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lunedì, 22 settembre 2014__20:15

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Alternativa flessibile a SpotLight


Avete problemi a tenere in ordine i dati?
Siete degli sviluppatori che dimenticano dove hanno dichiarato le variabili?
Non ricordate quante sono le ricette che usano la cannella come ingrediente, e che avete memorizzato nel Mac di vostra suocera collegato in rete con il vostro?
Xtralean, già famosa per ImageWell e ShutterBug, propone per soli 9.95 dollari un'alternativa migliore e più flessibile a Spotlight. In effetti, DataLore è un file manager alternativo al Finder, ed incorpora la funzione di ricerca, con un front-end abbastanza simile ad Explorer sotto Windows.
L'utilità di raggruppare Spotlight e Finder nella stessa finestra rende l'uso agevole, soprattutto per quelli che trovano scomodo andare a cercare le utilities in un punto dello schermo lontano dal contesto in cui si opera.
Inoltre, DataLore permette di selezionare il contesto in cui viene effettuata la ricerca, permettendo di scegliere l'unità disco locale, esterna o addirittura remota via rete.
Potete vedere DataLore in azione seguendo questo link http://datalore.ca, mentre potete acquistare il prodotto direttamente dal sito della Xtralean o effettuare il download della versione di prova della durata di una settimana.
Dulcis in fundo, DataLore è gratuito nella versione 1.1 per utenti Mac PowerPC.
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Tutti artisti! Perché no?


La software house Stone Design's Create ha al suo attivo diverse applicazioni per Mac, fra queste iMaginator, giunta alla versione 5, e per questo credo ormai matura per il grande pubblico.
iMaginator è una raccolta di effetti per le vostre immagini, già visto? Si e no, in effetti di plug-in in giro ce ne saranno milioni, ma qui sono molti, tutti insieme, non mirati specificatamente al modo fotografico, facili da usare ed in grado di stimolare la fantasia anche di chi pensa di aver visto tutto. Non c'è bisogno di scavare nei meandri di astrusi menu che raggruppano le cose con logiche a volte sfuggevoli, e poi non vi è mai capitato di aver applicato un bell'effetto e a distanza di tempo non ricordarsene il nome?
Con iMaginator non può succedere, oltre ad essere belli tutti in ordine, si possono anche scegliere ed aggiungere ai preferiti, per velocizzare le operazioni, ma la cosa interessante è che anche andando a caso (per sperimentare un po') è facilissimo eliminare un effetto se non gradito, anche se non è l'ultimo ad essere stato applicato. Vengono mostrati a sinistra, sotto la libreria degli effetti, tutti i plug-in applicati, come fossero su livelli separati e regolabili o eliminabili o ancora solo nascondibili. Sull'immagine all'applicazione del plug viene visualizzato il punto focale dell'effetto, centrabile secondo le esigenze con un semplice trascinamento. Ecco un'immagine di esempio realizzata con iMaginator. Volete di più? Eccolo: sono rimasto piacevolmente colpito dalla velocità dell'applicazione, anche nel salvataggio dei file.
Sì, perché se è importante che un software faccia bene il suo lavoro, è altrettanto importante che sia piacevole da usare. La mia macchina non è un razzo (iMac dual core 3.06 Mhz con 8 GB di Ram), eppure anche con immagini JPG da 8MB si va spediti meglio che con Photoshop, un plauso al programmatore! Di contro l'interfaccia, seppur molto comprensibile e pratica, non è allineata alla GUI di Snow Leopard, sembra piuttosto qualcosa di vecchio, dell'epoca almeno di Tiger.
iMaginator costa 7,99 euro sull'App Store, ma è disponibile anche una versione Trial per il download dal sito dello sviluppatore.
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Genitori e figli


Non c'è nulla di più tenero che vedere un'austera mamma Maccanica o un burbero papà Maccanico alle prese con il loro mucchietto d'ossa davanti al monitor del proprio Mac oppure allo schermo del proprio iPad… e l'iPhone, diranno i miei piccoli lettori, (che Carlo Collodi mi perdoni!)…Sì, certo, anche l'iPhone… ma è più semplice immaginarsi un genitore ed il proprio bimbo che giocano insieme con uno schermo più grande…, tuttavia, anche se avete solo l'iPhone, purché il vostro terminale supporti la 3.1.2, continuate pure a leggere.
L'App Store è il grande negozio dove si trovano molteplici soluzioni per il lavoro e/o svago sotto forma di applicazioni, alcune delle quali dedicate all'educazione e alla crescita dei propri figli e tra queste volevo segnalarVi Baby Animals Match della Tantrum Solutions Limited, casa londinese specializzata nello sviluppo di applicazioni a scopo educativo e formativo per bambini.
L'app quivi recensita è, in realtà, riservata ai bambini in età prescolare e… agli adulti! Prego?! E cosa hanno in comune? Lasciatemi finire… visto che è localizzata in inglese soltanto, a quegli adulti che non conoscono l'inglese, ma anche a quelli che pur conoscendolo, non sono madre di madre lingua anglosassone… a patto che vogliano provare ad imparare qualche parola. Si tratta di un curioso e simpatico giochino puzzle mnemonico, in cui avremo un numero variabile di tessere coperte che, una volta scoperte, mostrano il disegno di un animale adulto o di un cucciolo. Lo scopo del gioco è accoppiare ad ogni tessera scoperta il corrispettivo ascendente o discendente. Finché non si azzecca la combinazione giusta, solo due tessere per volta rimangono scoperte, mettendo alla prova la vostra memoria visiva (si consigliano i genitori di giocare dopo aver bevuto, almeno si potrà attribuire al tasso alcolemico la responsabilità del proprio insuccesso, preservando la propria autostima).
La singolarità di Baby Animals Match sta nella multimedialità della stessa che produce un suono con il nome dell'animale raffigurato nella tessera, sicché piccini ed adulti possano impararne, non solo la corrispettiva traduzione inglese, ma anche la pronuncia, che è molto British. Quando l'accoppiamento delle tessere risulta corretto un simpatico suono ci informa, anche se, a mio avviso, questo suono risulta, alla fine, solo simpatico e costituisce un difetto, perché ne copre la pronuncia. Ma non tutto è perduto; perché, a giochino ultimato, si assiste ad una ripetizione del gioco con la pronuncia indisturbata dei nomi associata ad un'animazione della tessera.
La softwarehouse ha fatto le cose per bene, considerando la piccola età del target cui è dedicata: il menu è limitato al minimo; l'applicazione si apre ed occupa tutto lo schermo, nascondendo così tutto il resto, evitando di offrire distrazioni di sorta ai piccoli utenti. Appare come una lavagna delle nostre scuole elementari, all'interno della quale sono disposte le tessere da scoprire, che vanno da un minimo di 4 ad un massimo di 24. Questa opzione si può modificare da tastiera con la combinazione cmd+h, che è in realtà l'unica opzione esistente, se si eccettua cmd+q utilizzata, come avrete già capito, per chiudere il programma.
Non c'è altro: solo il mouse e il vostro mucchietto d'ossa.
La versione per Mac OS X necessita la 10.6.6, pesa 5,5 MB ed è gratuita, mentre per iOS esistono due versioni, per iPhone ed HD per iPad, che costano rispettivamente 0,79 e 1,59 euro.
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Le tue foto sono appena all'inizio


