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sabato, 02 agosto 2014__04:24

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Recensione del fotolibro Cewe


Siamo stati invitati da una gentile specialista di Marketing, che lavora per una nota azienda torinese, a provare gratuitamente il servizio di stampa online della Cewe, per la realizzazione di un fotolibro personalizzato. Noi abbiamo scelto di realizzare un fotolibro quadrato, formato 20,5 x20,5 cm, con copertina morbida di 28 pagine (26 stampate).
L’installazione del software è stata semplice e veloce, ma partiamo prima dalle cose negative: il programma di impaginazione è vero che è multipiattaforma (per Mac, Windows e Linux), ma non è scritto nativamente per ognuno di questi Sistemi Operativi. È, invece, un'applicazione Java con tutti i contro del caso: lenta nelle operazioni più "semplici" e completamente fuori dalle direttive Apple per quanto riguarda l'interfaccia grafica. Di conseguenza priva anche del comodo menù Aiuto Mac e davvero poco intuitiva per chi è abituato alle applicazioni tradizionalmente facili per Mac.

Dimenticando i canoni a cui siamo abituati, possiamo adeguarci dopo un po' di tempo all'interfaccia, e trovarla anche abbastanza semplice, ciononostante completa, al tempo stesso, di molte funzioni ->
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Temporizzare il proprio Mac


iBeeZz, dietro questo titolo onomatopeico non si nasconde un supereroe giapponese che controlla il sonno, bensì un programma per temporizzare l'accensione, lo spegnimento, il riavvio, lo stop e la riattivazione delle nostre macchine, ma con l'aggiunta di altre funzioni.

Mi si dirà: «Lo fa già Mac OS». Vero, ma non così dettagliatamente. Oppure: «Eh… con Automator e qualche script, che ci vuole?!». Vero anche questo, ma non tutti sanno "programmare" e poi se la natura ha inventato la pigrizia primo è per usarla e secondo per non farci diventare utenti Linux.
Andiamo nel dettaglio facendo qualche esempio. Come ho già scritto nel forum, se volessimo lasciar scaricare un torrent per l'intera notte sino alle 8 di mattina (quando scatta la tariffa elettrica a pieno regime), non dovremmo fare altro che settare lo spegnimento alle ore 8.00, ma come ben sappiamo alcuni programmi sono caparbi nel chiudersi, a volte può capitare che compaia il messaggio che non è possibile chiudere il sistema se non si chiude prima il programma (uTorrent li fa questi scherzetti), iBeeZz permette di forzarne la chiusura, a questo punto aggiungiamo la funzione "Chiudere applicazione" qualche minuto prima dell'orario prescelto e risolviamo la situazione.
Nel caso volessimo chiudere tutte le applicazioni aperte senza doverle aggiungere di volta in volta nelle preferenze del programma è possibile, con la funzione "Apri file", caricare uno script o un'applicazione che chiude tutto automaticamente, tipo "Close all Open Applications" o qualsiasi altra che preferite.
Abbiamo la necessità di fare il backup giornaliero dei nostri dati ad esempio di un server? Niente di più facile selezionando la funzione "Backup di Time Machine", spuntando tutti i giorni della settimana e settando l'orario desiderato.
La nostra prole è restia a lasciare la tastiera per andare a dormire? Si setta lo spegnimento inderogabile e spietato all'ora prestabilita e si bloccano le preferenze con il lucchetto… non avrete mica dato la password ai figli? Potete addirittura far partire un avviso tot minuti prima dello spegnimento (possibile anche per le altre quattro funzioni) se siete un genitore sensibile, ma in questo caso è possibile annullare lo spegnimento manuale, quindi è sconsigliato per i genitori di figli particolarmente vivaci.
Vi piace svegliarvi con la musica? iBeeZz gestisce anche iTunes permettendo il caricamento e la riproduzione delle Playlist (qualsiasi, audio, video, etc.), controlla il volume (anche quello di sistema), la dissolvenza, la ripetizione, la selezione casuale…
Non male, vero? L'applicazione costa 12,50 euro, ma li vale tutti, non ha mai fallito un colpo, è in italiano e l'autore, Olivier Delécluse, è disponibilissimo.
Sul sito ufficiale c'è una versione trial da 30 giorni per il download.
Ah, quasi dimenticavo, funziona da Jaguar sino a Mountain Lion.
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Prevenire, e tracciare, è meglio che curare


Parlare o tacere? È meglio trattare o meno l'argomento dei vari software "antifurto" o di recupero? Ovvero è consigliabile parlarne aiutando così sia la potenziale vittima che l'eventuale ladro o ricettatore o invece si dovrebbe tacere senza assistere né l'uno né l'altro?
Visto comunque che ormai queste applicazioni sono piuttosto numerose e diffuse, e che in effetti parlarne è un po' come fare pubblicità a lucchetti e serrature, troviamo una soluzione di compromesso ovvero parlandone senza entrare troppo nei dettagli e lasciando l'onere dell'approfondimento ai diretti interessati…
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Registrare lo schermo del Mac


