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venerdì, 19 gennaio 2018__04:07

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Più OS X per tutti (o quasi)


XPostFacto è un'applicazione che permette di spingere un po' più in là (alcuni) limiti imposti da Apple ovvero far girare Mac OS X anche Server, fino a Tiger incluso, su alcune macchine Apple non supportate, poiché troppo datate.
L'applicazione è stata sviluppata da tale Ryan Rempel come open source, per la quale però sono accettate donazioni, e viene distribuita dal sito di OWC (Other World Computing), ovvero la Disneyland statunitense per chiunque si interessi di Apple e affini.
Se non esistono pranzi gratuiti, come appunto gli statunitensi dicono, anche XPostFacto ha la sua buona dose di spine e queste sono in parte evidenziate nella stessa tabella di compatibilità del software. Come accennato dallo stesso Rempel in una sua intervista a Accelerate Your Mac, la casistica dei possibili problemi è ampia e variegata. Nella pagina dettagliata di XPF si incontra un'impressionante serie di "in certi casi", "a volte", "sembra che", "spesso", "almeno a volte", "è possibile", "non capita sempre" e, giusto ad esempio, la sola parola "sometimes" ricorre trentaquattro volte. In sintesi, a seconda della configurazione hardware di partenza (intendendo anche quella cerebrale del proprietario della macchina) e della pazienza, l'installazione di XPF e dell'appropriata versione di Mac OS X può spaziare, escludendo la passeggiata nel parco, da una impegnativa camminata in montagna ad un tranquillo week-end di paura (scena del maiale inclusa).
D'altra parte, come anche garantito dallo sviluppatore, "pare" che sia garantita una stabilità eccellente, se e quando Mac OS X venga così installato con successo su macchine ufficialmente non supportate.
Il Vostro Umile Narratore, evidentemente dotato di una buona dose di fortuna cioè di una macchina particolarmente disponibile all'aggiornamento, è riuscito dopo innumerevoli tentativi a portare un WallStreet G3 Series II aggiornato con scheda Sonnet G4 500 MHz e OS 8.6 direttamente a Tiger, grazie anche a due banchi di RAM da 256 MB per un totale di 512 a differenza degli ufficiali 192. Ora il giovanotto fila che è un piacere e, all'occorrenza, può anche partire in 9.2.2. Come se non bastasse, e contrariamente a quanto pare avvenga per altre macchine, l'intera dotazione hardware del PowerBook viene riconosciuta con l'unica eccezione apparente dei pulsanti di regolazione della luminosità dello schermo.
Ovviamente, dopo l'installazione di XPF, bisogna dimenticarsi di usare Preferenze di Sistema > Disco di Avvio, ma selezionare il sistema da cui riavviare solo tramite il pannello di XPF (del quale si consiglia caldamente di lasciare invariate le impostazioni una volta trovata la combinazione vincente).
Va specificato che in macchine con configurazione Old World ROM va sempre tenuto ben presente il problema degli 8 GB di disco di avvio ovvero il sistema funzionerà finché rimane nei primi 8 GB di disco, quale che sia la dimensione del disco. Difatti, dato che si consiglia di partizionare per avere una partizione di avvio ed una per i documenti, è consigliabile allora crearne direttamente una terza per Classic così che ognuno stia a casa sua. Si leggono in giro testimonianze contrarie che affermano che il sistema funziona perfettamente anche con partizioni maggiori ma pare che siano solo degli ottimisti della prima ora in quanto il sistema impiegherà del tempo prima di andare a scrivere qualcosa oltre i primi 8 GB ed allora l'ottimista si sarà anche dimenticato di aver scritto entusiasticamente in qualche forum su come si possa installare senza partizionare a 8 GB. Per motivi di diverso calcolo delle dimensioni tra sistema decimale e binario, per mettersi comunque al sicuro e non vedersi un bel giorno il sistema non avviabile e dover ricominciare ad installare XPF da capo (vedi scena del maiale) e forse anche un poco per ignoranza visto che l'argomento è piuttosto sconosciuto, si consiglia anzi di creare la partizione di avvio di 7 GB o leggermente inferiore così che anche quella piccola per Classic possa risiedere nei primi 8 GB. Qualche link simbolico, ad esempio per la cartella Applicazioni, o una procedura per spostare la home nella partizione dei documenti possono aiutare a convivere felicemente con il limite degli 8 GB. Nel caso, ci si potrebbe spingere oltre e muovere gli swap files o semplicemente eseguire qualche log out o addirittura riavvio quando necessario.
XPostFacto è arrivato nel tempo alla sua versione 4.0 che appunto permette su alcune macchine anche l'installazione di Tiger, una vera soddisfazione per tutti i suoi numerosi estimatori. Il programma è gratuito, a parte le eventuali libere donazioni, e per sapere i requisiti di sistema è meglio mettersi a studiare in funzione di quale configurazione hardware si disponga e di quale sistema si desideri.
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Il Backup a 360 gradi


L'ottimo Eugenio (alias weuben, amico e cofondatore de iMaccanici), dopo numerosi e fortunati anni passati ad usare il Mac, senza mai fare il backup dei dati del suo Macintosh HD, ha deciso solo nel 2011 di dare inizio a questa sana pratica, complice anche il crollo dei prezzi degli HD, la loro spaventosa capienza e soprattutto la sua decisione di usare un sistema Raid 0 software come disco di avvio del suo Mac Pro (combinazione velocissima, ma piuttosto rischiosa).
Tante volte ci siamo seduti al bar per parlarne; in effetti avere una buona politica di backup dovrebbe essere obbligatorio per tutti. In un'epoca in cui 2TB di memoria possono costare meno di 70 euro, chiunque perda i proprio dati per mancanza di una seconda copia non è più giustificabile. In nessun modo.
Eugenio, dopo aver deciso di affidarsi ciecamente a Time Machine per la copia totale del suo Hard Disk principale, s'è fatto convincere nella meticolosa ricerca di un software per mettere ulteriormente i suoi dati in salvo, un programma da affiancare a Time Machine, che sia completo, personalizzabile e non troppo caro. Alla fine sembra esserci riuscito con SuperDuper! di Shirt Pocket.
Questa utility, creata nel gennaio del 2004, sembra unire i vantaggi dei più diffusi software di backup, infatti al costo di circa 21 euro è possibile con lo stesso software clonare un disco di avvio (come con Carbon Copy Cloner), usare la tecnologia Sandbox per installare un nuovo Sistema con ex-novo salvando le applicazioni aggiunte in precedenza, ma anche sincronizzare cartelle e volumi su dischi o immagini disco (lettura/scrittura o compresse a vari livelli).
Non mancano funzioni di verifica e riparazione dei permessi al disco sorgente; funzioni di inizializzazione del disco di destinazione, copia incrementale o speculare; azioni da compiere al termine del backup (cambio e riavvio dal nuovo disco di avvio, espulsione del disco di destinazione, spegnimento del Mac o semplice chiusura del software). E fin qui stiamo parlando delle preferenze ordinarie. In quelle avanzate è possibile scegliere: script/shell da eseguire prima dell'inizio della copia; l'esclusione della lista di controllo degli accessi (ACL) durante la copia; la creazione di un disco immagine, di un pacchetto di installazione e script/shell da eseguire al termine della copia.
È possibile scegliere volumi di rete come sorgente o destinazione; è possibile pianificare le operazioni di backup: il programma si occuperà di collegarsi al disco remoto, eseguire il suo compito di copia dei dati e spegnersi autonomamente.
Nel pacchetto del software sono inclusi dei preset (detti Copy Script) per essere subito operativi, ma logicamente è possibile modificarli o crearne di nuovi direttamente dal programma. La flessibilità offerta è straordinaria, ma soprattutto la qualità della copia dei file (come è lecito attendersi da un software capace di fare copie avviabili).
Insomma SuperDuper! ha tutto quello che serve, proprio tutto. È un programma definito da molti recensori nostrani estremamente "facile da utilizzare". Non è solo un software per creare una copia esatta bootable del proprio hard disk, non è solo un tool per i backup rapido e affidabile, ma è un programma completo la cui potenza viene espressa ai massimi livelli solo da utenti più esperti, capaci di mettere la mani al posto giusto.
SuperDuper!, è disponibile per il download dal sito dello sviluppatore in versione trial funzionante, ma con alcune limitazioni sulla programmazione dei backup automatici.
Richiede Mac OS X 10.4 e funziona egregiamente anche con l'ultima release di Snow Leopard.
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Provato per voi il joypad fisico per iPad