Ciao a tutti, oggi recensisco il programma di fotoritocco Flare. Disponibile per il download dal sito dello sviluppatore o sul Mac App Store di Apple.
Flare è uno shareware con 15 giorni di prova gratuita che per ora costa 7,99 euro, fino al 18 marzo (periodo di offerta lancio al 50%).
All'avvio del programma (localizzato solo in inglese) si presenta una finestra con l'icona del programma, che invita al trascinamento della foto da trattare.
Fatto questo, in alto trovate le modifiche preimpostate: 33, Andrea Doria, Black and White, Bleach, Brownie, Captain Proton, CCTV, Driftwood, Family Album, Folded Poster, Light Leak, LOHO, Mesochrome 160, Molga, Mr. Blue Sky, Night Life, Old View, Plastic Camera, Postcard, Scripture, Shoebox, Soft Stipple, The Great Depression e Video Transfer.
Ecco la foto originale, scattata da me a Londra, che andremo a modificare insieme.
1) Apriamo il programma.
2) Trasciniamo la foto da lavorare nella finestra principale di Flare.
3) In alto a destra premiamo Presets, li ci appaiono tutte le anteprime.
4) Scegliamone una, nel mio caso Black and White.
5) La vostra foto originale si modificherà, in basso a destra cliccate Apply.
6) Sotto la foto troverete le opzioni per poterla ruotare o ritagliare prima di salvarla. Se vi va bene così, saltate questo passo.
7) Cliccate: File > Save or Export. O Save or Export in alto a sinistra della finestra del programma.
8) Potete scegliere di salvare l'immagine come un file, di inviarla direttamente a Flickr o di spedirla via E-mail.
9) Nel mio caso la salvo come file, quindi scelgo File e clicco su Save or Export.
10) Altra schermata, dove posso scegliere nome, destinazione, numero di pixel (800, 1024, 1600 o 2400), formato (jpeg, png o tiff) e percentuale di qualità (Il valore preimpostato è al 100%) per il salvataggio.
11) Save e ecco la nostra foto.
Qua il link alla foto Black and White.
Qua il link alla foto Folded Poster.
Qua il link alla foto Postcard.
Se invece non ci bastano le modifiche preimpostate, possiamo occuparcene noi scegliendo Edit al posto di Presets (Edit è alla destra di presets) con cui sbizzarrirci con i più svariati effetti.
Una volta premuto Edit apparirà un altro menu a tendina dove troveremo: Add Effect; divisi in tre categorie:
Color effects: Esposizione, saturazione colore, filtri colore, tinta e molti altri.
Lens effects (Trad. Obiettivo della macchina fotografica): sfuocare, zoom, luce e altri.
Creative effetcs: grana, cornice, pixel e altri.
Ogni volta che ne sceglierete uno si aprirà un ulteriore menu a tendina dove modificare ulteriormente l'opzione prescelta. Il bello è che ogni volta che modificate potete vedere varie anteprime cliccando su Normal.
Per salvarle, i vari passi oramai li conoscete.
Che dire del programma?
Non è proprio un vero fotoricocco come Photoshop dove modificare singole parti selezionate, qua si può modificare solo tutto l'insieme.
Mi son piaciute le molte opzioni già preimpostate per fare delle foto simpatiche e molto velocemente. E le opzioni quasi infinite se sceglierete la modalità di editing manuale, c'è veramente da perdersi tra le funzioni che si aprono dai vari sotto menu.
Il prezzo è molto invitante, direi che vale appieno i 15,99 euro richiesti, figuriamoci ora che è scontato al 50%. Il periodo di prova di 15 giorni è un motivo in più per scaricarlo e giocarci un po'.
Vivamente consigliato!
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Il software per DJ definitivo


Mixxx potrebbe rivelarsi una novità per molti utenti Mac, ma si tratta in realtà di un progetto open source (nato nel 2002 come parte di una tesi sulle nuove interfacce per i DJ) con una comunità insolitamente ampia che vanta schiere di collaboratori di ogni tipo.
Nel 2006, grazie al nuovo team di sviluppo composto da Adam Davison e Albert Santoni, il progetto ha beneficiato di una crescita regolare sia sullo sviluppo del codice che sul numero crescente dei contribuenti. Mixxx è maturato a causa della forte richiesta di programmi per DJ su Linux e grazie al malcontento degli utenti Windows e Mac riguardo ai software della categoria esclusivamente a pagamento. Una rinnovata attenzione all'usabilità e alla stabilità ha aiutato Mixxx a crescere fino a diventare il più popolare software per DJ libero e multipiattaforma, raccogliendo nel mondo oltre 1.000.000 di download all'anno.
Pubblicato solo il 17 febbraio scorso sul Mac App Store, ha in pochi giorni conquistato la vetta della classifica delle Top Gratuite. Mixxx trasforma il Mac in una vera console professionale per DJ, offrendo la possibilità di mixare le tracce presenti nella libreria musicale di iTunes (o in una cartella a scelta), di utilizzare effetti, comandare un controller MIDI/USB e registrare le proprie performance dal vivo.
Queste le principali caratteristiche di Mixxx: Database musicale potenziato; accesso alla libreria di iTunes; supporto completo di numerosi controller MIDI (Hercules, Numark, Pioneer, Vestax); regolazioni di precisione su tonalità, velocità, transizioni, dissolvenze, equalizzatori DJ ad alta fedeltà; calcolo BPM e sincronismo automatico; preascolto in cuffia con qualsiasi scheda audio USB; Key-lock per modificare la velocità senza modificare la tonalità; normalizzazione del volume (Replay Gain); creazione di playlist; missaggio automatico semplificato; supporto per il broadcast online con Shoutcast ed Icecast e supporto nella riproduzione dei formati audio MP3, FLAC, OGG, M4A e WAV.
Mixxx è disponibile per il download su Mac App Store per chi ha Mac OS X 10.6.6, ma è disponibile anche per Leopard in versione Intel e PPC dal sito ufficiale.
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Hard Disk 2TB Western Digital USB 2.0