È evidente a tutti, fin dall'introduzione di QuickTime X, come la possibilità di creare screencast sia una tecnologia resa gratuita da Apple ed alla portata di tutti. Tuttavia le opzioni sono limitate* alla scelta del microfono, alla qualità del filmato (con delle forti incongruenze) ed alla scelta della cartella di destinazione, oltre alla possibilità di selezionare la sola parte utile del filmato e la pubblicazione diretta su YouTube, iTunes e iCloud.
Per effettuare screen recorder professionali bisogna ricorrere a programmi a pagamento, e su tutti eccelle iShowU HD di shinywhitebox, un software altamente specializzato nell'acquisizione video, e soprattutto audio, di tutto quanto venga riprodotto sul Mac dalle sue applicazioni.
Il punto di forza di iShowU HD è proprio la registrazione diretta dei suoni emessi dal Mac, basata sull'installazione di Soundflower che finalmente è compatibile anche con OS X Lion.
iShowU HD registra video di alta qualità, da editare con iMovie, Final Cut o altro e permette di eseguire l'upload diretto verso YouTube.
Una nutrita serie di preimpostazioni permette di scegliere con esattezza l'area di cattura e la dimensione di uscita del filmato, secondo le risoluzioni standard più diffuse o in base ad una personalizzata che si desidera utilizzare.
Si può scegliere quale sorgente audio utilizzare (microfono integrato o ingressi vari) inclusa quella di sistema, ossia i suoni riprodotti dal Mac o dalle sue applicazioni (isolando le altre). Si può scegliere se mostrare o meno i click del mouse, se seguirlo o meno; se includere nella registrazione anche una ripresa con la iSight (o simile); se aggiungere immagini o altri contenuti multimediali al filmato; a che qualità video registrare e con quale tipo di formato QuickTime compatibile.
Una comoda finestra di anteprima permette di vedere in tempo reale quello che verrà acquisito prima di avviare la registrazione. È possibile aggiungere una filigrana, modificare l'aspetto del cursore e molto altro.
Il software è disponibile in italiano grazie al tenace lavoro svolto da Italiaware, che storicamente offre anche altri software localizzati nella nostra lingua, tutti con la possibilità di essere provati prima dell'acquisto, mentre la ricca sezione di supporto per l'applicazione è in inglese ed è disponibile tramite sito web (non mancano manuale utente, tutorial, ed una sezione di FAQ), via e-mail e addirittura per telefono, ma forse è scomodo (e costoso) contattarli a voce in Nuova Zelanda (dall'altra parte del mondo) anche a causa del fuso orario sfavorevole.
iShowU HD costa 50 euro nella versione Pro, 25 euro nella versione standard e per le vecchie versioni di Mac OS X (10.4) è disponibile iShowU (senza HD) all'agevole prezzo di 18 euro, centesimo più centesimo meno.
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*Piccolo trucco per QuickTime X: procurandovi un comune cavo mini-jack stereo (maschio maschio) è possibile collegare l'uscita delle cuffie con l'ingresso audio del microfono e registrare così i suoni emessi dal Mac, ma è un'operazione impossibile sui Mac recenti dotati di unica porta in/out audio.
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Conversione video per iPad


Ebbene sì… prima o poi doveva succedere. È quello che dicono spesso gli amici.
Nel mio caso, è successo che sono uscito da un negozio con un iPad 2 sotto il braccio (più sottile, leggero, veloce. Con FaceTime, Smart Covers e batteria da 10 ore)! E pensare che passavo di lì per caso, giuro! Sono entrato solo perché c'era l'aria condizionata e avevo caldo. Vabbé, tanto nessuno mi crede…
Comunque, in questi giorni di esperimenti vari, cercavo uno strumento (gratis) semplice ed efficace per convertire qualche film in un formato adatto ad essere visto sul nuovo giocattolo.
Curiosando nel Mac App Store ho trovato ai primi posti delle applicazioni gratuite questo Smart Converter prodotto da ShedWorx , software house australiana specializzata in programmi di conversione video (come VoltaicHD e RevolverHD, per esempio).
Smart Converter è semplicissimo, no frills come dicono gli inglesi: si trascina il video sulla finestra del programma, si seleziona verso quale "media" deve essere esportato e si avvia la conversione.
Principali formati sono: Apple Tv, iPad, iPhone, Android tablet/phone, solo musica. Per un filmato avi di 1,47 Gb (1h 48 min) la conversione ha impiegato poco più di un'ora, utilizzando il 100% di un solo "processore" sui 4 core offerti dall'iMac i5. Tale limite penso sia dovuto all'uso di ffmpeg. Peccato, poteva essere più rapido. Ma questa è solo la versione 1.0 pubblicata questo mese!
La qualità del filmato rielaborato è molto buona, non si notano differenze evidenti dall'originale e al termine il file .m4v così creato (circa 1 Gb di peso) viene automaticamente aggiunto alla libreria di iTunes. Da qui all'iPad (o altro dispositivo) ci vuole un attimo.
Smart Converter è adatto a chi -come me- soffre da pigrizia dovuta al caldo estivo. Per tutti gli altri e per risultati migliori, ovviamente è meglio restare su Handbrake e simili. Buona visione!
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L'anello mancante


Siete appassionati ascoltatori di trasmissioni quali "Il terzo anello - Ad alta voce" di Radio 3? Vorreste ascoltarla in mp3 dove, quando e come volete? Non ve ne potrebbe interessare di meno ma suocera, moglie, figlia e soprattutto amanti vi pressano per farlo (nota per il gender balance: vale anche al contrario per quanto una suocera non sarà mai un suocero)? Oggi, ma anche dall'altroieri, la risposta è radioPodder.
L'applicazione può scaricare e convertire in mp3 risorse audio in formato real-audio dai siti web che le ospitano e che altrimenti sarebbero ascoltabili solo in streaming. Una volta scaricati e convertiti, i file possono ovviamente essere caricati su un iPod o utilizzati a piacimento. Nel caso di "Ad alta voce", l'applicazione è già predisposta di un'opzione per riconoscerne le pagine ed estrarne gli mp3 ma lo sviluppatore informa che radioPodder può funzionare anche con siti simili. Solamente dalle pagine web della trasmissione sono comunque scaricabili diversi romanzi i cui link si trovano in un elenco, per quanto fermo al 2008, nello stesso zip di radioPodder. Altri link possono essere cercati sullo stesso sito RAI o si può provare ad usare altri siti contenenti file real-audio o simili.
Il programma si appoggia a cURL, Lame e MPlayer e difatti, se si ha LittleSnitch a controllare il traffico in uscita, vanno aperti alcuni cancelli, alcuni in via definitiva, o occorre fornire conferma per ogni file che viene scaricato. Mentre lo scarico avviene in maniera rapida, a seconda di connessione e rete, la conversione può richiedere alcune decine di minuti, ovviamente in funzione del tipo di macchina.
Il programma esiste in versione tigrata e leopardata e gira sia su PowerPC che Intel.
Non solo radioPodder fa una cosa e la fa bene, ma sul sito non viene nemmeno menzionata la vile moneta o possibili contribuzioni all'autore e quindi pare poco elegante anche solo continuare a parlarne.
Tutto considerato, allo sviluppatore si potrà anche perdonare il non aver incluso iMaccanici nella pagina dei link (ma lo si può sempre invitare a farlo).
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Un Blu-ray davvero compatibile