Ten One Design, la stessa casa produttrice di PogoStylus e PogoSketch, i migliori pennini in circolazione per iPhone ed iPad, ha da poco (lo scorso 28 gennaio) messo in commercio un piccolo dispositivo semplicemente geniale, che farà sicuramente la felicità di tutti i videogiocatori che sentono la mancanza di un joypad "fisico" con tutti i vantaggi che questo ne comporta, in primis l'importantissima percezione tattile. Sensazione che permette una maggior precisione e rapidità di movimento con conseguente miglior risultato nelle prestazioni videoludiche.
La struttura portante è composta in una forma circolare a spirale e da due ventose che permettono il fissaggio all'iPad, il tutto in plastica trasparente per permettere la visione del display attraverso di essa (quando l'iPad si illumina è praticamente invisibile).
In genere l'approccio con questi aggeggi è un misto tra titubanza e diffidenza, ma dopo averlo visto in azione e letto i numerosi feedback positivi in rete, soprattutto quello di IGN (autorevole sito del settore, che gli ha dato una votazione altissima per i loro standard), ho deciso di acquistare Fling e devo dire che mi ha piacevolmente sorpreso! Non per caso Fling ha entusiasmato tutti quelli che lo hanno provato durante la presentazione avvenuta allo scorso CES (Consumer Electronic Show) di Las Vegas.
Fling è disponibile con la parte finale della spirale nei colori Ice, Ninja e Ultraviolet, costa 19 dollari in versione singola e 29,94 dollari in quella doppia. Destinato a tutti quelli che ne sentivano la mancanza e consigliatissimo a tutti i videogiocatori incalliti (e non)!
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Un altro modo di riciclare computer


ScreenRecycler, come dice il nome, permette di "riciclare" qualsiasi macchina in un modo a dir poco originale. Appoggiandosi su una rete locale, wifi o cablata che sia, consente infatti di usare lo schermo di una macchina secondaria come estensione di quello di una principale. Il risultato, come mostrato dal video dimostrativo, è di sicuro effetto.
Questa apparente meraviglia si appoggia su un collegamento VNC con un client di JollysFastVNC, incluso nell'installer di ScreenRecycler e gratuito per gli utenti di ScreenRecycler, da installare nella macchina che donerà lo schermo alla principale.
Come suggerito, va prestata attenzione al fatto che tutti i dati vengono trasmessi in maniera trasparente sulla rete.
Anche i seguenti client VNC sono dichiarati come compatibili: TightVNC (per Windows e Linux), VNC Navigator (per Windows), krdc (per Linux). In altre parole, come accennato, la macchina secondaria può avere sistemi diversi da Mac OS X.
I requisiti di sistema sono i seguenti sia per ScreenRecycler sulla macchina principale che per JollysFastVNC sulla secondaria: Mac OS X 10.4, 10.5, 10.6 e successivi mentre JollysFastVNC è anche accessibile sull'AppStore e per questa versione è necessaria la 10.6.6.
A questo mondo tutto (o quasi) ha un prezzo e quello di ScreenRecycler è di 23,90 euro per un uso singolo (letteralmente, in quanto serve disattivarlo per usarlo su un altro computer). La versione demo limita ogni connessione a circa 20 minuti.
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Da YouTube a MP3... quasi senza mani


Ci siamo, è il momento di far innervosire i puristi del suono. Cosa c'è di qualitativamente peggio di un mp3 per gli audiofili? Un mp3 generato da un filmato caricato su YouTube!
Nella migliore delle ipotesi si tratterà del frutto di una tripla conversione audio con pessime caratteristiche sonore. La prima la effettua colui che carica il filmato, la seconda la effettua il server di YouTube e l'ultima la esegue chi scarica il filmato per attenere una traccia musicale.
Ed è proprio per quest'ultima conversione che la giovane software house MediaHuman ha concepito YouTube to MP3. È un'applicazione nata prima per Windows e poi, grazie a Qt (un toolkit C++ per lo sviluppo di applicazioni multipiattaforma), sviluppata anche per Mac OS X.
Proprio a causa di questo porting, YouTube to MP3 eredita un'interfaccia assurda, in stile Windows, ma tutto sommato efficace. È sufficiente copiare il link di YouTube del filmato da convertire e spostarsi sulla finestra unica dell'applicazione. Si può scegliere di incollare il link nell'apposita barra o incaricare il programma di acquisire automaticamente l'URL direttamente dalla memoria degli appunti e addirittura scaricare in batch autonomamente.
Al termine della conversione verrà salvato un file MP3 per ogni link nella cartella Home/Musica/Dowloaded by MediaHuman, con ottimistiche caratteristiche di massima qualità (velocità dati 320kbps) spesso sovradimensionate rispetto alla pessima fattura dei file postati sul portale (di proprietà di Google Inc.) per la condivisione dei video.
Alla fine può trattarsi di uno strumento utile ai giovanissimi che vogliono riempire di canzoni alla moda il proprio player MP3 (cellulare o iPod) da ascoltare con mediocri auricolari o peggio ancora dall'altoparlante integrato del dispositivo, ma assolutamente inadatto a chi voglia gustarsi il suo brano preferito senza rimpiangere un bel CD Audio. Discorso diverso per chi vuole scaricare il parlato per ripassare lezioni audio o ascoltare racconti, in questo caso ci si può tranquillamente rassegnare.
YouTube to MP3 richiede un Mac con processore Intel e Mac OS X 10.5 (Leopard) o successivi, è assolutamente gratuito ed il download si effettua dal sito dello sviluppatore o da questo link diretto.
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Il tempo e lo spazio (e ho detto tutto)


SunGraph è un programmino tanto semplice quanto funzionale. Forse per questo motivo il suo sviluppatore Robert Urschel ha fermato l'aggiornamento del programma alla versione 9.1.1 nel lontano 2004. Va detto, a sua "discolpa", che recentemente ha sfornato, ed aggiornato parallelamente ai firmware di sistema, una versione gratuita per iPhone con le stesse funzioni di quella Mac.
Con tre diverse visualizzazioni (SunGraph, Analemma e World View), SunGraph mostra in modo testuale o grafico un'infinità di dati riguardanti data e ora, coordinate geografiche, ora solare e legale, albe e tramonti, equazione del tempo, equinozi e solstizi, analemma (Wikipedia italiano o meglio inglese), eccetera. Ovvero si possono avere tutti questi valori sia per il tempo attuale e la nostra località (magari inserendone le coordinate geografiche se mancanti) come per qualsiasi tempo passato o futuro e ogni altra località predefinita o di cui si conoscono le coordinate. La visualizzazione WorldView ci presenta invece una proiezione del mondo raffigurante la linea del giorno, della notte e dei crepuscoli; ad esempio, l'utilizzo più bovino a cui si può prestare SunGraph prevede la riesumazione dalla cantina di un qualsiasi canterano elettronico per trasformarlo in orologio/datario/mappamondo con tanto di linea mondiale della luce (una roba da gran signori).
Per chi non ne avesse abbastanza e volesse scervellarsi ulteriormente, il Nostro ha preparato un ottimo sito su analemma ed equazione del tempo, anche quello immutato da anni.
SunGraph è disponibile per Mac OS X, iPhone, Classic e Windows ed è sempre totalmente gratuito. Va specificato che, pure volendo fare una donazione, il vile metallo non viene citato e tanto meno richiesto dal gentilissimo sviluppatore. Per i (giustamente) paranoici della sicurezza, si può aggiungere che LittleSnitch non rileva alcun tentativo di trasmissione in uscita.
Solo per dare un'idea, tutto ciò occupa 1,3 MB su Mac e 0,7 MB su iPhone.
Per chi volesse, con poche quanto brutali linee di AppleScript si può anche creare una specie di salvaschermo con la visualizzazione "World View". La brutalità è dovuta al fatto che SunGraph è totalmente impermeabile ad AppleScript e non ha un dizionario di comandi esposti ma lo si può sempre controllare via System Events. Ovviamente però si tratta solo di una specie di salvaschermo in quanto l'immagine è più fissa che altro (ma l'effetto grafico, per non dire informativo, è spettacolare).
tell application "SunGraph" to activate
tell application "System Events"
repeat with i from 1 to 24
keystroke tab
end repeat
keystroke space
end tell
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Visualizzare le molecole su Mac