Dal mese di novembre dell'anno scorso, l'arrivo di Amazon in Italia ha aperto agli utenti nostrani la possibilità di acquistare prodotti eccezionali (milioni di libri, migliaia di cd e dvd, ma anche videogiochi, elettrodomestici, software, giocattoli ed orologi) a prezzi interessanti, spesso imbattibili.
Nell'ultimo mese uno dei prodotti più gettonati è stato il Western Digital Elements Desktop HardDisk USB 2.0 nel taglio da 2TB (cod: WDBAAU0020HBK).
In effetti il prezzo di vendita (67,90 euro spedizioni incluse) vale già il solo disco rigido, se poi si conta che ha anche un box esterno, alimentatore e cavo USB, il dispositivo si fa estremamente invitante.
Abbiamo comprato il disco e siamo rimasti molto soddisfatti dell'acquisto. Si tratta di un normale hard disk esterno USB 2, compatto e essenziale. La confezione è minimale, senza sprechi, con carta ecologica (riciclata e riciclabile). L'unità misura 12,5 x 20,4 cm, è alto 3,5 cm e pesa esattamente un chilo, ha solo un led bianco posteriore per l'attività e pur non avendo un interruttore on/off il dispositivo si spegne da solo, staccando il cavo USB o spegnendo il computer. Arriva preformattato in NTFS per Windows, quindi per prima cosa va inizializzato con Utility Disco e magari partizionato in GUID.
L'amico Eugenio (co-fondatore de iMaccanici) l'ha collegato alla sua base Apple AirPort Extreme, che non spegne mai, ed ha constatato che dopo l'espulsione dal Finder il disco esterno va in stop, riducendo il consumo e preservando il disco dall'usura.
All'interno, fissato da due staffe e alcuni gommini sagomati di plastica blu, c'è un capiente drive Western Digital Caviar Green a risparmio energetico da 2TB (2000 GB a velocità variabile, Intellipower max 7200 rpm), che rispetto alle unità desktop standard riduce i consumi ed è il massimo in quanto a temperatura di esercizio ed acustica, infatti anche mettendolo "alla frusta" resta comunque tiepido, inoltre parcheggia le testine dopo 8 secondi di inattività.
Tutti vantaggi quindi? No!
Il nostro disco è un WD20EARS che ha ben 64MB di cache, ma c'è chi ha trovato solo un WD20EACS con "appena" 16MB di cache o un WD20EADS con 32MB. Insomma è questione di fortuna.
Infine chi come noi vorrà smontarlo, per utilizzarlo magari nel proprio Mac, dovrà rinunciare al riutilizzo del box esterno con un altro Hard Disk che non sia supportato dalla scheda interna del box.
Abbiamo provato a montare diversi dischi più piccoli, ma nessuno, nemmeno se prodotto dalla stessa WD ha funzionato (o non parte proprio, o richiede un'inizializzazione impossibile), tranne per un paio di Caviar Green da 1TB ed un paio di Samsung (da 1TB e da 750GB). La compatibilità con il chipset Oasis desktop 1607P è un mistero ancora irrisolto.
Inoltre per aprirlo bisogna fare attenzione (video) a non rompere le linguette di plastica. Non ci sono viti sul case, ma solo incastri. L'acquisto è comunque consigliato.
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La scorciatoia delle scorciatoie


Esibirsi in scorciatoie da tastiera ignote ai più, con virtuosismi alla Rachmaninoff ed efficacia e rapidità senza pari, è un po' il sogno o la necessità di tutti. I fortunati che devono usare principalmente solo pochi programmi, dopo qualche tempo riescono a memorizzare ed usare una grande quantità di comandi da tastiera. Al tempo stesso, chi per lavoro o diletto deve destreggiarsi tra numerose applicazioni anche complesse, diverse versioni o sistemi operativi, nonché semplicemente macchine configurate in maniera differente, rischia la confusione totale o, peggio, il richiamare in un attimo con la punta delle dita il comando "brasa disco".
In tutto ciò viene in aiuto KeyCue della Ergonis Software, ormai alla versione 5.2 dalla 1.0 del maggio 2004, che opera dietro le quinte ma pronto a manifestarsi all'occorrenza alla sola (prolungata) pressione del tasto Mela Cmd. Appena invocato, lo schermo viene oscurato quasi in stile Kernel Panic ed appare una finestra centrale che riassume tutte le scorciatoie da tastiera disponibili in quel momento per quel programma su quella macchina. La scelta è allora tra il memorizzare quella o quelle che ci sfuggivano tornando subito ai nostri compiti oppure scorrere con il mouse per cliccare direttamente il comando cercato. In questo modo non solo KeyCue funge da promemoria per ricordare le varie scorciatoie ma anche da "stanza dei bottoni" per i vari comandi disponibili da tastiera.
Alle scorciatoie dell'applicazione attiva si aggiungono altre funzioni e le scorciatoie di sistema ovvero, ad esempio, quelle di Menù Apple, Dock, Servizi, Dashboard, Display, Exposé, Spaces, Front Row, Text Input, Screen Shots, Spotlight, Universal Access, Contrast e dello stesso KeyCue (ovvero la scorciatoia per la scorciatoia della scorciatoia delle scorciatoie...).
Le preferenze prevedono, tra l'altro, la possibilità di scelta tra vari temi e la personalizzazione della velocità di reazione e del contenuto della finestra delle scorciatoie.
I requisiti di sistema, per quanto Snow Leopard sia raccomandato, partono da Tiger (Mac OS X 10.4).
A fronte di tutto ciò, si chiedono 19,99 euro per licenza singola o 29,99 per il pacchetto famiglia (massimo di cinque componenti dello stesso nucleo).
Il consiglio personale è di non provare KeyCue dato che poi non se ne potrà fare a meno, se non altro per farlo apparire e giocherellare con l'animazione della selezione tra le varie voci.
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Una vita a fin di bene


Sarebbe piacevole ricevere tutti i giorni notizie e segnalazioni come quella ricevuta giovedì scorso dall'amico piemontese Gianluca Ruffatti Vitrotti (noto a molti per l'app Codici e Leggi di Intermundia).
Gianluca lavora ormai da un anno per la Fondazione Difesa Fanciulli, che da 100 anni si occupa della difesa dell'infanzia e della tutela dei minori.
Coinvolgendo tutti i suoi amici di Intermundia, Gianluca ha fatto sviluppare (gratuitamente) un'applicazione per promuovere la Fondazione. Si tratta di NonProfit. Per ora è molto semplice, ma ci si augura che possa crescere con i suggerimenti degli utenti, così come è stato per Codici e Leggi.
NonProfit è disponibile per il download su iTunes Store di Apple ed è la prima applicazione per iPhone, iPad e iPod Touch che permette di sapere tutto quello che succede nel mondo non-profit. È la prima applicazione pensata per chi, lavorando in organizzazioni non-profit, aiuta a creare un mondo migliore ed è la prima applicazione pensata per chi vuole fare volontariato e prima di farlo vuole conoscere l'organizzazione.
Ecco tutte le funzionalità del software: News dal mondo non-profit aggiornate in tempo reale; una raccolta costantemente aggiornata degli spot video più belli delle organizzazioni non-profit; un giochino (il memory) per passare piacevolmente un po' di tempo; una raccolta di citazioni famose da usare e da spedire via e-mail.
È possibile aiutare la Fondazione Difesa Fanciulli a far crescere l'applicazione, inviando suggerimenti sui nuovi siti di news, sui nuovi video YouTube e segnalando le citazioni preferite, in modo che nel prossimo aggiornamento vengano aggiunti i contenuti suggeriti dagli utenti.
Fondazione Difesa Fanciulli Onlus si trova in Strada Valpiana 31 a Torino ed attualmente è diretta da Elena Cornaglia.
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Gestire il flusso di lavoro di immagini Raw