Uno dei problemi che affligge chi possiede un computer, indistintamente Mac o PC, è trovare un lettore DVD e/o Blu-ray che non faccia troppe storie nel "vedere" o leggere gli HDD esterni collegati alla porta USB per vedere filmati o immagini.
Basta un breve giro sul web per rendersi conto di quante persone lamentino che il loro DVD player (non importa se nuovissimo, né di quale marca sia) si rifiuti sistematicamente di riprodurre sul televisore di casa qualsivoglia file video, audio o immagine.
Avevo, un paio di mesi fa, comprato un lettore DVD LG (non Blu-ray) di cui avevo letto recensioni positive ma, ahimé, non avevo pensato di documentarmi meglio sulle sue effettive capacità di leggere dischi esterni di storage: tutto andava (abbastanza) bene con le memorie flash (meno coi DVD), ma con l'HD Western Digital da 2 TB (acquistato successivamente e segnalato sul nostro sito dall'amico Fragrua) non c'è stato nulla da fare! Ho cercato allora di approfondire meglio e ho visto che molti segnalano la marca Philips come una delle meno "schizzinose".
Sbarazzatomi dell'LG (spesi una settantina di euro) ho deciso di rischiare e, approfittando di un'offerta Trony, ho preso un lettore Blu-ray Philips, modello BDP3100, appartenente alla fascia "basica" della Casa olandese. Sottolineo che nessun produttore garantisce la compatibilità dei propri DVD player con tutti i dispositivi USB, neppure Philips…
Non mi dilungo sulle caratteristiche e sulle specifiche del modello, che potete trovare a questa pagina, vi basti sapere che funziona alla grande, non solo legge senza problemi i DVD "fatti in casa" ma, cosa più importante, è dotato di ben due porte USB alle quali potete collegare il vostro hard disk esterno e le vostre Pen drive senza paura che non riusciate a vedere i vostri film o le vostre foto preferite!
Semplicissima e amichevole la grafica del menu a video, altrettanto chiara la tastiera del telecomando (un aspetto, questo, da non sottovalutare per chi non ci vede molto bene o detesta il disordine di certi controller).
Un'avvertenza: la porta USB posteriore, secondo le istruzioni, dovrebbe essere destinata unicamente all'aggiornamento del firmware, ma ho piacevolmente constatato che è possibile usarla tranquillamente per collegarvi anche pennette o lo stesso HD, a riprova di quanto poco difficile sia l'apparecchio, purché abbiate la pazienza di attendere qualche secondo, ignorando la scritta che dice "nessun dispositivo USB rilevato" (e questo vale anche per la porta anteriore, probabilmente per lasciare il tempo necessario al trasferimento delle informazioni).
In conclusione, con meno di 70 euro (in promozione) vi trovate un lettore Blu-ray da tavolo senza troppi fronzoli, ma con tutto ciò che serve e che funziona a dovere!
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Felice, con la testa tra le nuvole


Quasi tutti noi "maccanici" abbiamo installato ed usato con soddisfazione DropBox, il servizio gratuito di condivisione file e sincronizzazione di cartelle remote, diventato rapidamente leader nel settore. Sappiamo benissimo che non è solo uno spazio online dove mettere i propri file, perché il software offre tante funzioni avanzate e comode.
Recentemente però la concorrenza si fa sempre più agguerrita, cercando di farsi spazio con proposte invitanti ed offrendo funzionalità più moderne. Tra questi dovrebbe esserci CloudApp, un programma subito affermatosi (oggi è primo in classifica in Mac App Store) che rende le cose ancora più facili, ma che secondo la nostra opinione non è in diretta concorrenza con DropBox, anzi in qualche modo potrebbe affiancarlo, oppure rivolgersi ad un target di utenza leggermente diverso. Infatti, anche se all'apparenza potrebbe sembrare la classica "alternativa a DropBox", il funzionamento di CloudApp è completamente diverso, ma certamente semplice, integrato, accessibile, affidabile ed estensibile, proprio come promesso dalla spagnola Linebreak.
Al primo lancio del software (che si chiama semplicemente Cloud e si scarica da qui) bisogna registrarsi inserendo la propria e-mail ed una password destinata al servizio (come ben sapete, evitate di usare la stessa password della casella di posta). La registrazione avviene all'interno del software ed è praticamente immediata. L'utilizzo è facilissimo: nella barra dei menù c'è un'icona a forma di nuvola e basta buttarci i file dentro, siano essi filmati, audio, archivi, testi… ma anche applicazioni e qualsiasi altra cosa.
I file vengono "spediti sulla nuvola" con un trascinamento o tramite una abbreviazione da tastiera, in cambio viene fornito un URL nella memoria degli appunti, da incollare dove ci fa più comodo.
A differenza di DropBox nessuna cartella del Finder è "sensibile" alla sincronizzazione, ma i documenti sono accessibili da Internet alla pagina Drops del proprio Account CloudApp tramite interfaccia web (Safari ovviamente funziona benissimo).
L'ultima versione del client (rilasciata recentemente) è la 1.5, alla quale gli sviluppatori hanno lavorato per mesi per offrire funzioni di condivisione ancora migliori, come l'invio dei file tramite gli appunti, il monitoraggio delle visualizzazioni dei file caricati anche dall'iPhone con Cloud2go, la gestione avanzata dei file tramite web… insomma, piove sul bagnato.
È il caso di provare CloudApp, le recensioni sul Mac App Store sono entusiastiche! Basta avere Mac OS X 10.6.6 e qualcosa da condividere, ma (come sempre) che non sia troppo "privato".
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Il fotoritocco facilitato