Esistono ormai da diversi anni numerose applicazioni utili per la visualizzazione di molecole, sia di natura tremendamente semplice come ad esempio piccoli idrocarburi, che di natura molto più complessa come nel caso delle proteine.
Un software estremamente agevole e veloce è iMol.
Questo programma permette di visualizzare le varie molecole secondo differenti stili (es: sfere e bastoncini, sfere di Van Der Waals), ma anche secondo differenti combinazioni di colori, a seconda sia delle proprietà chimico-fisiche (es: idrofobicità) che delle strutture secondarie della molecola stessa. È possibile ruotare sia le molecole nella loro "interezza" che le differenti "strutture" che le compongono (ad esempio le differenti catene di una proteina) in maniera indipendente l'una dall'altra.
iMol supporta numerosi formati (XYZ, MOL2, HIN, CAR, ALC, BIO) oltre al più comune formato PDB (Protein Data Bank) e permette inoltre di esportare e salvare le immagini delle molecole anche come bitmap. Salvando le molecole in formato BIO è inoltre possibile conservare i dati relativi al rendering della molecola (orientamento, colori, etc.) evidenziando anche ad esempio alcuni fra i residui amminoacidici di nostro interesse.
iMol è disponibile gratuitamente per il download dal sito di Piotr Rotkiewicz, lo sviluppatore dell'applicazione, funziona con tutte le versioni di Mac OS X (dalla 10.2 alla 10.6.6) e si installa con un semplice drag and drop.
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Tutti artisti! Perché no?


La software house Stone Design's Create ha al suo attivo diverse applicazioni per Mac, fra queste iMaginator, giunta alla versione 5, e per questo credo ormai matura per il grande pubblico.
iMaginator è una raccolta di effetti per le vostre immagini, già visto? Si e no, in effetti di plug-in in giro ce ne saranno milioni, ma qui sono molti, tutti insieme, non mirati specificatamente al modo fotografico, facili da usare ed in grado di stimolare la fantasia anche di chi pensa di aver visto tutto. Non c'è bisogno di scavare nei meandri di astrusi menu che raggruppano le cose con logiche a volte sfuggevoli, e poi non vi è mai capitato di aver applicato un bell'effetto e a distanza di tempo non ricordarsene il nome?
Con iMaginator non può succedere, oltre ad essere belli tutti in ordine, si possono anche scegliere ed aggiungere ai preferiti, per velocizzare le operazioni, ma la cosa interessante è che anche andando a caso (per sperimentare un po') è facilissimo eliminare un effetto se non gradito, anche se non è l'ultimo ad essere stato applicato. Vengono mostrati a sinistra, sotto la libreria degli effetti, tutti i plug-in applicati, come fossero su livelli separati e regolabili o eliminabili o ancora solo nascondibili. Sull'immagine all'applicazione del plug viene visualizzato il punto focale dell'effetto, centrabile secondo le esigenze con un semplice trascinamento. Ecco un'immagine di esempio realizzata con iMaginator. Volete di più? Eccolo: sono rimasto piacevolmente colpito dalla velocità dell'applicazione, anche nel salvataggio dei file.
Sì, perché se è importante che un software faccia bene il suo lavoro, è altrettanto importante che sia piacevole da usare. La mia macchina non è un razzo (iMac dual core 3.06 Mhz con 8 GB di Ram), eppure anche con immagini JPG da 8MB si va spediti meglio che con Photoshop, un plauso al programmatore! Di contro l'interfaccia, seppur molto comprensibile e pratica, non è allineata alla GUI di Snow Leopard, sembra piuttosto qualcosa di vecchio, dell'epoca almeno di Tiger.
iMaginator costa 7,99 euro sull'App Store, ma è disponibile anche una versione Trial per il download dal sito dello sviluppatore.
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Le tue foto sono appena all'inizio


Ciao a tutti, oggi recensisco il programma di fotoritocco Flare. Disponibile per il download dal sito dello sviluppatore o sul Mac App Store di Apple.
Flare è uno shareware con 15 giorni di prova gratuita che per ora costa 7,99 euro, fino al 18 marzo (periodo di offerta lancio al 50%).
All'avvio del programma (localizzato solo in inglese) si presenta una finestra con l'icona del programma, che invita al trascinamento della foto da trattare.
Fatto questo, in alto trovate le modifiche preimpostate: 33, Andrea Doria, Black and White, Bleach, Brownie, Captain Proton, CCTV, Driftwood, Family Album, Folded Poster, Light Leak, LOHO, Mesochrome 160, Molga, Mr. Blue Sky, Night Life, Old View, Plastic Camera, Postcard, Scripture, Shoebox, Soft Stipple, The Great Depression e Video Transfer.
Ecco la foto originale, scattata da me a Londra, che andremo a modificare insieme.
1) Apriamo il programma.
2) Trasciniamo la foto da lavorare nella finestra principale di Flare.
3) In alto a destra premiamo Presets, li ci appaiono tutte le anteprime.
4) Scegliamone una, nel mio caso Black and White.
5) La vostra foto originale si modificherà, in basso a destra cliccate Apply.
6) Sotto la foto troverete le opzioni per poterla ruotare o ritagliare prima di salvarla. Se vi va bene così, saltate questo passo.
7) Cliccate: File > Save or Export. O Save or Export in alto a sinistra della finestra del programma.
8) Potete scegliere di salvare l'immagine come un file, di inviarla direttamente a Flickr o di spedirla via E-mail.
9) Nel mio caso la salvo come file, quindi scelgo File e clicco su Save or Export.
10) Altra schermata, dove posso scegliere nome, destinazione, numero di pixel (800, 1024, 1600 o 2400), formato (jpeg, png o tiff) e percentuale di qualità (Il valore preimpostato è al 100%) per il salvataggio.
11) Save e ecco la nostra foto.
Qua il link alla foto Black and White.
Qua il link alla foto Folded Poster.
Qua il link alla foto Postcard.
Se invece non ci bastano le modifiche preimpostate, possiamo occuparcene noi scegliendo Edit al posto di Presets (Edit è alla destra di presets) con cui sbizzarrirci con i più svariati effetti.
Una volta premuto Edit apparirà un altro menu a tendina dove troveremo: Add Effect; divisi in tre categorie:
Color effects: Esposizione, saturazione colore, filtri colore, tinta e molti altri.
Lens effects (Trad. Obiettivo della macchina fotografica): sfuocare, zoom, luce e altri.
Creative effetcs: grana, cornice, pixel e altri.
Ogni volta che ne sceglierete uno si aprirà un ulteriore menu a tendina dove modificare ulteriormente l'opzione prescelta. Il bello è che ogni volta che modificate potete vedere varie anteprime cliccando su Normal.
Per salvarle, i vari passi oramai li conoscete.
Che dire del programma?
Non è proprio un vero fotoricocco come Photoshop dove modificare singole parti selezionate, qua si può modificare solo tutto l'insieme.
Mi son piaciute le molte opzioni già preimpostate per fare delle foto simpatiche e molto velocemente. E le opzioni quasi infinite se sceglierete la modalità di editing manuale, c'è veramente da perdersi tra le funzioni che si aprono dai vari sotto menu.
Il prezzo è molto invitante, direi che vale appieno i 15,99 euro richiesti, figuriamoci ora che è scontato al 50%. Il periodo di prova di 15 giorni è un motivo in più per scaricarlo e giocarci un po'.
Vivamente consigliato!
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Hard Disk 2TB Western Digital USB 2.0