Molti utenti Mac sono anche appassionati di fotografia ed a loro è dedicata questa applicazione.
Le fotocamere digitali, oggi producono immagini in formato Raw: il perché di questa scelta è semplice: a posteriori è possibile regolare finemente la gradazione dei colori, sovra e sottoesposizioni. Il file ottenuto deve poi essere convertito in un formato più semplice da gestire ed è qui che interviene Rawker, un convertitore gratuito per file Raw che ha fatto propria la storica filosofia di Apple del "Rendilo semplice".
Consente infatti di processare un singolo file Raw così come una intera cartella con estrema facilità. È altresì possibile creare una cartella di riferimento che Rawker controllerà ciclicamente alla ricerca di nuove immagini da convertire automaticamente secondo le preferenze impostate, non appena inserite in detta cartella.
Ovviamente prima di convertire ogni file, potrete modificare le impostazioni al fine di ottimizzare l'aspetto delle vostre immagini; queste impostazioni possono essere salvate si da poterle richiamare a vostro piacimento.
Durante il processo di conversione multipla, Rawker mostrerà l'immagine attualmente in lavorazione. Il software è in grado di convertire in formato Tiff o Png a 16 bit, RGB per stampa o internet a 48 bit oltre al più modesto jpeg con profondità 8 bit.
I metadati contenuti nel file originale verranno mantenuti anche nelle immagini convertite in Tiff o jpeg. La conversione delle immagini potrà avvenire, a scelta, utilizzando Apple's Core Graphics (Quartz) oppure Dave Coffin's DCRaw, tool che non richiede installazione a parte in quanto già compreso nel programma e che supporta più formati RAW di quanti non ne supporti Quartz.
Scaricando dal link più sotto indicato, troverete una cartella che contiene due versioni di Rawker: la 1.4.2 più vecchia adatta anche ai SO precedenti a Tiger e l'ultima release, la 2.3.3 compatibile fino all'ultima versione di Snow Leopard.
L'altra cartella contiene ImageShow (in versione 1.3 e 2.1.2) inserito con lo stesso criterio del precedente. Esso serve a visionare velocemente le foto contenute in una qualsivoglia cartella: indicate la cartella ove sono contenute le foto, cliccate su open, la prima immagine apparirà, usate il cursore destro per visionare la seconda e così via, chiaramente il cursore sinistra aprirà la precedente.
Visualizzando le immagini potete valutarle e quindi ordinarle secondo valutazione o eliminarle, utilizzando il menù file, potrete inoltre ruotare ogni immagine o trasformarla in scala di grigi come qualcuno ha chiesto qualche giorno fa.
Sul sito dello sviluppatore, in tedesco, sono visibili alcune foto artistiche nel bianco e nero prediletto dall'autore, oltre ad un più ostico per noi non Teutoni, piccolo corso di fotografia. Presente anche una scala di grigi utile alla regolazione dei monitor e le istruzioni per regolarlo al meglio. Il sito insomma di un appassionato di fotografia per appassionati.
Da visitare: raifra.fh-friedberg.de/Mac/.
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Portatili fine 2008 con 8GB di memoria Ram


La scoperta arriva da OWC, ed in pochi giorni ha fatto il giro del mondo: grazie ad un aggiornamento del firmware, alcuni MacBook e MacBook pro che supportavano fino ad un massimo di 6GB di memoria, potranno normalmente utilizzare anche 8GB di Ram (due banchi da 4GB).
Tutto ebbe inizio negli ultimi mesi del 2009, quando Apple rilasciò un aggiornamento dell'EFI per risolvere problemi relativi al lettore ottico, ma secondo diversi esperti, in maniera del tutto silenziosa, Apple avrebbe modificato nelle settimane successive questo aggiornamento, includendo importanti migliorie, tra cui la gestione migliore della Ram nei portatili, senza pubblicare alcuna nota relativa all'update.
Questa notizia è rimasta segreta fino ad ora poiché la modifica di questo aggiornamento del firmware non viene segnalata automaticamente dall'utility di Aggiornamento Software dei MacBook e MacBook pro interessati.
Il nuovo firmware può essere scaricato da questi link:
MacBook pro (MacBookPro5,1): MacBook Pro EFI Firmware Update 1,8 (download)
MacBook (MacBook5,1): MacBook EFI Firmware Update 1,4 (download)
e può essere installato sui seguenti portatili Apple:
● MacBook 13.3" 2.0GHz e 2.4GHz
● MacBook Pro 15" 2.4GHz (tutti)
● MacBook Pro 15" 2.53GHz modello con slot ExpressCard (fine 2008)
● MacBook Pro 15" 2.8GHz modello con slot ExpressCard (fine 2008)
È importante controllare prima in Apple System Profiler che la versione della BootROM sia la MB51.007D.B03 per i MacBook e la MBP51.007E.B05 per i MacBook Pro.
Le fonti di questo articolo sono diverse, ma il contenuto non cambia.
Cosa ne pensate, qualcuno lo ha fatto? Nel My Store di Cagliari affermano che i modelli in questione supportano al massimo 6GB, dovranno ricredersi?
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Nuovo toolkit per supporti multimediali