Diciamo la verità. La fotografia è una delle passioni più comuni e da quando il digitale ha sostituito la pellicola, tutti noi ci sentiamo autorizzati a giocare con le nostre immagini, almeno per migliorarne l'esposizione e il contrasto. O più semplicemente, per renderle vivide ed attraenti.
Facilitare le piccole operazioni di fotoritocco: questo è l'obiettivo di Photo Sense, per ora unico software prodotto dalla VeprIT, neonata società registrata in Olanda (nel 2011!) da due appassionati di fotografia, l'ingegnere informatico Demid Vladimirovich Borodin e la matematica Olga Kleptsova.
Il programma (2,2 Mb) si scarica da qui: veprit.com/photosense/download e si installa col più classico dei drag 'n drop. La fiducia non manca: è possibile provarlo gratuitamente per 10 giorni, ma non salvare i risultati ottenuti.
Dopo la prova, gli entusiasti potranno acquistarlo su Mac App Store per (soli?) 26,99 euro, oppure partendo dal sito dello sviluppatore per 26,18 euro, ma non chiedetemi perché costa meno!
Photo Sense è solo in inglese e c'è scritto che gira su Mac con processore Intel, 1 Gb di Ram, da Mac OS 10.5 in poi. Tuttavia, su iMac i5 da 2,66 Ghz, Snow Leopard e 4 Gb di ram non è apparso velocissimo nell'elaborazione di file jpg di appena 12 Mb, oltre al fatto di divorarsi letteralmente quasi 2 Gb di memoria!
L'interfaccia si presenta subito in modo semplice: poche icone in alto e una scritta che campeggia su sfondo grigio "puoi trascinare le tue immagini qui". Bene, trascinatele, cliccateci sopra e in modo automatico il software si occupa di "migliorare" le vostre foto. Le potete osservare affiancate, prima e dopo l'elaborazione, che può essere personalizzata solo includendo o escludendo le opzioni disponibili. Per esempio si può chiedere di aggiustare l'esposizione e i colori, ma di lasciare inalterato il contrasto, e così via.
Si può ritagliare e ruotare l'immagine oppure applicare una dozzina degli effetti più comuni: b/n, seppia, colorazione cyan o verde…
In sintesi: Photo Sense può essere di aiuto a chi vuole migliorare le proprie immagini, ma non ha tempo da perdere, né voglia di imparare software più complessi o molto più costosi. Onestamente bisogna riconoscere che nelle prove fatte, il risultato è stato più equilibrato di quello ottenuto con "Migliora" di iPhoto, ma almeno pari al "Mi sento fortunato" di Picasa. Il software non è invece consigliato all'appassionato di fotografia che non si accontenta di un risultato automatico e che vuole controllare ogni parametro dell'immagine. In tal caso Aperture o Lightroom restano insostituibili.
Per tutti gli altri, può essere il caso di tenerlo d'occhio: il "ragazzo" è giovane, fin troppo, e avrà tempo per migliorarsi. La ricetta di base è buona. In futuro ci aspettiamo una localizzazione in più lingue, un prezzo più appetibile, qualche possibilità di personalizzazione in più, ma soprattutto una miglior gestione delle risorse hardware. In bocca al lupo ai giovani e appassionati sviluppatori!
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Nascondere il desktop e qualcos'altro


Può capitare in molteplici occasioni che sia necessario nascondere gli elementi presenti sulla propria Scrivania, per realizzare uno screenshot pulito da pubblicare, per concentrarsi su una determinata applicazione o semplicemente per proteggere gli elementi dallo sguardo di occhi indiscreti.
Il nuovo DesktopUtility, sviluppato e prodotto da SweetP Productions, non solo permette di ripulire il Desktop in un clic, ma offre anche altre comode funzioni, come abilitare e disabilitare la visibilità degli elementi di Sistema (normalmente invisibili) e forzare lo svuotamento del cestino da materiale all'apparenza incancellabile. Il tutto in maniera facile, veloce e accessibile comodamente dalla barra dei menu di Mac OS X.
I punti di forza del software sono fondamentalmente due: è leggerissimo (pesa meno della sua icona) ed è completamente gratuito, anche se allo sviluppatore una donazione non dispiacerebbe.
Nonostante DesktopUtility sia alla sua prima versione pubblica, si è dimostrato stabile e valido (in fondo non deve fare un granché), non consuma risorse durante l'utilizzo, ma come requisiti di Sistema richiede Mac OS X 10.6 o successivi ed è purtroppo localizzato solo in inglese (non ci vorrebbe molto a tradurre le quattro righe del menu a tendina).
DesktopUtility è disponibile per il download dal sito ufficiale, si installa con un Drag and Drop e non è assolutamente invasivo, l'unico file che crea è quello delle sue preferenze (com.sweetpproductions.DesktopUtility.plist), cancellabile senza problemi in caso di rimozione manuale del programma.
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Spazi per per Pantere e Tigri