Dal mese di novembre dell'anno scorso, l'arrivo di Amazon in Italia ha aperto agli utenti nostrani la possibilità di acquistare prodotti eccezionali (milioni di libri, migliaia di cd e dvd, ma anche videogiochi, elettrodomestici, software, giocattoli ed orologi) a prezzi interessanti, spesso imbattibili.
Nell'ultimo mese uno dei prodotti più gettonati è stato il Western Digital Elements Desktop HardDisk USB 2.0 nel taglio da 2TB (cod: WDBAAU0020HBK).
In effetti il prezzo di vendita (67,90 euro spedizioni incluse) vale già il solo disco rigido, se poi si conta che ha anche un box esterno, alimentatore e cavo USB, il dispositivo si fa estremamente invitante.
Abbiamo comprato il disco e siamo rimasti molto soddisfatti dell'acquisto. Si tratta di un normale hard disk esterno USB 2, compatto e essenziale. La confezione è minimale, senza sprechi, con carta ecologica (riciclata e riciclabile). L'unità misura 12,5 x 20,4 cm, è alto 3,5 cm e pesa esattamente un chilo, ha solo un led bianco posteriore per l'attività e pur non avendo un interruttore on/off il dispositivo si spegne da solo, staccando il cavo USB o spegnendo il computer. Arriva preformattato in NTFS per Windows, quindi per prima cosa va inizializzato con Utility Disco e magari partizionato in GUID.
L'amico Eugenio (co-fondatore de iMaccanici) l'ha collegato alla sua base Apple AirPort Extreme, che non spegne mai, ed ha constatato che dopo l'espulsione dal Finder il disco esterno va in stop, riducendo il consumo e preservando il disco dall'usura.
All'interno, fissato da due staffe e alcuni gommini sagomati di plastica blu, c'è un capiente drive Western Digital Caviar Green a risparmio energetico da 2TB (2000 GB a velocità variabile, Intellipower max 7200 rpm), che rispetto alle unità desktop standard riduce i consumi ed è il massimo in quanto a temperatura di esercizio ed acustica, infatti anche mettendolo "alla frusta" resta comunque tiepido, inoltre parcheggia le testine dopo 8 secondi di inattività.
Tutti vantaggi quindi? No!
Il nostro disco è un WD20EARS che ha ben 64MB di cache, ma c'è chi ha trovato solo un WD20EACS con "appena" 16MB di cache o un WD20EADS con 32MB. Insomma è questione di fortuna.
Infine chi come noi vorrà smontarlo, per utilizzarlo magari nel proprio Mac, dovrà rinunciare al riutilizzo del box esterno con un altro Hard Disk che non sia supportato dalla scheda interna del box.
Abbiamo provato a montare diversi dischi più piccoli, ma nessuno, nemmeno se prodotto dalla stessa WD ha funzionato (o non parte proprio, o richiede un'inizializzazione impossibile), tranne per un paio di Caviar Green da 1TB ed un paio di Samsung (da 1TB e da 750GB). La compatibilità con il chipset Oasis desktop 1607P è un mistero ancora irrisolto.
Inoltre per aprirlo bisogna fare attenzione (video) a non rompere le linguette di plastica. Non ci sono viti sul case, ma solo incastri. L'acquisto è comunque consigliato.
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La scorciatoia delle scorciatoie


Esibirsi in scorciatoie da tastiera ignote ai più, con virtuosismi alla Rachmaninoff ed efficacia e rapidità senza pari, è un po' il sogno o la necessità di tutti. I fortunati che devono usare principalmente solo pochi programmi, dopo qualche tempo riescono a memorizzare ed usare una grande quantità di comandi da tastiera. Al tempo stesso, chi per lavoro o diletto deve destreggiarsi tra numerose applicazioni anche complesse, diverse versioni o sistemi operativi, nonché semplicemente macchine configurate in maniera differente, rischia la confusione totale o, peggio, il richiamare in un attimo con la punta delle dita il comando "brasa disco".
In tutto ciò viene in aiuto KeyCue della Ergonis Software, ormai alla versione 5.2 dalla 1.0 del maggio 2004, che opera dietro le quinte ma pronto a manifestarsi all'occorrenza alla sola (prolungata) pressione del tasto Mela Cmd. Appena invocato, lo schermo viene oscurato quasi in stile Kernel Panic ed appare una finestra centrale che riassume tutte le scorciatoie da tastiera disponibili in quel momento per quel programma su quella macchina. La scelta è allora tra il memorizzare quella o quelle che ci sfuggivano tornando subito ai nostri compiti oppure scorrere con il mouse per cliccare direttamente il comando cercato. In questo modo non solo KeyCue funge da promemoria per ricordare le varie scorciatoie ma anche da "stanza dei bottoni" per i vari comandi disponibili da tastiera.
Alle scorciatoie dell'applicazione attiva si aggiungono altre funzioni e le scorciatoie di sistema ovvero, ad esempio, quelle di Menù Apple, Dock, Servizi, Dashboard, Display, Exposé, Spaces, Front Row, Text Input, Screen Shots, Spotlight, Universal Access, Contrast e dello stesso KeyCue (ovvero la scorciatoia per la scorciatoia della scorciatoia delle scorciatoie...).
Le preferenze prevedono, tra l'altro, la possibilità di scelta tra vari temi e la personalizzazione della velocità di reazione e del contenuto della finestra delle scorciatoie.
I requisiti di sistema, per quanto Snow Leopard sia raccomandato, partono da Tiger (Mac OS X 10.4).
A fronte di tutto ciò, si chiedono 19,99 euro per licenza singola o 29,99 per il pacchetto famiglia (massimo di cinque componenti dello stesso nucleo).
Il consiglio personale è di non provare KeyCue dato che poi non se ne potrà fare a meno, se non altro per farlo apparire e giocherellare con l'animazione della selezione tra le varie voci.
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Gestire il flusso di lavoro di immagini Raw