Nonostante i supporti ottici CD/DVD sembrino destinati a scomparire inevitabilmente, nella giornata di ieri Roxio ha rilasciato l'ultima versione della sua fortunata Suite per la masterizzazione (e molto altro) su computer Apple. Da sempre Roxio definisce lo standard per la masterizzazione di CD, DVD e dischi Blu-ray su Mac.
Le novità introdotte in questa undicesima major release sono davvero numerose: l'interfaccia utente è stata rinnovata ed offre esercitazioni video integrate nell'applicazione con la possibilità di stampare il PDF del documento che accompagna ogni video tutorial; condivisione con un clic su Facebook, YouTube e Vimeo; esportazione in formati FLV o F4V per formati HD Adobe Flash, MKV e DivX Plus; finalmente viene introdotto il supporto per masterizzatori multiple (funzione prima disponibile solo con Dragon Burn) ed il supporto per i sottotitoli; importazioni dirette di AVCHD dalle videocamere HD senza lunghe conversioni, inoltre la tecnologia VideoBoost (che richiede una scheda video compatibile NVIDIA e 4 GB di RAM per prestazioni ottimali) offre una rapida codifica video H.264 con profili di esportazione dei video personalizzati verso i propri dispositivi di riproduzione (iPad, iPhone, eccetera).
La suite include (come sempre) alcune applicazioni importanti, anche se spesso in versione ridotta: Spin Doctor, Disc Cover 3 RE, DiscCatalogMaker RE, Get Backup 2 RE, TiVoToGo, ma giustamente perde Streamer, un software che praticamente non ha mai funzionato a dovere.
Toast 11 Titanium offre adesso un motore di aggiornamento automatico per ridurre le dimensioni di download e costa 99,99 euro, mentre la versione Pro, che alla versione base aggiunge cinque potenti applicazioni per supporti digitali, costa 144,99 euro (anche se in versione aggiornamento da precedenti acquisti è possibile risparmiare qualcosa). A queste cifre bisogna aggiungere poi 14,99 euro per la spedizione, se si desidera acquistare la scatola del software contenente una copia di backup masterizzata su supporto fisico.
I programmi aggiuntivi offerti da Toast 11 Titanium Pro sono: Adobe Photoshop Elements 9 (il software di editing foto più venduto), FotoMagico 3 RE (per fantastiche storie in HD), il plug-in Blu-ray Disc (per l'authoring di video DVD e Blu-ray), SmartSound Sonicfire Pro 5 (per la creazione di brani musicali personalizzati), BIAS SoundSoap 2 SE e il nuovo plug-in Toast (per la pulizia dell'audio).
Toast 11 Titanium è localizzato anche in italiano, francese, tedesco e spagnolo, richiede un Mac Intel con 1GB di RAM e almeno Mac OS X 10.5. Altre informazioni per l'acquisto ed il download sono disponibili sul sito ufficiale.
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Il modernariato ludico


C'era un tempo in cui l'unico luogo dove potersi approcciare con i videogame era la Sala Giochi. Era possibile introdurre le monetine della paghetta in una fessura avida e traditrice, che permetteva ai ragazzini di un tempo di godere delle meraviglie di Ghosts'n goblins o Arkanoid e ai bambini più ricchi di sperperare i risparmi sudati da altri sugli spettacolari Space Ace e Dragon's Lair.
I rumori assordanti e per l'epoca modernissimi ora assomigliano ad ancestrali richiami di un tempo andato. Ora la Sala Giochi esiste solo nel limbo delle Giostre o Sagre di Paese, in prossimità degli efferati autoscontri. Tutto sommato la fauna che popola questi luoghi mistici è rimasta la stessa, truci figuri moderni che picchiano il punching ball e che una volta avrebbero passato il tempo a ingigantirsi a fronte di record inarrivabili su R-Type o Galaga. Quindi forse si sta meglio adesso, con la sala giochi in salotto, con i seggiolini di legno a prova di ogni confort sostituti da divani in pelle o poltroncine svedesi.
I giochi in sé però in alcuni casi sono rimasti gli stessi, alla faccia del tempo che passa. Magari hanno subito anche loro il lifting proprio dei nostri tempi, sotto forma di Botoxiani ritocchi di furba apparenza. Questo è in buona parte il caso di questa raccolta Pangea Arcade, programmata e pubblicata su Mac App Store dai texani della Pangea Software.
Probabilmente proprio in uno sperduto bar lungo le assolate strade del Texas, tra un cane della prateria e un cactus rotolante questi baldi americani hanno concepito la necessità di tornare ai sani concept di un tempo, fatti di azione limitata ai due/tre pulsanti dei cabinet colorati anni 80 e di poca voglia di percorrere le moderne vie dell'open roaming e del gioco hard core.
Di sicuro infatti Pangea Arcade non si rivolge agli smaliziati hard-core gamers, termine abusato che identifica quella fetta di giocatori attratti dalle sfide lunghe giorni e forse anche da un po' di snobismo verso tutto ciò che non è lucente e tirato a lustro per tirare fino allo spasmo i nuovi processori del XXI secolo.
I tre giochi che compongono questo pacchetto, in vendita dal recentemente inaugurato store online di mamma Apple, sono un restyle-refresh di svariati classici del divertimento videoludico dei tempi andati.
Con la dignità di chi programma anche per passione e con la furbizia di chi non vuole cadere in fallo su banali indicizzazioni di plagio, non fanno mistero dell'origine dei concept dietro la loro fatica.
Evitano la "sindrome da Great Giana Sisters" e lasciano al giocatore moderno il piacere di rivivere dei bei momenti di svago, casual e senza troppe pretese o aspettative.
Partendo dal meno curioso dei tre, troviamo Nucleus, un moderno Asteroids, che tra esplosioni in 3D e qualche eccesso di zelo nel voler dare una sensazione di fisicità al movimento della navicella (che si tramuta in una certa scomodità di pilotaggio) risulta anche il più deboluccio della compilation.
Warheads prova a fare le scarpe a Missile Command, variegando le possibilità di shooting e condendo l'insalata retrò con un'oliata di riflessi e luci niente male. Decisamente godibile, a patto di leggere il manuale e di riuscire a trovare le associazioni di tasti senza scomodare gli abitanti di qualche casella del calendario.
Ah si, non ricordo se l'ho detto, ma fondamentalmente Pangea Arcade va giocata con la tastiera, in maniera MAME-Style in mancanza di un joystick recuperato in garage. Non è arricchita da tutorial o file di help ed è presente un richiamo al giocatore a leggersi il manuale dal sito del gioco. Così nel mentre ci si può spulciare il catalogo dei ragazzoni Texani.
Ho tenuto per ultimo Fireworms che dei tre è secondo me sicuramente il più valido. Riuscitissimo il mix tra il gaming style di Space Invaders e quello Snake, che ha lanciato anche sui cellulari Nokia di un paio di lustri fa la moda del "gioca ovunque, ma gioca" e il "concept" dei power-up nato con il vetusto Arkanoid.
I power-up riuscitissimi e lo schema di gioco frenetico, che forzatamente deve lasciare spazio a un po' di tattica, rende davvero divertente e gratificante il tempo passato davanti al monitor.
Tempo che non sarà mai alienante come una partita a World of Warcraft o inconcludente come una sgambettata tra le strade di Armadillo in compagnia del truce (e trucido) John Marston di Red Dead Redemption. Ma, cosa fondamentale, sarà un tempo speso tra sorrisi e divertite mosse fatte tra la tastiera e la scrivania, a seguire il passo della navicella come succedeva negli angusti spazi tra un cabinato e l'altro. Non si raggiungono le vette di "tamarraggine" che potevano nascere tra una rotazione di volante con saltello tra una gara di Super Sprint o un salto per aiutare il nostro Space Harrier a scostarsi dai nemici, ma tant'è: ci si diverte.
Nel complesso Pangea Arcade non delude.
Avrebbe potuto essere qualcosa di un po' meno acerbo, se l'impianto realmente moderno e innovativo di FireWorms fosse stato applicato anche agli altri due giochi del trio. Così com'è di carne al fuoco ce n'è, ma invece di generare un Hype verso la ricerca della modernità applicata ai concetti base del retro-gaming, ci troviamo di fronte ad una collection valida, ma limitata al basso prezzo di acquisto (2,99 euro). Dopotutto credo che siano passati i tempi di mettere le monetine per giocare ad un Asteroids sotto steroidi.
Dovendolo valutare secondo il metodo di review del Mac App Store, sicuramente sarebbero 4 stelle su 5.
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Collezionisti unitevi!


