzare e acquistare file multimediali con il proprio Mac (e PC). Cosa rende iTunes particolarmente unico? Oltre all'accesso a Ping o iTunes Store (per scaricare musica, film, software, audiolibri e podcast) il player offre vantaggi straordinari grazie alla funzione AirTunes disponibile con le piccole basi wireless Airport Express.
AirTunes prende la musica dalla libreria iTunes sul computer e la trasmette in modalità wireless a qualsiasi stereo o set di altoparlanti della casa. È sufficiente collegare AirPort Express a una presa di corrente vicino agli altoparlanti e collegare questi ultimi con un comunissimo cavo audio.
Un'idea efficace e geniale, se non fosse che molti di noi non dispongono di una carta di credito sufficientemente carica per comprarsi tutti i film desiderati su iTunes Store. Chi ha una collezione di DVD può convertirla per iTunes grazie a vari programmi gratuiti, ma chi ha una discreta quantità di filmati .avi (i famosi DivX scaricati in rete) e non ha sufficiente tempo o spazio per convertirli tutti in MP4 (con relativa perdita di qualità) è costretto a rinunciare e usare un altro player.
Cosa occorre quindi per copiare filmati .avi (ma anche altri formati) in iTunes, risparmiando tempo e spazio, senza convertirli e senza generare documenti altrettanto pesanti? Solo un paio di freeware e qualche secondo: rimarrete meravigliati!
Innanzitutto un codec che permetta a QuickTime di riconoscere gli .avi (Perian.org), una volta installato accertiamoci che QuickTime riproduca correttamente i filmati DivX. Poi serve un software per salvare i file .avi in formato .mov, ma come filmati di riferimento non come documento indipendente. Oltre a poter usare QuickTime 7 Pro o MpegStreamclip, è possibile scaricare l'ottimo QT Sync, che permette anche di spostare l'audio mal sincronizzato e rendere migliore la fruibilità del filmato.
A questo punto abbiamo tutto il necessario. Apriamo il file .avi con QT Sync, verifichiamo che audio e video siano allineati e salviamolo come filmato di riferimento .mov in una apposita cartella (Command+Shift+S) che quando avremo riempito con i nostri leggerissimi .mov potremo trascinare nel pannello Film della libreria di iTunes.
A questo punto sarà possibile buttare i file .mov appena creati (una copia verrà eseguita in pochi istanti nella Libreria di iTunes), ma è importante ricordare che i file originali (mpeg, flv o avi) dovranno rimanere sempre nel loro hard disk (meglio se al loro posto e con lo stesso nome) poiché è da li che iTunes attingerà al contenuto dei file .mov appena importati.
Buona visione e ricordate di non scaricare materiale protetto da copyright.
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I migliori DNS per ognuno di noi


Forse non tutti sanno che quando si digita il nome di un sito (per esempio www.81solutions.com) in realtà non si visita che il contenuto offerto dal server che occupa un semplice numero IP (per esempio 78.136.16.137). Il nostro Internet provider (Telecom, Fastweb o chi per esso) si occupa di convertire il nome in un indirizzo IP e lo fa utilizzando il sistema dei nomi a dominio, internazionalmente riconosciuti come Domain Name System (DNS) e può essere a volte la causa di una navigazione lenta, con molta latenza o semplicemente poco reattiva.
Ma non finisce qui, affidandosi ciecamente ai DNS forniti dal proprio ISP, se ne accettano inconsapevolmente i pro e i contro, come il blocco a piacimento di alcuni siti (anche per scopo commerciale) o la ricerca forzata presso i loro motori quando si sbaglia a digitare un indirizzo web.
A questo punto, senza addentrarci troppo in spiegazioni tecniche (anche perché si correrebbe il rischio di affermare inesattezze) è il caso di impegnarci a trovare i DNS migliori, e cioè quelli che garantiscono una maggior velocità di accesso alle varie pagine web.
Esistono alcuni software gratuiti per effettuare il test dei numerosi DNS (compresi quelli preimpostati dal nostro ISP) e confrontare le loro prestazioni, ma l'applicazione che abbiamo scelto è Namebench, attualmente alla versione 1.3.1 per Mac OS X e per Windows.
Namebench è disponibile gratuitamente per il download dal sito ufficiale, e si presenta come applicazione stand-alone da installare con un drag and drop. È sufficiente lanciare l'applicazione, cliccare sul tasto Start ed attendere il responso al termine della lunga operazione di benchmark.
Alla fine del test (scandagliando oltre 4500 server) i risultati verranno visualizzati in una finestra del browser (è un file html temporaneo) con la classifica delle prestazioni ottenute dai vari DNS interrogati (quelli situati ad inizio lista sono quelli con il miglior tempo di risposta), la configurazione consigliata, ed inoltre verrà visualizzato in grande quello assolutamente migliore rispetto agli altri.
A questo punto sarà possibile impostare i DNS preferiti direttamente dal pannello Network nelle Preferenze di Sistema per ogni computer, oppure (se possibile) impostare manualmente i DNS nel proprio router, evitando di dover modificare la configurazione per ogni dispositivo collegato alla propria rete.
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Sostituire l'hard disk dell'Apple TV