Molti utenti Mac sono anche appassionati di fotografia ed a loro è dedicata questa applicazione.
Le fotocamere digitali, oggi producono immagini in formato Raw: il perché di questa scelta è semplice: a posteriori è possibile regolare finemente la gradazione dei colori, sovra e sottoesposizioni. Il file ottenuto deve poi essere convertito in un formato più semplice da gestire ed è qui che interviene Rawker, un convertitore gratuito per file Raw che ha fatto propria la storica filosofia di Apple del "Rendilo semplice".
Consente infatti di processare un singolo file Raw così come una intera cartella con estrema facilità. È altresì possibile creare una cartella di riferimento che Rawker controllerà ciclicamente alla ricerca di nuove immagini da convertire automaticamente secondo le preferenze impostate, non appena inserite in detta cartella.
Ovviamente prima di convertire ogni file, potrete modificare le impostazioni al fine di ottimizzare l'aspetto delle vostre immagini; queste impostazioni possono essere salvate si da poterle richiamare a vostro piacimento.
Durante il processo di conversione multipla, Rawker mostrerà l'immagine attualmente in lavorazione. Il software è in grado di convertire in formato Tiff o Png a 16 bit, RGB per stampa o internet a 48 bit oltre al più modesto jpeg con profondità 8 bit.
I metadati contenuti nel file originale verranno mantenuti anche nelle immagini convertite in Tiff o jpeg. La conversione delle immagini potrà avvenire, a scelta, utilizzando Apple's Core Graphics (Quartz) oppure Dave Coffin's DCRaw, tool che non richiede installazione a parte in quanto già compreso nel programma e che supporta più formati RAW di quanti non ne supporti Quartz.
Scaricando dal link più sotto indicato, troverete una cartella che contiene due versioni di Rawker: la 1.4.2 più vecchia adatta anche ai SO precedenti a Tiger e l'ultima release, la 2.3.3 compatibile fino all'ultima versione di Snow Leopard.
L'altra cartella contiene ImageShow (in versione 1.3 e 2.1.2) inserito con lo stesso criterio del precedente. Esso serve a visionare velocemente le foto contenute in una qualsivoglia cartella: indicate la cartella ove sono contenute le foto, cliccate su open, la prima immagine apparirà, usate il cursore destro per visionare la seconda e così via, chiaramente il cursore sinistra aprirà la precedente.
Visualizzando le immagini potete valutarle e quindi ordinarle secondo valutazione o eliminarle, utilizzando il menù file, potrete inoltre ruotare ogni immagine o trasformarla in scala di grigi come qualcuno ha chiesto qualche giorno fa.
Sul sito dello sviluppatore, in tedesco, sono visibili alcune foto artistiche nel bianco e nero prediletto dall'autore, oltre ad un più ostico per noi non Teutoni, piccolo corso di fotografia. Presente anche una scala di grigi utile alla regolazione dei monitor e le istruzioni per regolarlo al meglio. Il sito insomma di un appassionato di fotografia per appassionati.
Da visitare: raifra.fh-friedberg.de/Mac/.
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Un rapporto energetico


Battery Report è una utility dello sviluppatore DssW, piuttosto interessato ai consumi energetici dei computer ed il relativo controllo (vedere alla pagina Products and Services).
Il programma è estremamente semplice e fornisce un dettagliato rapporto, numeri seriali inclusi, sulle caratteristiche delle varie fonti energetiche che alimentano il computer ovvero batteria dei portatili, alimentatori e UPS. Questo rapporto può essere esportato come un file pdf formattato ad hoc dal programma stesso, stampato o inviato per email.
Il rapporto è composto di una sezione "Computer", a sua volta divisa in Hardware e Operating System (inclusiva di vari numeri seriali e caratteristiche principali), ed una sezione per ogni fonte di alimentazione eventualmente collegata dove vengono riportati seriali e caratteristiche di ognuna. Nel creare il rapporto, si può scegliere di omettere qualche sezione magari per non distribuire i numeri seriali della macchina. Purtroppo mancano funzioni grafiche o anche testuali di registrazione e rappresentazione dei consumi nel tempo.
Il programma può tornare utile nella ricerca di problemi di alimentazione e nella verifica dei componenti interessati quando né il pannello Energia di System Profiler né CoconutBattery ci hanno soddisfatto. In effetti i punti di forza rispetto a queste altre due soluzioni o ad altre utility gratuite sono abbastanza marginali ma possono tornare comodi, soprattutto in fase di ricerca guasti.
A fronte di cotanto servizio, lo sviluppatore richiede gentilmente un emolumento pari a 6 euro (pardon, 5,99) per rimuovere l'infamante scritta "Demonstration License" dal rapporto in pdf come dalla schermata stessa del programma.
Curiosamente i requisiti di sistema partono da Snow Leopard.
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Un disco veloce come la luce


Esistono due tipi di Ram Disk: software e hardware, il primo Ram Disk Software fu scritto da Jerry Karlin in Inghilterra tra il 1979 e il 1980 che ebbe l'idea di dare la possibilità ai primi microcomputer dell'epoca di utilizzare più memoria Ram di quanto le CPU potessero direttamente indirizzare. Utilizzare la Ram come un disco dava innegabili vantaggi di prestazioni rispetto ai dischi rigidi, specie a quel tempo in cui non tutti i calcolatori ne avevano uno a disposizione. I Ram Disk hardware hanno origine più lontane, dobbiamo tornare indietro nel tempo ai primi anni 50 quando sui calcolatori a valvole IBM vennero utilizzati i Charged Capacitor Read Only Store (CCROS), dei veri e propri Solid State Drive, i precursori delle odierne Eprom e delle Memorie Flash.
Con l'abbassamento dei prezzi degli SSD, sempre più alla portate delle masse, parlare oggi di Ram Disk software non ha più molto senso, ma se avete un Mac (magari un MacBook con un hd meccanico da 5400 rpm) con tanta Ram la soluzione software che vi presentiamo oggi del californiano Peter Hosey (tra l'altro sviluppatore di software apprezzatissimi in ambito Mac quali Adium e Growl) potrebbe interessarvi ugualmente.
Come abbiamo già detto, utilizzare un Ram Disk software come storage porta vantaggi prestazionali rispetto ad un Hard Disk meccanico per svariati motivi: tempi di accesso, throughput massimo e il tipo di file system sono i più importanti. Il rovescio della medaglia è che tutto ciò che viene memorizzato su un Ram Disk sparirà dalla memoria dei nostri computer allo spegnimento dello stesso (magari per un Kernel Panic :D) o a causa di una caduta di tensione elettrica, quindi se volete essere sicuri di non perdere un vostro lavoro memorizzato in Ram Disk assicuratevi che le batterie del vostro portatile o del vostro gruppo di continuità siano cariche ed efficienti.
L'utilizzo di Make Ram Disk è veramente semplice, una volta scaricato e scompattato il file, basta lanciare Make Ram Disk.app, scegliere la dimensione del proprio Ram Disk (compatibilmente alla quantità di Ram a disposizione del vostro Mac) e premere il pulsante Make Ram Disk, subito avrete a disposizione sulla scrivania e in Finder una unità disco esterna dove potrete copiare i progetti su cui vorrete lavorare. Nel caso abbiate lasciato la spunta su "Save settings for next time" (salva le impostazioni per la prossima volta) e alla prossima esecuzione del programma vorrete cambiare la dimensione del Ram Disk (che di default è impostata a 64 MB) basterà tener premuto il tasto opzione (alt) quando lancerete di nuovo il programma per poter scegliere nuovamente la dimensione del vostro Ram Disk.
Gli utilizzi possono essere molteplici, lo sviluppatore di questo programma suggerisce di utilizzarlo come cartella temporanea per le registrazioni da schermo fatte con QuickTime o iShowU oppure come cartella per i download da Safari o Adium dei quali non volete lasciar traccia, potrete copiarci sopra un progetto di Photoshop molto pesante e con tanti livelli, insomma scatenate la vostra fantasia e magari cronometro alla mano verificate gli effettivi aumenti di velocità di esecuzione. Noterete grandi benefici nelle performance e nel consumo di energia (specie per i portatili) in tutte quelle applicazioni che richiedono continui accessi al disco fisso come ad esempio vedere un film: copiandolo e lanciandone la riproduzione sul Ram Disk otterrete maggiore autonomia dal vostro MacBook (magari quando siete in viaggio in treno).
Nel caso invece che vogliate conservare i file lavorati all'interno del Ram Disk dovete ricordarvi a fine sessione di lavoro di copiarli sul vostro Macintosh HD (o qualsiasi altro disco rigido) prima di spegnere il computer o espellere il Ram Disk altrimenti perderete tutto il lavoro svolto!
Il programma richiede come requisito minimo Mac OS X 10.4 (Tiger) ed è disponibile gratuitamente per il download nel sito dello sviluppatore.
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Utility gratuita a riga di comando