Il collezionismo è una passione violenta, che prende le viscere e non ti lascia più.
Dai tappi ai francobolli, passando per i fumetti, le bustine di zucchero, le figurine, per arrivare alle opere d’arte o alle automobili, fino a che ci sarà il “pezzo” nuovo o mancante il collezionista bramerà e si struggerà fino ad averlo.
Se si colleziona, uno degli aspetti più belli e goderecci è ammirare e rimirare il proprio tesoro. iCollect Bank Notes (nella nuova versione 2.0) viene in aiuto dei fanatici delle banconote di carta… i soldi, si!
Applicazione pesantina (21.3MB su disco), ma potente, aiuta a catalogare, ordinare, classificare i propri denari. Interfaccia alquanto scarna, ma funzionale. iCollect Bank Notes 2 promette meraviglie in fatto di velocità ed efficienza nel tenere in ordine la propria collezione di banconote. Fotografate la vostra banconota sui due lati e scaricate le immagini dalla fotocamera, trascinate le immagini nella finestra che si aprirà dopo aver selezionato “new”, sì come una playlist di iTunes, sì! E comincerete con l’avere le dimensioni reali del pezzo di carta rettangolare e il numero di banconote registrate nell’applicazione. Effettuato questo semplice passo viene il bello, avrete veramente da lavorare, in quanto iCollect Bank Notes vi permetterà di immettere una quantità smisurata di informazioni, dal paese di provenienza, al numero di serie, le note personali, dare una categoria, una sottocategoria, l’anno, la descrizione, il valore totale delle banconote immesse (questo lo calcola in automatico, fiiuuu… !), la banconota di maggior valore immessa, il periodo, il valore rispetto alla rarità del pezzo e ancora e ancora e ancora informazioni.
Altra piccola “goduria” è la visualizzazione della banconota, se si clicca sull’immagine la stessa viene visualizzata prima davanti, poi dietro, poi davanti, poi… veramente libidinoso!
Usare l’applicazione da professionisti è davvero semplice e immediatamente non vorrete più separarvene. La versione demo permette di registrare fino a 5 banconote, mentre quella a pagamento (47 euro, cavolo!) non ha limiti ed è per voi collezionisti pazzerelli, che dopo aver provato questa piccola meraviglia di efficienza non vorrete più fare altro nella vita. Per tutti gli aspiranti Paperon de' Paperoni.
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Bragagnolo: da Ping! a Script


Molti nostri utenti frequentano periodicamente il blog Ping! dell'amico Lucio Bragagnolo (in arte Lux) legato al sito italiano di Macworld, e proprio costoro avranno già scoperto che si è chiuso un altro importante capitolo per quello che rimane della testata storicamente più amata dai Mac User italiani.
L'eleganza di Lux, nell'accomiatarsi dalla rivista, non tradisce il suo abituale stile di comportamento caratterizzato da cortesia, tatto e affabilità: "La mia generazione ha dovuto imparare che sbagliare un disegno su un foglio di carta comporta la spesa di un foglio di carta e sbagliare un disegno sullo schermo invece non comporta niente, si rifà e basta" Lucio si congeda così ed invita i suoi lettori a seguirlo ancora "Nel mondo digitale ciò che conta veramente sono le idee e il loro contenitore ha importanza assai relativa. È così che le mie idee spero continuino a contare qualcosa, anche se il contenitore cambia. Da ora Ping! diventa Script e le mie intemperanze quotidiane risiederanno lì".
I ringraziamenti al reparto tecnico di Idg, Nuov@ Periodici e Just Be non si fanno aspettare, ed anche quelli ai suoi amici e sostenitori Enrico Lotti, Francesco Pignatelli, Marco Tennyson, Paolo Morati e tutti gli altri.
Si scorge tra quelle righe un velo di nostalgia, l'aspro sapore di chi ha visto quasi nascere Macworld.it che all'improvviso s'è dimostrato il gigante dai piedi di argilla (o il vitello dai piedi di balsa) che nessuno sospettava. Eppure Lucio è instancabile, lavora di giorno scrive di notte e probabilmente dorme poco o per niente. Ma soprattutto sembra veloce, dinamico e sorprendente. Purtroppo non ho la fortuna di conoscerlo di persona, ma ho il forte sospetto che in comune abbiamo il piacevole destino di dover passare la vita a risolvere i problemi altrui, con il sorriso sulle labbra e la disponibilità di chi risponde sempre a chiunque, nel bene o nel male.
Sul nuovo blog Script, ospitato da iCreate magazine, Lucio esordisce: "In questi anni ho dialogato con tante persone, in amicizia, in polemica, in confronto, in tutti i modi possibili. Sarà bello in questa nuova casa dialogare anche più a tutto campo con chi vorrà. La porta è sempre aperta, la mia posta elettronica pure", questa disponibilità fa la differenza con altre "grandi penne".
In bocca al lupo, Lucio.
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Un rapporto energetico


Battery Report è una utility dello sviluppatore DssW, piuttosto interessato ai consumi energetici dei computer ed il relativo controllo (vedere alla pagina Products and Services).
Il programma è estremamente semplice e fornisce un dettagliato rapporto, numeri seriali inclusi, sulle caratteristiche delle varie fonti energetiche che alimentano il computer ovvero batteria dei portatili, alimentatori e UPS. Questo rapporto può essere esportato come un file pdf formattato ad hoc dal programma stesso, stampato o inviato per email.
Il rapporto è composto di una sezione "Computer", a sua volta divisa in Hardware e Operating System (inclusiva di vari numeri seriali e caratteristiche principali), ed una sezione per ogni fonte di alimentazione eventualmente collegata dove vengono riportati seriali e caratteristiche di ognuna. Nel creare il rapporto, si può scegliere di omettere qualche sezione magari per non distribuire i numeri seriali della macchina. Purtroppo mancano funzioni grafiche o anche testuali di registrazione e rappresentazione dei consumi nel tempo.
Il programma può tornare utile nella ricerca di problemi di alimentazione e nella verifica dei componenti interessati quando né il pannello Energia di System Profiler né CoconutBattery ci hanno soddisfatto. In effetti i punti di forza rispetto a queste altre due soluzioni o ad altre utility gratuite sono abbastanza marginali ma possono tornare comodi, soprattutto in fase di ricerca guasti.
A fronte di cotanto servizio, lo sviluppatore richiede gentilmente un emolumento pari a 6 euro (pardon, 5,99) per rimuovere l'infamante scritta "Demonstration License" dal rapporto in pdf come dalla schermata stessa del programma.
Curiosamente i requisiti di sistema partono da Snow Leopard.
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Link brevi su bit.ly!