Il fastidio più comune dell'Apple TV è che il disco rigido è troppo piccolo. I film scaricati da iTunes Store pesano circa 1,5 GB, e una registrazione TV della durata di un'ora è di circa 500 MB. Un hard disk da 40GB, come quello della Apple TV, prima versione, che ti dà solo 33 GB o giù di li, di effettivo spazio di archiviazione, si riempie in fretta, soprattutto se si desidera anche per archiviare musica e foto.
Ho dunque deciso di effettuare un aggiornamento del disco rigido di Apple TV, visto che la nuova Apple TV, che sulla carta dovrebbe renderti fruibile istantaneamente tutta la libreria di iTunes, non solo non si trova ancora negli store, ma comunque, tramite il Wi-Fi non consente di fruire completamente dei contenuti multimediali posti sul proprio Mac.
In fondo sostituire l'HD dell'Apple TV non è poi così difficile, molti siti web hanno scritto in merito alla procedura. Il processo invalida la garanzia, e richiede alcuni componenti hardware per lo smontaggio e alcuni passaggi attraverso il Terminale. La garanzia della mia Apple Tv è scaduta da diversi mesi…
Un primo limite dell'Apple TV è che il drive interno non è un SATA da 2,5 pollici, come quelli utilizzati in tutti i portatili più recenti di Apple, ma piuttosto un ATA da 40 GB 4200 rpm e 2MB cache. Questo è l'unico prodotto di Apple, oltre l'iPod di 5a generazione, che ancora utilizza lo standard ATA. Così ho dovuto abbassare il tiro e anziché un disco SATA da 500 GB a 7200 RPM carrozzato con un bel po' di cache, mi sono dovuto accontentare di un disco ATA da 360 GB a 5400 rpm. Ho acquistato un Western DigitalBlue Skorpio da 320 Gb 5400rpm, 8MB di cache, che è pubblicizzato come a basso consumo e cool-running, caratteristica auspicabile dato che la Apple TV sviluppa calore durante l'uso.

…Segue
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Modificare l'intervallo di backup di Time Machine


Fin dall'introduzione di Leopard, Time Machine è impostato di default con un intervallo di tempo di un'ora tra un backup e l'altro. A Stefan Klieme l'impossibilità di modificare questo valore non è mai andata giù, per cui ha realizzato già nel 2007 un programma per modificare questo intervallo e altre cose.
TimeMachineScheduler disabilita infatti la funzione automatica di copia dei file di Time Machine prendendo personalmente il controllo, per regolare a seconda delle proprie esigenze la distanza di tempo del backup, con intervalli da 1 a 12 ore, fino a disabilitarla completamente. È inoltre possibile impostare l'applicazione affinché esegua il backup al login o ad ogni accensione del computer.
Una volta lanciato TimeMachineScheduler e modificati i valori, non sarà più necessario riaprire il software fino a quando non si deciderà di cambiare nuovamente le impostazioni di Time Machine, poiché se ne occuperà il software in background grazie al proprio agente launchd.
La nuova versione 3 di TimeMachineScheduler, rilasciata qualche settimana fa, offre un nuovo programma completamente riscritto in Objective-C con il supporto dei 64-bit, un nuovo pannello di preferenze, la localizzazione in svedese e una installazione semplificata.
TimeMachineScheduler 3 richiede Mac OS X 10.5 o successivi ed è disponibile gratuitamente per il download dal sito dello sviluppatore. Sempre di Stefan Klieme sono i programmi EyeSight, MountnuoM, Leopaque e ScreenSharingMenulet, raggiungibili dal sito www.klieme.com.
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Aggiungere il "contatore di parole" a TextEdit