Il primo pensiero che ho avuto è stato: ma io questa "cosa" come la presento ai miei 25 lettori? Ma soprattutto, come faccio a spiegarla senza spaventare molti utenti Mac(canici)?
Perciò mi rivolgo a Voi che non avete mai usato il Terminale: non scappate!
Dovete sapere che sotto il vostro scintillante Desktop, sotto le icone colorate, sotto i comandi "clicca e trascina", sta battendo un purissimo cuore *x (Unix, Linux, BSD, OS X…) ovvero: molte delle cose che fate abitualmente, possono essere "ridotte" a semplici e meravigliosamente sintetici "comandi". Per esempio, proprio in questo momento volete conoscere il contenuto della vostra cartella "Utente".
Siete curiosi? allora nessun timore! Invece di aprire il Finder, lanciate l'applicazione Terminale e nella finestra azzurra che vedete scrivete ls e poi schiacciate il tasto invio.
Will Nolan, l'autore di CpuThrottle, ha fatto qualcosa di simile: il suo programma funziona proprio così. A questo punto, un po' incuriositi, vi state chiedendo: ma insomma, perché costui si è dato tanto da fare, a che serve?
Il giovane (?) Will era solito usare il suo MacBook (immaginiamo un white in policarbonato) per fare operazioni pesanti e gravose, come la conversione video di Matrix da guardare alla tv dopo cena. Epperò si sa, il policarbonato scalda e magari si rovina pure. Come tutti noi aveva installato una qualche utility per regolare la velocità delle ventole: peggio che andar di notte! Il Macbook restava bollente e in più faceva pure il rumore di una Formula 1!
Ma il Genio è geniale per tautologica definizione e in una frazione di secondo ti capovolge il mondo intero: invece di aumentare la velocità delle ventole, decide che è meglio diminuire la percentuale di CPU che un programma può usare. Certo l'elaborazione impiegherà più tempo, ma così il computer rimane più fresco e si può continuare ad usarlo per altre operazioni. Semplice, in modo disarmante, tanto che mi chiedo come mai Apple non ci abbia già pensato.
E se ora avete anche deciso di usare CpuThrottle … un po' di attenzione e seguite con me queste semplici istruzioni.
Scaricate il file compresso (formato *.gz) del programma dalla pagina dell'autore (il file binario cputhrottle.gz). Il nostro Mac OS X si è già occupato di estrarlo (se Safari è impostato in questo modo): prendete il file "cputhrottle" e trascinatelo sul vostro desktop. Adesso aprite l'applicazione Terminale (su forza, avete visto che non morde!) e scrivete questi comandi, facendo bene attenzione a maiuscole, minuscole punti e spazi. Ok, se volete fate copia e incolla!
Dopo ogni comando premete il tasto (invio)
cd ./Desktop (invio)
Bravi, vi siete appena spostati sul desktop, dov'è presente il file.
chmod +x cputhrottle (invio)
Con questo comando avete messo un flag al file e lo avete trasformato in un programma pronto per essere utilizzato (infatti noterete che l'icona è cambiata diventando un eseguibile).

Vediamo come lanciarlo, ma per prima cosa sappiate che per terminare il programma dovrete premere i tasti ctrl + c
Aprite l'app "Monitoraggio Attività": nella seconda colonna c'è il nome del processo (software), nella prima colonna c'è il numero (IDP) che lo identifica: segnatevelo!
L'ho sperimentato con Burn che effettua la conversione video di un AVI in MPEG usando il programma FFmpeg, che nel mio caso aveva IDP 123 (al posto di 123 usate il vostro numero, che cambierà ogni volta).
Torniamo nel Terminale e usiamo il comando "sudo ./cputhrottle xxx yy" dove xxx=il numero del processo che volete controllare, mentre yy è la percentuale di CPU che gli consentirete di usare. Questo è l'unico momento in cui dovete fare attenzione, perché state per usare la password da amministratore (richiesta dal comando sudo - super user do - super utente comanda…) ed è meglio non applicare il comando ad un processo di sistema (esempio quelli identificati con l'utente root). Quindi, sapendo che il processo da tenere sotto controllo ha IDP numero 123 e vogliamo lasciargli solo il 25% della CPU, dovremo scrivere il seguente comando e schiacciare invio:
sudo ./cputhrottle 123 25 (invio)
Vi è apparsa la scritta "Password:". Scrivete la password da amministratore (esempio: supermicio) e date invio. Quindi:
supermicio (invio)

Fermi! non imprecate… non dite che non è successo nulla… Se andate a controllare in Monitoraggio Attività, scoprirete che la % di Cpu usata dal processo FFmpeg è scesa a 25 come richiesto e infatti il vostro Mac sta tornando fresco e silenzioso..
Ora volete interrompere CpuThrottle? ctrl + c ed è fatta!

E che un pio Maccanico programmatore ci faccia il dono di un'interfaccia grafica o almeno di un Automator!
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Il cinema sull'iPad senza occupare memoria


Probabilmente tutti conoscono il gratuito VLC Media Player, interprete di tutti i formati video presenti nel mondo digitale, ottimo, a suo tempo, per vedere via rete UDP le varie tv satellitari (Telepiù) e comunque fonte di videocast dei più disparati attraverso la rete.
Quasi tutti conoscono anche la versione per iPad di VLC, ritirata dall'Apple store per problemi sorti, a quanto pare, fra gli sviluppatori delle varie versioni. Fortunato chi se lo è scaricato prima che venisse ritirato.
Hobbyist Software non è una grande software house ma, come tengono a far sapere nel loro sito, semplicemente un gruppo di sviluppatori che si occupa a livello hobbistico di software e ha creato, sul motore di VLC, una piccola ma interessante app per il vostro iPad che si chiama, per l'appunto VLC Streamer.
Disponibile per il download sull'iTunes Store a soli 99 centesimi (ne esiste una versione free perfettamente funzionante, seppur con qualche limitazione) il piccolo programma fa esattamente quello che promette: si connette attraverso bonjour e il Wi-Fi del vostro Mac all'HD o ai dispositivi di storage condivisi, al vostro comando esegue lo streaming sul vostro iPad dei film che avete in deposito, permettendovi di vedere tutto quello che avete in memoria da qualsiasi punto della casa (o comunque entro il raggio d'azione del Wi-Fi) con la stessa qualità video che potete avere sul vostro Mac. Il tutto senza effettivamente occupare memoria libera sull'iPad.
Installato velocemente il programma per iPad bisogna però installare anche il programma "gemello", che trovate sul sito degli sviluppatori, sul computer e dotare il tutto di una bella complicata password (la chiede solo una volta, quindi potete farla bella lunga).
Fatto ciò e attivata Airport sul Mac, VLS Streamer cercherà e troverà in pochi istanti il computer, e a quel punto voi indicherete all'App dove e quale film prendere fra quelli che avete in memoria. Impostate la risoluzione e la banda (fate vari tentativi per trovare la combinazione che meglio vi calza) e lo lasciate lavorare per qualche minuto (potete fare anche altro, o metterlo in stand-by. L'App lavora in background). Il film è rapidamente disponibile per la visione in streaming diretto, ma se lo lasciate lavorare fino alla fine - non ci vuole molto - il filmato si rivelerà molto più fluido e anche lo scrubbing (lo spostamento avanti e indietro) risulterà più efficiente.
Nel caso vi troviate in difficoltà, oltre all'helper presente nell'applicazione, Rob risponde di persona alle segnalazioni che gli inviate, anche se lo fate in italiano! Noi abbiamo consigliato di sviluppare anche per la musica un programma simile, o di implementare questo software per i file musicali, che adesso non vede, e lui ha risposto che ci stanno lavorando.
Ma noi, testardi (e un po' bastardi) abbiamo rinominato come .avi un paio di mp3 a caso, cercando di ingannare l'App. Senza grossi problemi ha iniziato a riprodurre i file con una discreta qualità audio, nei limiti delle piccole casse dell'iPad. Il problema è dover selezionare il brano successivo alla fine dell'ascolto, però funziona. Del resto, l'audio dei divx non è forse quasi sempre in mp3?
Disponibile per vari Sistemi Operativi, richiede, nel nostro caso, Mac OS X 10.5 o superiore.
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Mille (e duecento) nuovi posti dove mettere le mani