In molte occasioni può rivelarsi utile, se non addirittura indispensabile, cambiare un indirizzo web troppo lungo con uno più corto per poterlo inserire con maggiore comodità in un commento, o per inviarlo tramite e-mail.
Alcuni esempi sono di tutta evidenza, come i link generati da Street View di Google Maps, oppure quelli "impossibili" di Wikipedia, che spesso e volentieri contengono caratteri particolari (tipo le parentesi tonde) che non vengono riconosciuti come cliccabili in molte occasioni.
Per questo motivo nascono (come funghi) siti che si occupano di accorciare gli URL: tra i più famosi TinyUrl e SnipUrl, ma anche DigBig, doiop, ElfURL e goo.gl. Di solito basta copiare l'indirizzo lungo, aprire il sito che offre il servizio di snipper, incollare il link lungo, cliccare su un bottone, e se non si devono inserire codici Captcha o altri sistemi Anti-Bot, selezionare l'URL corto e copiarlo negli appunti. La nuova applicazione Short URL, sviluppata dalla britannica Code Drop, permette velocizzare notevolmente quest'operazione, aiutando l'utente a ridimensionare l'indirizzo web attraverso uno strumento gratuito che, una volta lanciato dal Dock, è in grado di catturare il link lungo (precedentemente copiato) e fornire con un clic il link breve (generato dall'affermato servizio bit.ly disponibile normalmente attraverso un web browser).
L'interfaccia di Short URL è limitata ad una piccola finestra, con un pulsante per accorciare il link ed uno per copiarlo. Quest'ultimo non si rivelerà necessario quando si abilita la funzione di copia automatica, che all'apertura dell'applicazione si occupa di catturare il link e di copiare il nuovo quando si esegue lo "snipping". Inoltre è possibile impostare l'applicazione affinché esegua il login con un account registrato piuttosto che con uno generico.
Lo strumento ideale per chi inserisce quotidianamente collegamenti brevi su Twitter, YouTube, blog, microblog, forum e molti altri. Short URL è disponibile per il download su App Store e di conseguenza richiede un Mac con la versione 10.6.6 di Mac OS X installata.
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Un disco veloce come la luce


Esistono due tipi di Ram Disk: software e hardware, il primo Ram Disk Software fu scritto da Jerry Karlin in Inghilterra tra il 1979 e il 1980 che ebbe l'idea di dare la possibilità ai primi microcomputer dell'epoca di utilizzare più memoria Ram di quanto le CPU potessero direttamente indirizzare. Utilizzare la Ram come un disco dava innegabili vantaggi di prestazioni rispetto ai dischi rigidi, specie a quel tempo in cui non tutti i calcolatori ne avevano uno a disposizione. I Ram Disk hardware hanno origine più lontane, dobbiamo tornare indietro nel tempo ai primi anni 50 quando sui calcolatori a valvole IBM vennero utilizzati i Charged Capacitor Read Only Store (CCROS), dei veri e propri Solid State Drive, i precursori delle odierne Eprom e delle Memorie Flash.
Con l'abbassamento dei prezzi degli SSD, sempre più alla portate delle masse, parlare oggi di Ram Disk software non ha più molto senso, ma se avete un Mac (magari un MacBook con un hd meccanico da 5400 rpm) con tanta Ram la soluzione software che vi presentiamo oggi del californiano Peter Hosey (tra l'altro sviluppatore di software apprezzatissimi in ambito Mac quali Adium e Growl) potrebbe interessarvi ugualmente.
Come abbiamo già detto, utilizzare un Ram Disk software come storage porta vantaggi prestazionali rispetto ad un Hard Disk meccanico per svariati motivi: tempi di accesso, throughput massimo e il tipo di file system sono i più importanti. Il rovescio della medaglia è che tutto ciò che viene memorizzato su un Ram Disk sparirà dalla memoria dei nostri computer allo spegnimento dello stesso (magari per un Kernel Panic :D) o a causa di una caduta di tensione elettrica, quindi se volete essere sicuri di non perdere un vostro lavoro memorizzato in Ram Disk assicuratevi che le batterie del vostro portatile o del vostro gruppo di continuità siano cariche ed efficienti.
L'utilizzo di Make Ram Disk è veramente semplice, una volta scaricato e scompattato il file, basta lanciare Make Ram Disk.app, scegliere la dimensione del proprio Ram Disk (compatibilmente alla quantità di Ram a disposizione del vostro Mac) e premere il pulsante Make Ram Disk, subito avrete a disposizione sulla scrivania e in Finder una unità disco esterna dove potrete copiare i progetti su cui vorrete lavorare. Nel caso abbiate lasciato la spunta su "Save settings for next time" (salva le impostazioni per la prossima volta) e alla prossima esecuzione del programma vorrete cambiare la dimensione del Ram Disk (che di default è impostata a 64 MB) basterà tener premuto il tasto opzione (alt) quando lancerete di nuovo il programma per poter scegliere nuovamente la dimensione del vostro Ram Disk.
Gli utilizzi possono essere molteplici, lo sviluppatore di questo programma suggerisce di utilizzarlo come cartella temporanea per le registrazioni da schermo fatte con QuickTime o iShowU oppure come cartella per i download da Safari o Adium dei quali non volete lasciar traccia, potrete copiarci sopra un progetto di Photoshop molto pesante e con tanti livelli, insomma scatenate la vostra fantasia e magari cronometro alla mano verificate gli effettivi aumenti di velocità di esecuzione. Noterete grandi benefici nelle performance e nel consumo di energia (specie per i portatili) in tutte quelle applicazioni che richiedono continui accessi al disco fisso come ad esempio vedere un film: copiandolo e lanciandone la riproduzione sul Ram Disk otterrete maggiore autonomia dal vostro MacBook (magari quando siete in viaggio in treno).
Nel caso invece che vogliate conservare i file lavorati all'interno del Ram Disk dovete ricordarvi a fine sessione di lavoro di copiarli sul vostro Macintosh HD (o qualsiasi altro disco rigido) prima di spegnere il computer o espellere il Ram Disk altrimenti perderete tutto il lavoro svolto!
Il programma richiede come requisito minimo Mac OS X 10.4 (Tiger) ed è disponibile gratuitamente per il download nel sito dello sviluppatore.
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Nella mia città c'è una casa bianca