Ispirati dal numero di Settembre (207) di MacWorld, la rivista cartacea per Mac user, abbiamo realizzato un Servizio (con Automator) che permette di aggiungere una funzione per molti fondamentale a TextEdit, il piccolo e ottimo editor di testi targato Apple.
A pagina 29, nella sezione SOS Mac OS del giornale curato da Francesco Pignatelli, un lettore chiede: "Uso frequentemente TextEdit come programma di scrittura anche per testi un po' complessi, ma non posso limitarmi a questo software perché non ha una funzione di contacaratteri. È possibile in qualche modo aggiungerla al software Apple?".
L'esauriente risposta della redazione pubblicata su MacWorld, portava ad una conclusione certamente funzionale, ma non eccessivamente "elegante", infatti veniva riportato il codice AppleScript da scrivere in AppleScript Editor, poi da salvare come file contacaratteri.scpt per aggiungerlo successivamente al menù degli script, normalmente disabilitato e funzionante solo con TextEdit, ma da ora in poi visibile in tutte le applicazioni.

Abbiamo quindi deciso di semplificare le cose, aggiungendo lo script come Servizio di Automator e visibile solo nell'applicazione interessata. Quindi eccolo qui pronto per il download (per accedere alla sezione bisogna essere loggati), da decomprimere ed aggiungere alla cartella /Home/Libreria/Services/.
Per chi volesse invece costruirselo in proprio potrà seguire queste istruzioni. Aprire Automator dalla cartella Applicazioni, scegliere Servizio come modello per il flusso di lavoro, dalla Libreria a sinistra trascinare l'elemento Esegui AppleScript nella finestra principale ed incollare il seguente codice:
tell application "TextEdit"
set word_count to count words of document 1
set char_count to count characters of document 1
set show_words to (word_count as string) & " parole (" & (char_count as string) & " caratteri)"
set dialog_title to "TextEdit - Conta caratteri"
display dialog show_words with icon 1 with title dialog_title buttons {"Ok"} default button "Ok"
end tell
Poi cliccare sull'icona del martello (compila) affinché il programma venga tradotto (compilato) in un linguaggio comprensibile dal Mac e quindi eseguito, poi bisogna anche ricordarsi in "Ricezioni del servizio selezionate…" di indicare (già lo è di default) il campo "testo", ma soprattutto nel campo successivo, dove c'è "solo applicazione", di selezionare TextEdit come applicazione.
A questo punto basta fare Archivio > Registra col nome… e dare un nome (contacaratteri, per esempio) al nostro nuovo Servizio, che verrà salvato appunto nella cartella /Home/Libreria/Services/. Da questo momento in poi, tutte le parole e caratteri selezionati in un documento aperto in TextEdit, potranno venire conteggiati velocemente accedendo al menù TextEdit > Servizi > contacaratteri.

Link utili:
www.networkworld.com/news/2010/050710
www.macworld.it/tutorial/2010/06/15
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Mac OS X: i problemi all’avvio del sistema


I problemi che si possono riscontrare all’avvio del Sistema, su una macchina equipaggiata con Mac OS X, possono essere causati da una serie di cause o di concause, che spaziano dall’alimentatore A/C, alla batteria, al disco rigido, alla scheda logica, o alla corruzione del Sistema Operativo.

I computer Apple sono macchine affidabili, in genere, ma un disturbo può sempre presentarsi.
I fastidi che si presentano e che impediscono al Mac di avviarsi e di giungere felicemente alla schermata di login o alla schermata che presenta all’utente il proprio ambiente di lavoro, possono essere suddivisi in due grandi famiglie: i problemi hardware e i problemi software.

1. Problemi hardware
Un primo indizio sulla causa delle questioni di natura “fisica”, può essere trovato analizzando la sequenza di messaggi che vengono presentati sullo schermo durante la fase di avvio: isolare la fase nella quale si verifica il problema, può essere, a volte, la chiave per trovarne la soluzione; è utile, in questo caso, avviare il Mac senza nessuna periferica (dischi esterni, stampanti, ecc.) collegata.
Si deve poi passare ad esaminare una serie di eventi che si verificano (o che non si verificano) all’avvio della macchina, al fine di poter individuare la possibile causa del malfunzionamento:

Accensione del Sistema
Se il Mac non si accende del tutto, i possibili sospetti sono: la mancanza di energia sulla linea di alimentazione (per i desktop), la scheda logica defunta, un fusibile fulminato (sui desktop), la batteria esaurita o morta (sui portatili) o un guasto all’alimentatore.
Sui desktop, la rottura della sezione di alimentazione è accompagnata in genere dal tipico suono di un condensatore che esplode, essendo questa la causa principale di tali guasti; questo non accade sugli alimentatori dei portatili, che sono dotati di componenti allo stato solido. La buona notizia, quando il problema risiede nell’alimentatore, è che si tratta di un componente dal costo in genere contenuto.
I portatili hanno una seconda fonte di alimentazione, costituita dalla batteria; una batteria defunta o difettosa può impedire l’avvio del proprio Mac.
Vi è inoltre una seconda batteria, denominata batteria della PRAM (o della NV-RAM), che si occupa di consentire la memorizzazione di elementi come i settaggi della rete, il disco di avvio predefinito, ecc.. Se la data e l’ora di Sistema si resettano ogni volta che si toglie l’alimentazione al Mac, probabilmente occorre una nuova batteria per la PRAM; una batteria della PRAM guasta può anche impedire il corretto avvio del Mac.

Rumori emessi in fase di avvio
Ascoltare i rumori emessi dal Mac durante la fase di avvio può anche sembrare un suggerimento decisamente “metafisico”, ma i suoni che si sentono possono fornire un indizio sul grattacapo che si è presentato. Se il Mac non emette il suo tipico suono all’avvio (startup sound), oppure se si ode solo il ronzio delle ventole e null’altro, potrebbe essere, nuovamente, un problema di alimentazione o alla scheda logica.
A volte il Mac si accende, ma il disco rigido emette dei rumori caratteristici, come un ticchettio o un rumore stridente; questo può indicare un disco rigido che si sta guastando o che si è già guastato. In queste circostanze, talvolta un subitaneo riavvio consente al disco di avviarsi regolarmente e, nel caso, è d’obbligo un immediato backup.
Ovviamente queste indicazioni sono valide per i dischi con parti meccaniche, ma se il Mac monta un disco a stato solido (SSD – Solid State Drive), non si avranno indicazioni udibili di eventuali problemi.

Suono di avvio e luci lampeggianti
Il classico e distintivo suono di avvio del Mac è più di segno distintivo del “brand” Apple, perché indica anche che il test hardware del Sistema (POST – Power-On Self Test) è stato completato con successo. Se il Mac non emette questo classico suono, ma un singolo tono, una serie di toni, oppure manifesta una serie di luci lampeggianti (i LED di Sistema), il Mac segnala il riscontro di un problema, che potrebbe essere dovuto alla scheda logica, al guasto a un banco di memoria RAM, all’alimentazione, alla scheda grafica, ecc..
Un banco difettoso di RAM, in questa situazione, è un problema abbastanza comune, ma anche di facile identificazione: basta spegnere il Mac, rimuovere un banco di RAM alla volta (una coppia di banchi alla volta sui Mac Pro e sui G5) e riaccendere; ripetere l’operazione sino ad identificare il banco di RAM guasto.
Qualora la RAM dovesse risultare integra, è giunto il momento di consultare la Apple Knowledge Base, cioè la raccolta di articoli tecnici disponibili sul sito Apple; sfortunatamente, una serie non standard di toni all’avvio, spesso richiede una “gita” del Mac sino al più vicino Centro di Assistenza Apple, per una ulteriore e più approfondita diagnosi.

2. Problemi software
Una volta che lo sfondo dello schermo è diventato di colore grigio e il test dell’hardware è stato completato con esito positivo, il Mac cerca un disco (o una partizione) da cui avviarsi. Da questo momento in avanti, in genere, il mancato avvio dipende da un problema di natura “logica”, di un problema software.

Il punto interrogativo lampeggiante
Il punto interrogativo lampeggiante che appare sullo schermo significa che il Mac non riesce a trovare un disco di avvio valido. Questo può essere indicativo di una corruzione del Sistema Operativo, se questo è effettivamente installato sul disco, oppure di un disco rigido guasto o che si sta guastando.
In questi casi si può tentare una riparazione del disco utilizzando le apposite opzioni del programma Apple “Utilità Disco” che si trova sul CD/DVD di avvio del Mac (avviando la macchina da quest’ultimo, naturalmente), oppure utilizzando il disco di avvio di uno dei diversi programmi commerciali di terze parti disponibili in commercio, come “Disk Warrior”, “TechTool Pro” o “Drive Genius”.
Se il controllo del disco di avvio restituisce un risultato positivo, ma il Mac continua a non riuscire a completare correttamente la procedura di avvio, si può provare una reinstallazione di Mac OS X con l’opzione “Archivia e Installa”.