"Unlock Over 1200 Hidden Features in Mac OS X and Other Apps". E, come diceva Peppino, ho detto tutto.
Trita, affetta, sminuzza, taglia, centrifuga... MacPilot della Koingo Software, giunto da poco alla versione 4.1.7, viene spesso presentato in maniera semplicistica come un altro programma, per quanto di qualità e affidabilità fuori dal comune, per personalizzare OS X e per eseguire comandi del Terminale tramite interfaccia grafica. Ed in effetti così appare ad una prima occhiata.
A scavare appena sotto la superficie, si realizza che più si cerca e più funzioni si trovano fino ad un punto in cui ci si inizia a scordare le prime trovate... Forse solamente un utilizzatore assiduo riesce a ricordarsi, se non tutte le funzioni, almeno tutti i loro gruppi principali ed i diversi campi di applicazione delle stesse. Francamente anche arrivare a questo livello di conoscenza pare già un traguardo e, aprendo il programma, capita spesso di sorprendersi a ritrovare in MacPilot numerose e utili funzioni che si è abituati ad avere sparpagliate in altrettanti singoli programmi o procedure ma non riassunte in un'unica applicazione.
Tutto questo viene appunto sintetizzato in maniera molto efficace dalla stessa presentazione della Koingo: "Unlock Over 1200 Hidden Features in Mac OS X and Other Apps". Dubito che qualcuno si sia messo a controllare se effettivamente siano 1200 ma già l'ordine di grandezza dovrebbe dare una certa idea della potenzialità dell'attrezzo. Per i più scettici, sul sito di MacPilot è disponibile la pagina "Feature Comparison" dove, se da una parte è come chiedere all'oste se il vino è buono, dall'altra si ha un confronto di massima ovviamente con una selezione di competitori minori ovvero Cocktail, TinkerTool ed altri. Giusto per dare un'idea, i seguenti sono i gruppi principali delle funzioni di MacPilot: General, Disks, Network, Login Items, Startup, Spotlight, Power, Logs, Tools, File Browser, Info e ovviamente Preferences. Da notare che in ogni gruppo esistono sottogruppi di funzioni ed a volte anche sotto-sotto-gruppi di funzioni. Ma tanto ci si perde lo stesso.
Come sempre con programmi di questo genere, si consiglia caldamente di prestare molta attenzione nell'utilizzo e di non eseguire modifiche se non si sa esattamente cosa e dove si sta operando. Piccole modifiche nell'interfaccia del sistema o di qualche applicazione, o anche l'esecuzione di un comando apparentemente innocuo ma così invitante quando a portata di mano e non inaccessibile sotto forma di stringa di Terminale, possono a volte causare problemi di varia gravità.
Le applicazioni pratiche di MacPilot vanno quindi ben oltre la semplice modifica dell'interfaccia o della funzionalità di OS X o di particolari applicazioni ma spaziano tra la manutenzione ordinaria, quella straordinaria, la creazione di particolari servizi o configurazioni personalizzate, la modifica di impostazioni di sistema, l'accesso rapido e sicuro a funzionalità nascoste o poco accessibili... Provare per credere.
A proposito di provare, è disponibile un trial di 15 giorni al termine dei quali vengono chiesti US$ 19,95. Esiste anche una variegata politica di prezzi per studenti, famiglie, educatori, affari, globale e aggiornamento. Per gli amanti del genere, il tutto è anche disponibile sull'App Store. Per gli amanti del vintage, sono sempre disponibili versioni anche per Panther (Mac OS X 10.3) e Tiger (Mac OS X 10.4).

P.S. Detto questo, esiste anche un menù "Terminal Commands". E lì si apre un altro mondo...
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Rilevare le prestazioni del Mac in clic


Il benchmark è uno strumento per la misurazione delle prestazioni di un computer, che utilizza un insieme di test per quanto riguarda diverse operazioni, vengono così provate le performance dei processori, della RAM, degli hard disk e delle schede grafiche.
NovaBench è l'ultimo software, in ordine cronologico, sbarcato sulla piattaforma Mac dopo una buona diffusione in ambienti Windows, che offre una buona analisi delle prestazioni del computer.
Certo che, a differenza degli utenti PC, non è necessario controllare periodicamente le capacità del proprio Mac, ma è comunque interessante conoscere i limiti del parco macchine per conoscere al meglio la potenza del computer, destinando il lavoro più opportuno ad ognuno e magari per confrontarlo con quello di altri utenti.
Il funzionamento di NovaBench è semplicissimo: basta raggiungere la pagina del download su App Store e scaricarlo, chiudere tutti i programmi aperti, lanciare l'applicazione che compare nel Dock e cliccare su Start Tests. A questo punto iniziano le operazioni di misurazione eseguite dal software che testerà l’hard disk, la CPU, la RAM e la scheda grafica, mostrando una serie di elementi grafici a video per spremere le risorse grafiche.
In conclusione lo strumento sviluppato da Nathan LaPierre è veloce e semplice da usare, ma proprio per questo poco approfondito. Al termine verranno mostrati i risultati, e sarà anche possibile confrontarli con gli altri raccolti in un database sulla pagina compare del sito ufficiale di NovaTech Network.
È simpatico notare come la classifica dei computer più veloci, al momento di questo nostro test, veda il predominio incontrastato di computer Apple con Snow Leopard, soprattutto considerando che i computer Apple ad aver eseguito il software sono in netta minoranza.
Anche l'occhio vuole la sua parte.
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Eliminare duplicati, ma con molta cautela


Non male questo dupeGuru, sulla cui traduzione letterale ci siamo un po' fermati fino a rimandare il problema all'inventore di questo semplice, ma efficace programma e ai suoi contorti pensieri.
Semplice, leggero, veloce, dopo aver scaricato il leggero DMG a questo indirizzo hardcoded.net/dupeguru il software ricorda, al primo lancio e ad ogni lancio successivo, con un utilizzo pari a 50 ore complessive (se tu vuoi, se non vuoi non ti avvisa e il programma resta free), che a questo mondo occorre pure mangiare e che potresti pure, visto che lo stai usando, ricordarti degli sviluppatori, mettere una mano sul cuore e una sul portafogli e fare un semplice gesto di riconoscenza.
Oppure no, e allora andiamo avanti (però pensiamoci lo stesso…).
L'applicazione consente di selezionare la cartella da esaminare, aggiungerla al pannello di controllo e procedere nella ricerca degli eventuali duplicati.
Trovati i doppioni (in una vita di maneggiamenti ce ne sono sempre) occorre adesso vedere cosa dobbiamo farne, e le scelte sono ampie: possiamo spostarli in una nuova cartella per esaminarli con calma (sempre consigliato) oppure cancellarli definitivamente (attenzione!!!), ma anche semplicemente ignorarli, che tanto sapevo che c'erano e anzi li ho fatti io.
Se decidiamo di spostarli (ma è possibile anche copiarli) in una nuova cartella vedremo apparire delle cartelle che saranno la replica di quelle dove erano contenuti i file che il programma ritiene duplicati.
Occorre ricordare a questo punto che il programma è, per definizione, una macchina e fa appunto quello che è stato programmato a fare, secondo la testa dello sviluppatore. Che non è la nostra!
Quindi, un'esame dei file doppi vi consentirà di controllare cosa state cancellando e se volete veramente farlo. Pena la perdita di dati, foto, film o brani musicali ai quali tenevate molto.
A vantaggio però del programma occorre dire che scegliendo una cartella alla volta, quelle magari dove riteniamo che ci possano essere dei duplicati (soprattutto musica, foto e documenti vari) e facendo esaminare a dupeGuru solo questa, i rischi si riducono e si può procedere, sempre con cautela, ma con maggiore tranquillità. Se faccio esaminare l'archivio di iTunes probabilmente mi rileverà diversi brani musicali doppi, e al limite rischio di eliminare questi, se gli faccio esaminare tutto l'HD magari chissà cosa mi trova e chissà che casino vado a combinare.
dupeGuru è compilato per vari Sistemi Operativi, in varie versioni ed è alla terza release. L'app è in Fair Use, concetto sul quale il vostro si è un po' scervellato, ma non ha trovato soluzione. Forse i più esperti avvocati nostri amici potranno dare una migliore spiegazione.
Consigliata.
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La mappa non è il territorio*