Ormai è consuetudine lavorare, o divertirsi, su più scrivanie e si usa Spaces come se fosse sempre esistito. In effetti le versioni di Mac OS X prima di Leopard, pur essendo ovviamente anche esse "basate su Unix", mancavano della gestione di scrivanie virtuali, caratteristica comune a numerosi sistemi *nix.
A tutto ciò, almeno per Panther e Tiger, nel lontano 2005 vide bene di mettere una pezza tal Rich Wareham con Desktop Manager che porta le funzioni di Spaces anche dove, o meglio quando, non sarebbero possibili. In effetti proprio di pezza si doveva trattare ma, come si può vedere, il programma risulta da allora funzionante anche se non aggiornato.
Bisogna innanzitutto ignorare il fatto sia che il software sembri datato e venga presentato come una versione 0.x (0.5.3) e addirittura in "alpha quality" sia che la pagina home lo descriva come un programmino scritto per usi personali, poco testato e condiviso solo nella speranza che possa essere utile a qualcuno. Magari fossero tutte così le versioni alfa o addirittura beta o anche quelle finali! Desktop Manager nella sua incarnazione miseramente denominata 0.5.3 funziona che è un piacere, fa il lavoro suo, lo fa bene ed ha una miriade di preferenze per i più esigenti e smanettoni.
Dopo l'installazione è accessibile o nella barra dei menù o a fianco al Dock o in entrambi i posti o solo tramite scorciatoie da tastiera (ovviamente personalizzabili nel dettaglio) e permette di gestire "qualsiasi numero" di scrivanie virtuali ("in funzione della memoria") tra le quali è possibile navigare in ciclo o direttamente ad una precisa. I comandi possono essere dati sia da tastiera che da menù come anche dall'attivazione dei bordi, toccando i quali si passa alla scrivania successiva. Le finestre delle applicazioni possono poi essere spostate da una scrivania ad un'altra tramite altre scorciatoie da tastiera o l'apposito menù. Risulta piuttosto comoda la funzione per cui il programma porta subito in primo piano l'eventuale unica applicazione con finestre aperte in una scrivania quando ci si sposti su quella scrivania; in questo modo risulta più naturale e gestibile l'avere scrivanie dedicate ad operazioni singole come la navigazione, la posta elettronica, il lavoro, lo svago, eccetera.
Il tutto può essere abbellito con varie transizioni nello spostamento da una scrivania ad un'altra.
Curiosamente, anche sul sito dello sviluppatore, si ignora la funzione di "application launcher", anche questa configurabile con una combinazione da tastiera. Su MacUpdate risulta disponibile anche una versione "0.5.4r1" per soli Intel e difatti il programma è presentato nell'intestazione come "Intel only" mentre più in basso si specifica "Intel, Mac OS X 10.3-10.4". Dopotutto, a leggere il sito dello sviluppatore, anche lui ha le idee piuttosto confuse su quelli siano i requisiti di sistema precisi.
Abituati a Spaces, per lo meno quando si attiva la preferenza di passare ad uno spazio aperto con finestre dell'applicazione al cambio di applicazione, va ricordato che invece Desktop Manager esclude la possibilità di cambiare scrivania al solo cambio di applicazione ovvero si continuerà a lavorare nella nuova applicazione ma sempre nello stessa scrivania fin quando questa non verrà cambiata con uno dei vari comandi possibili.
Una piccola nota di cui tenere a volte conto è la richiesta di RAM che, partendo da circa 20 MB, può arrivare fino a circa 100 MB ed ovviamente questo può essere problematico in sistemi con memoria limitata ma naturalmente basta chiudere e riaprire il programma pur perdendo la divisione delle applicazioni tra le finestre.
Complessivamente, è un minimo prezzo da pagare solo alcune volte per un'applicazione gratuita ed utilissima.
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Archivia, comprimi, proteggi e invia


Codeius è una software house australiana, che solo da pochi mesi è in piazza per produrre software per Mac, ma è già in grado di farsi notare per la qualità dei suoi nuovi prodotti, questi software efficienti e soprattutto facili da usare.
Tutti gli utenti Mac sanno benissimo che Mac OS X permette autonomamente l'apertura e la creazione di file zippati e archivi compressi (entro certi limiti) e non mancano software blasonati per la creazione avanzata e la gestione completa di archivi protetti da password. Tuttavia iZip, il cui nome dice già tutto, permette di fare molte cose, ed in maniera abbastanza innovativa.
Secondo lo sviluppatore iZip è il modo più semplice per gestire file .Zip, .Zipx e archivi .Rar su Mac. La particolarità del software consiste nella rappresentazione visiva degli archivi quando si aprono con iZip, poiché vengono attivati come un disco immagine permettendone la gestione diretta dal Finder, sia per l'aggiunta di elementi negli archivi che nella visualizzazione, con tutte le modalità previste dall'interfaccia del Mac, inclusa quella in Cover Flow.
Non mancano le opzioni di sicurezza per la compressione dei file con la protezione con password ed il supporto fino a 256 bit di crittografia AES. Infine viene proposto anche un utile (e sicuro) server di upload dei file basato sul collaudato (seppur ancora in beta) servizio offerto da files.com per la condivisione rapida e comoda direttamente dal software, senza dover aprire il browser. iZip è compatibile con Mac OS X 10.5 o successivo, e gira solo su macchine Intel.
Ultimo dettaglio che contraddistingue il software, è il prezzo! iZip è completamente gratuito ed è disponibile per download dal sito ufficiale.
Prossimamente ci occuperemo di iTuneUp, attualmente ancora sotto esame, un altro piccolo capolavoro targato Codeius.
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Temperature a portata di Dock


Una delle preoccupazioni maggiormente diffuse tra alcuni utenti Mac più protettivi, è la temperatura dell'hardware della propria macchina. Esistono numerose applicazioni per tenere sott'occhio il calore generato dai vari componenti di un Mac, ma il nuovo ThermoInDock permette di farlo rapidamente, con discrezione e senza troppe pretese.
Da come è facilmente intuibile dal nome, ThermoInDock visualizza i grafici delle temperature ottenute dai sensori termici interni del Mac direttamente nel Dock.
Il software, disponibile per il download dal sito dello sviluppatore, si installa con un comune drag and drop, offre inoltre alcune configurazioni per la visualizzazione, la scelta della scala tra Celsius e Fahrenheit, l'intervallo di aggiornamento dei valori, il range da mostrare e il tipo di transizione dalla visualizzazione di un dato all'altro.
Logicamente per rendere sufficientemente leggibili i dettagli dei valori, il Dock dovrà avere l'ingrandimento attivo (meglio se al massimo), ma per chi proprio non gradisce questa impostazione è possibile aprire la finestra di riepilogo dei dati direttamente dal programma (mela+o) e scegliendo (sempre dal menù Finestra) il livello di opacità della stessa, con una scala decimale da 1 a 100%.
ThermoInDock, prodotto dalla software house d•light, è un software gratuito che funziona egregiamente su Mac con processori PPC e Intel, che abbiano almeno Mac OS X 10.4 installato. È leggero, agile e consuma pochissime risorse.
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Un browser giovane, per macchine mature