LinCity-NG (versione più moderna di LinCity) è un clone open source di SimCity, il gioco dei primi anni 90 che per un decennio, nelle sue varie incarnazioni, ha dominato il settore dei videogiochi manageriali.
Le regole sono le stesse: bisogna creare una nuova città partendo dal nulla o da una città già esistente. Il giocatore dovrà vestire i panni del primo cittadino e decidere sulla costruzione di negozi, fabbriche e palazzi, tenendo conto però del budget a disposizione.
La soddisfazione dei cittadini sarà alta solo se le tasse da pagare offriranno un adeguato servizio pubblico, con tanto di centrali elettriche, commissariati di Polizia, caserme dei Vigili del Fuoco, ed altri servizi che permettono alla propria città virtuale di prosperare, cercando di mantenere un'economia sostenibile ed evitare il malcontento popolare.
Bisognerà anche prepararsi al peggio, tornado, inondazioni incendi e terremoti… Nessuno (tranne qualcuno nella vita reale, purtroppo) saprà trarre benefici da questi disastri, per cui bisognerà adoperarsi con impegno e sincerità per il cittadino e per la ricostruzione.
In LinCity-NG, quando la città è sufficientemente avanzata, verrà avviato un programma spaziale che può essere usato eventualmente per evacuare la città e completare il gioco.
Il team di sviluppo ha recentemente segnalato su MacUpdate la versione 2.0 per Mac, che introduce l'acqua come una nuova risorsa ed offre la possibilità di costruire dei ponti sui fiumi. Anche il formato di file utilizzato per salvare i giochi è cambiato, ma logicamente è comunque possibile continuare caricare i vecchi salvataggi.
Il gioco è disponibile per tutte le piattaforme (Windows, Linux e Mac), ma la localizzazione in italiano manca ancora. Quest'inverno il SannioGLUG (Sannio GNU/Linux User Group) ha preso contatti con gli sviluppatori di Lincity-NG per sostituire i precedenti traduttori che evidentemente avevano abbandonato il progetto, proponendosi di completare la traduzione parziale per la versione più recente del gioco, ma a quanto pare il lavoro di localizzazione, per questa versione ancora non c'è.
LinCity-NG 2.0 per Mac è disponibile gratuitamente per il download dal sito ufficiale o dal sito di condivisione MediaFire. Funziona bene anche sull'ultima versione di Snow Leopard, e richiede un Mac con processore Intel ed almeno Mac OS X 10.4.5.
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Addio foto scialbe!


Un saluto a tutti, sono qui su iMaccanici, fabio cf e per quanto possa essere ancora un "lurido switcher" invece di foto e fotoritocco ne so un po'. Visto che qui la fotografia non è proprio una passione unanime comincerò dall'inizio: Cos'è un HDR.
In parole molto semplici è un sistema per risolvere l'annoso problema dei fotografi, ovvero è meglio privilegiare le luci o le ombre? Con le luci troppo forti non avrò mai dei bei cieli ma se scurisco le luci allora le ombre diventeranno nere e perderanno tutti i particolari…
E allora? Allora gli HDR (High Dynamic Range) si ottengono scattando una serie di fotografie con la medesima inquadratura (meglio usare un cavalletto) ma con esposizioni variabili e sovrapponendo il tutto, con un software di fotoritocco, in un unico file. Le esposizioni degli scatti varieranno da una foto fortemente sottoesposta (quasi nera) ad una talmente sovraesposta, cioè quasi bianca. Già vi sento, laggiù in fondo… sì che noia, il cavalletto, il peso, la ragazza che non si ferma… (vanno rese partecipi o addestrate che dir si voglia), le vacanze di 2 giorni soltanto… E qui entra in gioco HDRtist Pro dai creatori di Permissions Reset e che consente di fare tutto o quasi anche con una sola foto quando oramai siete tornati a casa e le ferie sono solo un ricordo.
L'applicazione è molto "Mac Style" e questo non guasta, una volta lanciata apre un pannello che consente anche di trascinare le nostre immagini o cercarle per le nostre cartelle col classico +. Un ulteriore menù, diviso in tre pannelli, consente molti tipi di setting, da quelli predefiniti con un clic ad un aggiustamento fine e personalizzato con una bella serie di cursori, che ricorda una versione semplice di Aperture e/o Lightroom.
A chi è destinato questo programma? Forse non ai professionisti, ma a tutti quelli che vogliono avvicinarsi alla fotografia in modo diverso dal solito piatto album di 10x15, per chi vuole iniziare a fare una selezione dei propri lavori. Mi sento di consigliarlo ai più svogliati perché veramente semplice da usare, anche se non localizzato in italiano.
Per i più volenterosi c'è Gimp complicato ma gratis, che non è poco visto il costo di Photoshop che è sempre complicato e appunto vuole (e vale) un sacco di soldi, come tutti i programmi seri e molto belli. HDRtist Pro è disponibile per il download dal sito ufficiale in versione demo ed il costo di una licenza è di 29.99 dollari.
Io sono qui invece: www.flickr.com/photos/obelix_1962/.
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Un napoletano a Londra


Secondo le più diffuse indiscrezioni, la presentazione del nuovo tablet Apple del 2011 introdurrà solo alcune novità secondarie e una rifinitura differente, senza stravolgere più di tanto l'iPad (più sottile e leggero, uno schermo migliore, una iSight frontale, il supporto a FaceTime e un ingresso USB). Eppure molti confidano in qualcosa di più interessante al keynote che si terrà allo YBCA (Yerba Buena Center for the Arts).
È di dominio pubblico che la presentazione di mercoledì prossimo verrà seguita anche a Londra tramite una trasmissione via satellite. Lo testimoniano le maggiori testate giornalistiche direttamente coinvolte, ed a quest'ora tutti i personaggi europei accreditati avranno sicuramente ricevuto l'invito ufficiale da parte di Apple per l'evento londinese del 2 marzo.
La novità è che quest'anno il nostro amico Giancarlo Fimiani è stato l'unico, tra i rivenditori italiani, ad essere stato invitato a Londra per assistere all'evento, notizia quest'ultima di grandissima soddisfazione e che gratifica, almeno moralmente, gli immensi sforzi che lo staff di R-Store ha fatto (e sta facendo) in questi anni per diffondere ed espandere in Campania i prodotti made in Cupertino.
Senza nulla togliere agli amici di No Code e Zero Store, la catena di Apple Premium Reseller del gruppo R-Store (che vede negozi a Napoli, Caserta e Pontecagnano) può contare su vent'anni di esperienza nel settore, visto che nasce da una costola di Comprint, azienda leader nel Sud per la commercializzazione di prodotti nel mondo delle Arti Grafiche, Macintosh inclusi.
Sacrifici che nel tempo portano a risultati invidiabili, persone che dedicano decine di ore straordinarie alla passione per il lavoro, napoletani che si distinguono dai luoghi comuni e che fanno di tutto per ridare un onore a questa città! Ecco cosa c'è dietro allo scontrino di un nuovo Mac comprato dalle nostre parti!
Con la speranza che Giancarlo si diverta e ci invii qualche foto da postare nel nostro forum, gli auguriamo un grande "in bocca al lupo" e lo aspettiamo speranzosi il 4 marzo al nostro incontro maccanico che si terrà a Gragnano venerdì prossimo (4 marzo).