Proseguendo nella procedura di avvio, quando sullo schermo appare il logo Apple, significa che il Mac ha trovato un disco di avvio valido ed ha inizia il caricamento del Sistema Operativo.
Vi sono, però, altri problemi che potrebbero presentarsi.

Il logo Apple con la rotellina che gira (e gira, gira, gira, gira…)
Quando appare la rotellina roteante, il kernel BSD di Mac OS X ha assunto il comando delle operazioni ed inizia a caricare i driver dei vari dispositivi; poco dopo, il controllo viene trasferito al processo denominato “launchd”. Il significato di ciò è che quando il Mac si blocca sul logo Apple e sul logo con rotellina roteante, probabilmente siamo di fronte ad una installazione di Mac OS X corrotta; potrebbe in verità anche trattarsi di un problema nell’accesso a un componente hardware interno o esterno al Mac, ma si tratta di una eventualità senz’altro meno probabile, rispetto alla precedente.
Riavviare il Mac in “Safe Mode” può, talvolta, consentire alla macchina di rimettersi in sesto a sufficienza, tanto da ritornare a funzionare normalmente, una volta riavviata, una seconda volta, questa volta in modalità “normale”. Per riavviare in “Safe Mode” si deve tenere premuto, all’avvio, il tasto “shift” (maiuscole).
DiskWarrior, un programma, molto noto nel mondo di Mac OS X, per la gestione e la riparazione (logica) dei dischi fissi prodotto dalla Alsoft, può essere utilizzato in queste circostanze, qualora nessuno degli altri metodi descritti abbia funzionato; se nemmeno DiskWarrior riesce a risolvere il problema, probabilmente il Mac necessita di una reinstallazione del Sistema Operativo, con il metodo “Archivia e Installa”.

Schermata blu (bluescreen) o desktop vuoto (blank desktop)
Quando il Sistema Operativo ha terminato di caricare la finestra di login, il process manager prende il controllo della situazione e deposita l’utente nel suo desktop predefinito. Un blocco sulla schermata di login, su una schermata blu (che, in realtà, sul Mac è di colore grigio, invece che blu come in Windows) o su un desktop vuoto, indica spesso un problema dell’account dell’utente: un font o un file delle preferenze (i file “.plist”) corrotti sono spesso la causa di questi inconvenienti..
Impostare sul Mac un secondo utente con poteri amministrativi, da utilizzare in caso di emergenza, è utile per poter comunque riuscire ad accedere alla macchina, in caso di guai; anche la procedura di “Safe boot” precedentemente descritta può tornare utile, dato che consente di non caricare all’avvio i font e gli elementi di avvio non essenziali per il Sistema, che possono quindi essere rimossi dalla cartella della libreria utente, qualora fonte di problemi, una volta avviata la macchina.

Kernel panic
“Il computer necessita di essere riavviato”. Questa scritta, senza “se” e senza “ma”, vi viene presentata, in uno schermo che si scurisce a poco a poco, in una mezza dozzina di lingue. Il Mac è bloccato, senza rimedio, se non quello indicato dall’avviso.
Il kernel panic è sostanzialmente un crash irreversibile del Sistema Operativo, può avvenire virtualmente in qualsiasi momento del processo di boot e può indicare una serie di problemi, che vanno da una corruzione del Sistema Operativo, alla presenza di estensioni del kernel incompatibili con il medesimo (Sistema Operativo), sino a problemi di natura fisica della macchina.
La prima cosa da provare in questo caso è un “Safe Boot”, per disabilitare tutte le estensioni non native; se non si ottengono risultati, si può provare a disconnettere le periferiche, rimuovere i banchi di RAM, le schede PCI, ecc. (sempre uno alla volta, per cercare di capire quale sia quello che ha causato il problema).