Come si fa a non voler bene ai ragazzi di TenFourFox?
Aprite la loro home page e leggete quello che scrivono…
Sono fra i pochi che considerano ancora importante dare una dignità ai nostri stupendi Mac PPC, ed hanno perciò colmato la terribile lacuna lasciata da Mozilla. Nero su bianco, sul sito di Mozilla, c'è scritto che dell'architettura PPC non interessa più nulla a nessuno, per cui il supporto è cessato con Firefox 3.6.
Firefox 4.0 per PowerPC? Nisba!
Invece ecco che arriva TenFourFox, una versione di Firefox per PPC, anzi tante diverse versioni, ognuna ottimizzata per un diverso tipo di processore, compatibili con Tiger, Leopard, ma anche con macchine Intel (grazie a Rosetta) fino a Snow Leopard.
La scarico e la provo subito, e dopo un paio di giorni le ho dato l'onore di diventare il browser di default. Perché?
Semplicemente perché funziona meglio di Safari, è più veloce nella navigazione e meno affamato di risorse. L'ho provato con pagine terribili, come quella del corriere della sera, ed anche con pagine strane, Bullettin Boards, Virtual Private Networks, Web Access Emailer... Funziona tutto.
Avete un PowerMac? un iMac G3, G4 o G5? Un Powerbook? Scaricatelo e provatelo! Grazie a Cameron Kaiser, David Fang. Edwin Smith, agli amici di LowEndMac e 68KMLA.
TenFourFox richiede Mac OS X 10.4.11 o Mac OS X 10.5.8, 100MB di spazio libero su disco e 256MB di RAM. Per la riproduzione fluida dei filmati si consiglia almeno un processore G4 a 1.25GHz. Per la gioia e l'orgoglio degli sviluppatori, le macchine Intel non sono (e non saranno mai) supportate nativamente. Per inciso, se avete una vecchia macchina con Mac OS 8.6 fino a Mac OS 9.2.2, oppure Mac Os X fino alla 10.3.9, c'è una risposta anche per voi.
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Sincronizzazione Wireless per periferiche iOS


Ebbene sì, alla fine il Guru ha beccato anche me "costringendomi" a recensire qualcosa… del resto facendo parte di questa comunità non potevo tirarmi indietro.
Wi-Fi Sync è una di quelle piccole cose che, assieme a tutte le altre più o meno importanti, danno una ragione per effettuare il tanto amato/contestato Jailbreak delle nostre amate periferiche Apple con iOS.
Purtroppo mamma Apple mantiene il sistema iOS chiuso alle sole applicazioni provenienti dall'AppStore; c'è chi dice che questo sia un bene, chi se ne lamenta: di fatto è una limitazione imposta da Apple che, oltre a guadagnare soldi e popolarità su ogni applicazione venduta, applica anche un filtro, elevandosi a giudice di cosa va bene e cosa non va bene; permettetemi di dire che, su una periferica che ho pagato per intero, vorrei poter decidere io cosa installare o meno e, a quanto pare, anche la giustizia americana la pensa allo stesso modo, visto e considerato che il Jailbreak, in America, è ritenuto legale.
Wi-Fi Sync lo conoscevo da tempo, ma un pò per pigrizia, un po' per dubbia utilità, mi sono sempre rifiutato di provarlo, almeno fino ad oggi. L'utilizzo è semplicissimo e fa esattamente quel che dice: sincronizza le periferiche iOS con iTunes senza bisogno di collegare il cavo tra esse e il nostro Mac (o PC che sia).
In pratica è necessario installare (su Mac o PC) un piccolo programma residente (che però tanto piccolo non è considerato che assorbe ben 47,9 Mb di memoria reale e 116,1 di memoria virtuale), che come altri del genere (ad esempio Air Mouse che invece occupa 17 e 100,2 Mb) rimane in attesa della chiamata della sua omonima applicazione per iOS. Il tutto è reperibile sul sito degli sviluppatori (www.getwifisync.com) nella versione per il S.O. che ci interessa: Windows, Snow Leopard, Leopard; sul sito è presente anche un pratico uninstaller per Mac OS X.
L'applicazione è reperibile su Cydia Store, ovvero l'App Store alternativo con le applicazioni non approvate da Apple, al costo di 9,99 dollari.
Al primo avvio dell'applicazione sul nostro dispositivo iOS, se avete installato il programmino sul Mac, vi verrà richiesto di abbinare i due dispositivi; questo accadrà ovviamente solo la prima volta.
Ad ogni avvio della applicazione sul dispositivo iOS, apparirà all'interno di iTunes sul vostro Mac sotto la voce dispositivo, il vostro iPhone/iPad, senza la necessità di collegarlo col cavo, e potrete effettuare la sincronizzazione come se fosse effettivamente collegato col cavetto; come terminate l'applicazione sull'iPhone/iPad, scomparirà dall'elenco dei dispositivi di iTunes.
A dirla così sembra una inutility e invece, a provarlo, diventa anche comodo. Sta all'utente finale valutare poi se questa comodità valga o meno i 10 dollari richiesti.
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Più OS X per tutti (o quasi)


