Come funziona Time Machine

La differenza principale tra Time Machine ed un tradizionale software di backup sta nell'approccio con l'utente, un classico programma di backup è costantemente al centro dell'attenzione dell'utente, Time Machine ha un solo obiettivo: farsi dimenticare.
Ormai in molti già lo usano, spesso dopo una diffidenza iniziale, e chi lo usa (ovviamente su un HD aggiuntivo) se n'è già dimenticato.
Ma come funziona realmente Time Machine? Cosa nasconde tutta quella semplicità e dove sono veramente i nostri file che ci appaiono candidamente nell'HD come se fosse grande decine di Terabyte?
In tutta onestà finora non ce lo siamo mai chiesti, ma non è mai troppo tardi.
…Segue
Anatomia di un backup.
Per il cominciare Time Machine copia tutti i contenuti del computer sul disco di destinazione, preferibilmente un disco grande e veloce, meglio se interno. In seguito viene effettuato il backup dei soli file che vengono modificati dall’ultimo backup, che di default cade ogni ora.
Nella cartella Backups.backupdb crea la cartella Computer e dentro varie cartelle identiche, cambia solo il nome formato da "anno-mese-giorno-oraminutisecondi". Capeggia su tutte l'alias "Latest", che si riferisce ovviamente all'ultimo backup. All'interno di queste ordinatissime cartelle, apparentemente sembrano esserci tutte le copie dei nostri file, ma sappiamo che matematicamente è impossibile, per questioni fisiche di spazio sull'HD.
E qui scatta la magia.
È un complesso gioco di link (anche se a noi sembrano cartelle e file reali) in un tortuoso labirinto dove le copie temporali dei file si incrociano tra link. Se si avvia da un precedente Sistema Operativo, come Tiger, tutto il grosso sembrerebbe risiedere in .HFS+ Private Directory Data, dove nelle migliaia di cartelle sono presenti i file realmente copiati e quelli modificati.
Infatti se questo è quanto appare sotto Leopard:

questo invece è quanto ci viene mostrato da Tiger e precedenti:

Time Machine fa uso dell’hard linking, che a differenza degli alias utilizzano un approccio del tipo "inganno l’utente su ciò che non è cambiato", nel senso che Time Machine effettua la copia cieca nella nuova "fotografia di backup" solo di ciò che è effettivamente cambiato rispetto all’ultimo passaggio. Ciò che non è cambiato, non viene assolutamente ricopiato: Time Machine crea degli hard link verso la risorsa (file o directory) originale permettendo di far un uso migliore delle risorse di memorizzazione aumentando i riferimenti alla risorsa puntata senza sprecare altro spazio (dati) su disco, come invece farebbe un normale link simbolico (alias).
Per questo motivo Apple ha deciso di limitare le possibilità di personalizzazione del programma e di consentire o meno il backup su determinati dischi.
Script come TM Manager, del giovane Antonello Migliorelli, ci permettono di scavalcare i limiti imposti dai programmatori Apple, e "liberare" Time Machine sui dischi di rete ufficialmente non supportati; ma attenzione però, il backup per essere affidabile deve essere eseguito su dischi di rete che abbiano le caratteristiche tecniche indispensabili al corretto funzionamento di Time Machine.
Molto probabilmente le caratteristiche richieste sono il formato HFS+ e sul NAS un protocollo di rete AFP recentissimo.
Qualsiasi altro tipo di configurazione dei dischi può provocare i seguenti malfunzionamenti di Time Machine:
1) Il backup semplicemente non viene eseguito;
2) I vecchi backup non vengono eliminati;
3) Pur funzionando apparentemente non riesce a ripristinare i file totalmente i file e le cartelle.
Si ringrazia Michelangelo per aver affrontato il 2 Novembre 2007 l'argomento nell'articolo "Time Machine: una bazzecola" (aggiornamento: leggi commento in basso) e noi ce ne accorgiamo solo oggi!
;-)
—Oracle





