Avviare da un altro disco
Se il Mac è dotato di lettore/masterizzatore di supporti ottici (noto nel mondo Apple come “Superdrive”), si può provare ad avviare la macchina dal CD o DVD di Sistema fornito in dotazione con la medesima: per avviare dal supporto ottico è sufficiente inserirlo nel lettore ed avviare tenendo premuto il tasto “C” sulla tastiera.
Una volta avviato il Mac, si può utilizzare il programma “Utilità Disco” per effettuare una diagnosi del disco rigido, oppure si può reinstallare il Sistema, con le varie modalità disponibili.
I Mac dotati di processori Intel possono anche essere avviati anche da un supporto di memoria con interfaccia USB, come hard disk, chiavette, ecc. (oppure anche con interfaccia Firewire), che contenga una immagine avviabile del Sistema Operativo (il supporto deve essere formattato adeguatamente).

Infine, è il caso di rammentare che se si ha l’accortezza di clonare una immagine del disco rigido del Mac, quando sia ancora perfettamente funzionante, su uno dei supporti citati, non solo si avrà la possibilità di avviarlo in caso di problemi, ma anche di poter ripristinare, velocemente e con poca fatica, l’intero Sistema Operativo, le applicazioni e i propri dati su un nuovo disco, che andrà a sostituire quello “malato”, qualora dovesse essere questo l’elemento che causa i problemi di funzionamento.
Per effettuare la “clonazione” sono disponibili numerosi programmi, sia gratuiti che a pagamento, tra i quali ci piace ricordare, in particolare, l’ottimo Carbon Copy Cloner (CCC per gli amici) di Bombich Software, valido strumento, oltre che per la clonazione dei dischi rigidi, anche per il backup.
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Suggerimenti per un migliore utilizzo dell'iPad


I suggerimenti che seguono sono stati raccolti in giro per la rete, tra i “millantamila” siti che si occupano dell'iPad, con l'auspicio che possano essere di ausilio a chiunque voglia utilizzare in maniera più completa ed approfondita la propria "tavoletta magica".

Ho omesso di riportare tutti quei suggerimenti che ho ritenuto essere un insulto all'intelligenza del lettore, perlomeno di quello italiano, che reputo un gradino al di sopra nella scala evolutiva, rispetto a quello americano medio, che necessita normalmente di indicazioni, per i prodotti che acquista, del calibro della scritta "non ingerire" vergata in caratteri cubitali sulle confezioni delle batterie al litio...
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Come far rimuovere un video da YouTube



Torniamo dalle ferie con questa brevissima guida per cancellare filmati da YouTube. Molto probabilmente servirà a pochi dei nostri abituali lettori, ma dovendo (per lavoro) monitorare quotidianamente contenuti multimediali, ne approfitto per condividere con voi i pochi, ma indispensabili passi, per riuscire nell'intento di eliminare video che ci appartengono (o che ci infastidiscono particolarmente) dal più grande e popolare portale di condivisione di video.
Se caricare un filmato su YouTube per renderlo pubblico al mondo intero è un gioco da ragazzi, non è altrettanto semplice eliminarne uno ed evitare che si diffonda rapidamente anche altrove. Ci sono più strade per raggiungere lo scopo, una lenta, una lentissima e una lentissimissima. Per lenta intendo almeno 24 ore fornendo i propri dati, comprensivi di indirizzo e telefono; per lentissima mi riferisco ad una segnalazione anonima che chissà verrà mai processata, e infine la lentissimissima riguarda i tempi bibilici di una segnalazione tradizionale tramite raccomandata con ricevuta di ritorno da spedire in Irlanda. Scartiamo quest'ultima, ed evitiamo quella anonima (se un utente rivendica la proprietà di un filmato si presuppone che non abbia nulla da nascondere)…
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Risolvere i problemi della rete wireless



Quello che segue è la traduzione e l’adattamento (alla realtà italiana) di un articolo pubblicato recentemente da Adam Rosen sul sito “The Cult of Mac” (www.cultofmac.com), dal titolo “How to Fix Common WiFi Problems” e consultabile, in lingua inglese, qui: www.cultofmac.com/43447.

I dispositivi WiFi, quali, ad esempio, router, modem, adattatori per dotare i computer di connettività WiFi e server per la stampa, operano su una porzione solitamente non regolamentata in dettaglio (mediante assegnazione ad uso esclusivo da parte di un servizio – n.d.t.) dello spettro delle frequenze radio; queste frequenze sono purtroppo condivise con molti altri dispositivi, come forni a microonde, telefoni cordless, telecomandi e altri ancora.

Daremo qui alcuni suggerimenti su cosa provare a fare quando le cose non funzionano…