XPostFacto è un'applicazione che permette di spingere un po' più in là (alcuni) limiti imposti da Apple ovvero far girare Mac OS X anche Server, fino a Tiger incluso, su alcune macchine Apple non supportate, poiché troppo datate.
L'applicazione è stata sviluppata da tale Ryan Rempel come open source, per la quale però sono accettate donazioni, e viene distribuita dal sito di OWC (Other World Computing), ovvero la Disneyland statunitense per chiunque si interessi di Apple e affini.
Se non esistono pranzi gratuiti, come appunto gli statunitensi dicono, anche XPostFacto ha la sua buona dose di spine e queste sono in parte evidenziate nella stessa tabella di compatibilità del software. Come accennato dallo stesso Rempel in una sua intervista a Accelerate Your Mac, la casistica dei possibili problemi è ampia e variegata. Nella pagina dettagliata di XPF si incontra un'impressionante serie di "in certi casi", "a volte", "sembra che", "spesso", "almeno a volte", "è possibile", "non capita sempre" e, giusto ad esempio, la sola parola "sometimes" ricorre trentaquattro volte. In sintesi, a seconda della configurazione hardware di partenza (intendendo anche quella cerebrale del proprietario della macchina) e della pazienza, l'installazione di XPF e dell'appropriata versione di Mac OS X può spaziare, escludendo la passeggiata nel parco, da una impegnativa camminata in montagna ad un tranquillo week-end di paura (scena del maiale inclusa).
D'altra parte, come anche garantito dallo sviluppatore, "pare" che sia garantita una stabilità eccellente, se e quando Mac OS X venga così installato con successo su macchine ufficialmente non supportate.
Il Vostro Umile Narratore, evidentemente dotato di una buona dose di fortuna cioè di una macchina particolarmente disponibile all'aggiornamento, è riuscito dopo innumerevoli tentativi a portare un WallStreet G3 Series II aggiornato con scheda Sonnet G4 500 MHz e OS 8.6 direttamente a Tiger, grazie anche a due banchi di RAM da 256 MB per un totale di 512 a differenza degli ufficiali 192. Ora il giovanotto fila che è un piacere e, all'occorrenza, può anche partire in 9.2.2. Come se non bastasse, e contrariamente a quanto pare avvenga per altre macchine, l'intera dotazione hardware del PowerBook viene riconosciuta con l'unica eccezione apparente dei pulsanti di regolazione della luminosità dello schermo.
Ovviamente, dopo l'installazione di XPF, bisogna dimenticarsi di usare Preferenze di Sistema > Disco di Avvio, ma selezionare il sistema da cui riavviare solo tramite il pannello di XPF (del quale si consiglia caldamente di lasciare invariate le impostazioni una volta trovata la combinazione vincente).
Va specificato che in macchine con configurazione Old World ROM va sempre tenuto ben presente il problema degli 8 GB di disco di avvio ovvero il sistema funzionerà finché rimane nei primi 8 GB di disco, quale che sia la dimensione del disco. Difatti, dato che si consiglia di partizionare per avere una partizione di avvio ed una per i documenti, è consigliabile allora crearne direttamente una terza per Classic così che ognuno stia a casa sua. Si leggono in giro testimonianze contrarie che affermano che il sistema funziona perfettamente anche con partizioni maggiori ma pare che siano solo degli ottimisti della prima ora in quanto il sistema impiegherà del tempo prima di andare a scrivere qualcosa oltre i primi 8 GB ed allora l'ottimista si sarà anche dimenticato di aver scritto entusiasticamente in qualche forum su come si possa installare senza partizionare a 8 GB. Per motivi di diverso calcolo delle dimensioni tra sistema decimale e binario, per mettersi comunque al sicuro e non vedersi un bel giorno il sistema non avviabile e dover ricominciare ad installare XPF da capo (vedi scena del maiale) e forse anche un poco per ignoranza visto che l'argomento è piuttosto sconosciuto, si consiglia anzi di creare la partizione di avvio di 7 GB o leggermente inferiore così che anche quella piccola per Classic possa risiedere nei primi 8 GB. Qualche link simbolico, ad esempio per la cartella Applicazioni, o una procedura per spostare la home nella partizione dei documenti possono aiutare a convivere felicemente con il limite degli 8 GB. Nel caso, ci si potrebbe spingere oltre e muovere gli swap files o semplicemente eseguire qualche log out o addirittura riavvio quando necessario.
XPostFacto è arrivato nel tempo alla sua versione 4.0 che appunto permette su alcune macchine anche l'installazione di Tiger, una vera soddisfazione per tutti i suoi numerosi estimatori. Il programma è gratuito, a parte le eventuali libere donazioni, e per sapere i requisiti di sistema è meglio mettersi a studiare in funzione di quale configurazione hardware si disponga e di quale sistema si desideri.
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Il Backup a 360 gradi


L'ottimo Eugenio (alias weuben, amico e cofondatore de iMaccanici), dopo numerosi e fortunati anni passati ad usare il Mac, senza mai fare il backup dei dati del suo Macintosh HD, ha deciso solo nel 2011 di dare inizio a questa sana pratica, complice anche il crollo dei prezzi degli HD, la loro spaventosa capienza e soprattutto la sua decisione di usare un sistema Raid 0 software come disco di avvio del suo Mac Pro (combinazione velocissima, ma piuttosto rischiosa).
Tante volte ci siamo seduti al bar per parlarne; in effetti avere una buona politica di backup dovrebbe essere obbligatorio per tutti. In un'epoca in cui 2TB di memoria possono costare meno di 70 euro, chiunque perda i proprio dati per mancanza di una seconda copia non è più giustificabile. In nessun modo.
Eugenio, dopo aver deciso di affidarsi ciecamente a Time Machine per la copia totale del suo Hard Disk principale, s'è fatto convincere nella meticolosa ricerca di un software per mettere ulteriormente i suoi dati in salvo, un programma da affiancare a Time Machine, che sia completo, personalizzabile e non troppo caro. Alla fine sembra esserci riuscito con SuperDuper! di Shirt Pocket.
Questa utility, creata nel gennaio del 2004, sembra unire i vantaggi dei più diffusi software di backup, infatti al costo di circa 21 euro è possibile con lo stesso software clonare un disco di avvio (come con Carbon Copy Cloner), usare la tecnologia Sandbox per installare un nuovo Sistema con ex-novo salvando le applicazioni aggiunte in precedenza, ma anche sincronizzare cartelle e volumi su dischi o immagini disco (lettura/scrittura o compresse a vari livelli).
Non mancano funzioni di verifica e riparazione dei permessi al disco sorgente; funzioni di inizializzazione del disco di destinazione, copia incrementale o speculare; azioni da compiere al termine del backup (cambio e riavvio dal nuovo disco di avvio, espulsione del disco di destinazione, spegnimento del Mac o semplice chiusura del software). E fin qui stiamo parlando delle preferenze ordinarie. In quelle avanzate è possibile scegliere: script/shell da eseguire prima dell'inizio della copia; l'esclusione della lista di controllo degli accessi (ACL) durante la copia; la creazione di un disco immagine, di un pacchetto di installazione e script/shell da eseguire al termine della copia.
È possibile scegliere volumi di rete come sorgente o destinazione; è possibile pianificare le operazioni di backup: il programma si occuperà di collegarsi al disco remoto, eseguire il suo compito di copia dei dati e spegnersi autonomamente.
Nel pacchetto del software sono inclusi dei preset (detti Copy Script) per essere subito operativi, ma logicamente è possibile modificarli o crearne di nuovi direttamente dal programma. La flessibilità offerta è straordinaria, ma soprattutto la qualità della copia dei file (come è lecito attendersi da un software capace di fare copie avviabili).
Insomma SuperDuper! ha tutto quello che serve, proprio tutto. È un programma definito da molti recensori nostrani estremamente "facile da utilizzare". Non è solo un software per creare una copia esatta bootable del proprio hard disk, non è solo un tool per i backup rapido e affidabile, ma è un programma completo la cui potenza viene espressa ai massimi livelli solo da utenti più esperti, capaci di mettere la mani al posto giusto.
SuperDuper!, è disponibile per il download dal sito dello sviluppatore in versione trial funzionante, ma con alcune limitazioni sulla programmazione dei backup automatici.
Richiede Mac OS X 10.4 e funziona egregiamente anche con l'ultima release di Snow Leopard.
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Provato per voi il joypad fisico per iPad