In teoria: due recensioni al costo di una. In pratica: un paio di scarne presentazioni. Difatti la complessità di questi applicativi GIS (Geographical Information System) nonché i molteplici impieghi a cui possono essere adattati da una diversissima utenza richiederebbe un'analisi estremamente approfondita per valutare e confrontare in maniera affidabile le varie funzioni. Come se non bastasse, ogni possibile comparazione dovrebbe essere invece fatta dai singoli utenti in funzione delle loro effettive necessità. A monte di tutto, senza scoprire niente di nuovo, va osservato come il mondo GIS e quello Mac abbiano ben pochi elementi in comune e come la possibile scelta di programmi Mac di analisi geospaziale sia non solo piuttosto ristretta ma anche ampiamente snobbata dalle solite grandi software house del campo.

GRASS GIS "Un GIS per gestione dati, elaborazione immagini, produzione grafici, modellamento spaziale e visualizzazione di diversi tipi di dati... GRASS (Geographic Resources Analysis Support System) è un GIS per dati vettoriali e raster, un sistema di elaborazione immagini e di produzione grafici. GRASS contiene più di 350 programmi e funzioni per produrre mappe ed immagini a monitor o su carta, manipolare raster, vettori e dati, elaborare immagini multi-spettrali e creare, gestire ed immagazzinare dati spaziali. GRASS usa sia un'intuitiva interfaccia grafica che una linea di comando per una maggior facilità delle operazioni. GRASS si può interfacciare con hardware commerciale come stampanti, plotters, digitalizzatori e database per sviluppare nuovi dataset come per gestirne di esistenti."

"And now something completely different": questa frase vi verrà in mente se avrete già avuto esperienze in campo GIS al momento di usare GRASS GIS. Il programma (open source per Mac, Linux e Windows) inizia a chiedere un minimo di attenzione già al momento dell'installazione in quanto sono necessarie le installazioni di alcune dipendenze prima di quella dell'applicazione principale. Sullo stesso ReadMe si specifica che "l'installer non controlla la presenza dei vari requisiti e installerà tranquillamente GRASS se qualcosa è mancante MA GRASS non funzionerà correttamente o per niente." A buon intenditor...
La procedura corretta di installazione prevede i seguenti passaggi obbligatori più altri eventuali corollari:
  • scaricare l'installer di GRASS, ad esempio da KyngChaos GRASS, e dei frameworks necessari (GDAL, freetype, cairo) da KyngChaos Frameworks
  • installare i framework GDAL Complete, FreeType e cairo e poi installare GRASS
  • scegliere GIS Data Directory, Location (nome, modalità di scelta del sistema di coordinate, proiezione, parametri della proiezione, datum), eventuali diversi Mapset
  • avviare GRASS
Una volta installato e configurato tutto... il lavoro è appena cominciato. Come letto in un tutorial, "i primi passi su GRASS sono difficili e questo breve tutorial è fatto per ogni nuovo utente". La chiave di lettura è proprio in quell'"ogni". Che siate alle vostre prime esperienze geospaziali o, peggio ancora, abbiate alle spalle un decennio e passa di analisi soprattutto sui soliti applicativi commerciali, benvenuti a scuola. "And now something completely different". L'interfaccia e la logica stessa dell'applicazione sfuggono agli schemi soliti con una noncuranza quasi unica e tutti devono prepararsi ad un periodo iniziale di apprendimento piuttosto ripido.
Per una rassegna minimamente esaustiva delle possibili funzioni analitiche, è molto meglio rimandare alla fittissima comunità on-line prodiga anche di tutorial, dati di esempio ed aiuti vari. Appunto la diffusione di GRASS, soprattutto in campo accademico, è testimone delle sue potenzialità soprattutto in confronto agli altri programmi GIS per la piattaforma Mac ma, come detto, bisogna essere consapevoli dell'iniziale periodo di studio per il quale i veri requisiti minimi di sistema sono modestia e pazienza.

Quantum GIS Anche QGIS è un GIS open source disponibile per Mac, Linux e Windows le cui principali funzioni vengono così riassunte:
  • Mostrare e sovrapporre dati vettoriali e raster in diversi formati e proiezioni senza conversione ad un formato proprietario o comune
  • Creare mappe ed esplorare in maniera interattiva dati spaziali con una facile interfaccia grafica
  • Creare, modificare ed esportare dati spaziali
  • Effettuare analisi spaziali con il plugin fTools per shapefiles o il plugin GRASS integrato
  • Pubblicare la vostra mappa su internet usando la funzione di esportazione a Mapfile; richiede un webserver con UMN MapServer installato
  • Adattare Quantum GIS ai vostri bisogni specifici attraverso l'architettura a plugin espandibile
Anche QGIS ha abbandonato la precedente ed apprezzata logica del drag&drop per l'installazione e richiede un minimo di attenzione avendo un paio di dipendenze che devono essere installate prima dell'applicazione principale. Ergo:
  • scaricare l'installer di QGIS ad esempio da KyngChaos QGIS e dei frameworks necessari (GDAL, GSL) da KyngChaos Frameworks
  • installare i framework GDAL Complete (come per GRASS) e GSL
  • trascinare QGIS in cartella Applicazioni
  • eseguire primo avvio da utente amministratore
A differenza di GRASS, QGIS garantisce un'interfaccia più comune ed una logica meno da "pensiero laterale". Da alcune versioni inizia anche ad offrire una certa serie di funzioni analitiche per dati sia in formato vettoriale che raster.

Entrambi i programmi hanno enormi potenzialità e meritano attenzione, soprattutto considerando il prezzo (nullo) e la mancanza di validi concorrenti su piattaforma Mac tranne forse uDig e gvSIG. Per una sommaria tabella comparativa, si può verificare Wikipedia alla voce Comparison of geographic information systems software. In ultima analisi va sottolineato ancora come il corretto utilizzo di questi applicativi richieda indistintamente a tutti i nuovi utenti una preparazione specifica per la loro estrema particolarità e struttura. Sulla scelta di quale sia il programma che meglio si adatta alle proprie esigenze, si può solamente consigliare un dettagliato ed esteso esame delle caratteristiche dei diversi programmi non solo in termini di formati di dati trattati e funzioni presenti ma anche in base alle diverse possibilità di esportazione, creazione mappe dettagliate o collegamenti con servizi web, giusto per citare gli aspetti più comuni.

*Alfred Korzybski (wikipedia.org/wiki/Alfred_Korzybski) e relazione mappa-territorio (wikipedia.org/wiki/Map–territory_relation).