Ten One Design, la stessa casa produttrice di PogoStylus e PogoSketch, i migliori pennini in circolazione per iPhone ed iPad, ha da poco (lo scorso 28 gennaio) messo in commercio un piccolo dispositivo semplicemente geniale, che farà sicuramente la felicità di tutti i videogiocatori che sentono la mancanza di un joypad "fisico" con tutti i vantaggi che questo ne comporta, in primis l'importantissima percezione tattile. Sensazione che permette una maggior precisione e rapidità di movimento con conseguente miglior risultato nelle prestazioni videoludiche.
La struttura portante è composta in una forma circolare a spirale e da due ventose che permettono il fissaggio all'iPad, il tutto in plastica trasparente per permettere la visione del display attraverso di essa (quando l'iPad si illumina è praticamente invisibile).
In genere l'approccio con questi aggeggi è un misto tra titubanza e diffidenza, ma dopo averlo visto in azione e letto i numerosi feedback positivi in rete, soprattutto quello di IGN (autorevole sito del settore, che gli ha dato una votazione altissima per i loro standard), ho deciso di acquistare Fling e devo dire che mi ha piacevolmente sorpreso! Non per caso Fling ha entusiasmato tutti quelli che lo hanno provato durante la presentazione avvenuta allo scorso CES (Consumer Electronic Show) di Las Vegas.
Fling è disponibile con la parte finale della spirale nei colori Ice, Ninja e Ultraviolet, costa 19 dollari in versione singola e 29,94 dollari in quella doppia. Destinato a tutti quelli che ne sentivano la mancanza e consigliatissimo a tutti i videogiocatori incalliti (e non)!
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Un altro modo di riciclare computer


ScreenRecycler, come dice il nome, permette di "riciclare" qualsiasi macchina in un modo a dir poco originale. Appoggiandosi su una rete locale, wifi o cablata che sia, consente infatti di usare lo schermo di una macchina secondaria come estensione di quello di una principale. Il risultato, come mostrato dal video dimostrativo, è di sicuro effetto.
Questa apparente meraviglia si appoggia su un collegamento VNC con un client di JollysFastVNC, incluso nell'installer di ScreenRecycler e gratuito per gli utenti di ScreenRecycler, da installare nella macchina che donerà lo schermo alla principale.
Come suggerito, va prestata attenzione al fatto che tutti i dati vengono trasmessi in maniera trasparente sulla rete.
Anche i seguenti client VNC sono dichiarati come compatibili: TightVNC (per Windows e Linux), VNC Navigator (per Windows), krdc (per Linux). In altre parole, come accennato, la macchina secondaria può avere sistemi diversi da Mac OS X.
I requisiti di sistema sono i seguenti sia per ScreenRecycler sulla macchina principale che per JollysFastVNC sulla secondaria: Mac OS X 10.4, 10.5, 10.6 e successivi mentre JollysFastVNC è anche accessibile sull'AppStore e per questa versione è necessaria la 10.6.6.
A questo mondo tutto (o quasi) ha un prezzo e quello di ScreenRecycler è di 23,90 euro per un uso singolo (letteralmente, in quanto serve disattivarlo per usarlo su un altro computer). La versione demo limita ogni connessione a circa 20 minuti.
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Da YouTube a MP3... quasi senza mani


Ci siamo, è il momento di far innervosire i puristi del suono. Cosa c'è di qualitativamente peggio di un mp3 per gli audiofili? Un mp3 generato da un filmato caricato su YouTube!
Nella migliore delle ipotesi si tratterà del frutto di una tripla conversione audio con pessime caratteristiche sonore. La prima la effettua colui che carica il filmato, la seconda la effettua il server di YouTube e l'ultima la esegue chi scarica il filmato per attenere una traccia musicale.
Ed è proprio per quest'ultima conversione che la giovane software house MediaHuman ha concepito YouTube to MP3. È un'applicazione nata prima per Windows e poi, grazie a Qt (un toolkit C++ per lo sviluppo di applicazioni multipiattaforma), sviluppata anche per Mac OS X.
Proprio a causa di questo porting, YouTube to MP3 eredita un'interfaccia assurda, in stile Windows, ma tutto sommato efficace. È sufficiente copiare il link di YouTube del filmato da convertire e spostarsi sulla finestra unica dell'applicazione. Si può scegliere di incollare il link nell'apposita barra o incaricare il programma di acquisire automaticamente l'URL direttamente dalla memoria degli appunti e addirittura scaricare in batch autonomamente.
Al termine della conversione verrà salvato un file MP3 per ogni link nella cartella Home/Musica/Dowloaded by MediaHuman, con ottimistiche caratteristiche di massima qualità (velocità dati 320kbps) spesso sovradimensionate rispetto alla pessima fattura dei file postati sul portale (di proprietà di Google Inc.) per la condivisione dei video.
Alla fine può trattarsi di uno strumento utile ai giovanissimi che vogliono riempire di canzoni alla moda il proprio player MP3 (cellulare o iPod) da ascoltare con mediocri auricolari o peggio ancora dall'altoparlante integrato del dispositivo, ma assolutamente inadatto a chi voglia gustarsi il suo brano preferito senza rimpiangere un bel CD Audio. Discorso diverso per chi vuole scaricare il parlato per ripassare lezioni audio o ascoltare racconti, in questo caso ci si può tranquillamente rassegnare.
YouTube to MP3 richiede un Mac con processore Intel e Mac OS X 10.5 (Leopard) o successivi, è assolutamente gratuito ed il download si effettua dal sito dello sviluppatore o da questo link diretto.